Per via delle sue numerose attività, che ne fanno quasi una panacea, la Triphala (letteralmente “tre frutti”) è uno dei farmaci più prescritti nella medicina indiana da oltre 2000 anni. Secondo uno dei padri dell’Ayurveda, il grande medico Charaka, vissuto tra il VI e il II sec prima dell’era volgare, assumere tutti i giorni la Triphala con miele e ghee permette ad una persona di raggiungere serenamente i 100 anni.

La Triphala si ottiene mettendo insieme, in parti uguali, i tre mirabolani:

Emblica officinalis (Amalaki) – comunemente nota come Amla, è considerata in ayurveda una delle migliori piante “ringiovanenti”. E’ un potente antiossidante naturale e contiene oltre 20 volte più vitamina C dell’arancia. Rafforza il sistema immunitario, rinfresca il corpo e bilancia il dosha Pitta.

Terminalia chebula (Haritaki) – dei tre frutti che compongono la Triphala,  è quella con il maggiore potere lassativo. Equilibra il dosha Vata

Terminalia bellerica (Bibhitaki) – E’ un eccellente ringiovanente e possiede allo stesso tempo proprietà lassative e astringenti. Elimina gli eccessi di mucosità dal corpo e quindi equilibra il dosha Kapha. E’ un ottimo rimedio per le basse vie respiratorie, nel caso ad esempio di bronchiti e asma.

Triphala e intestino
Ben prima che la medicina moderna si accorgesse dell’ enorme ruolo che l’intestino gioca nella salute generale dell’organismo, l’Ayurveda affermava che tutte le malattie, mentali e fisiche, iniziano dal tratto gastrointestinale (anche da noi, era un concetto già noto ad Ippocrate). In questo ambito, la Triphala rappresenta una terapia fondamentale, dato che promuove la digestione, l’assorbimento dei nutrienti e l’eliminazione delle tossine.

Secondo gli studi condotti su animali da laboratorio, la Triphala previene la diarrea e, per via del suo alto contenuto in antiossidanti, possiede una significativa azione enteroprotettiva. In un modello murino, la Triphala è stata in grado di riparare i danni dell’orletto a spazzola degli enterociti e ristabilire localmente i livelli di glutatione e fosfolipidi, riducendo contemporaneamente i livelli di mieloperossidasi e xantina ossidasi. Sempre nei topi, la Triphala ha mostrato un effetto gastroprotettivo nel caso di ulcera causata da stress. In uno studio su pazienti affetti da disturbi gastrointestinali diversi, la Triphala ha significativamente migliorato sintomi quali stipsi, muco, addominalgie, iperacidità e meteorismo.


Triphala e microbiota
E’ noto che alcuni componenti della Triphala, come la quercitina e l’acido gallico promuovono la crescita della flora intestinale buona, come i bifidobatteri e i lattobacilli, ed inibiscono quella dei batteri potenzialmente patogeni, come gli E.coli. A loro volta i fermenti lattici producono alcuni enzimi (es. tannasi) che hanno la funzione di degradare i componenti presenti nella Triphala e renderli attivi. Per esempio, un polifenolo della Triphala,  l’acido chebulinico, è trasformato dal microbiota intestinale in urolitine, metaboliti che hanno una notevole capacità di prevenzione del danno ossidativo (vedi figura). I ricercatori sono convinti che la Triphala, attivata dal microbioma intestinale, è in grado di generare un ampio spettro di sostanze antinfiammatorie, che motiverebbe le numerose indicazioni vecchie e nuove attribuite a questo prodotto.

In considerazione del fatto che l’intestino dell’uomo moderno è spesso impoverito di bifidobatteri e lattobacilli, è di estremo interesse terapeutico, oggi giorno, l’abbinamento della Triphala con prodotti probiotici, in grado, come abbiamo visto, di potenziare questo farmaco millenario.


Bibliografia

– Peterson Christine Tara, Denniston Kate, and Chopra Deepak. Therapeutic Uses of Triphala in Ayurvedic MedicineThe Journal of Alternative and Complementary Medicine. July 2017.


Francesco Perugini Billi©copyright