Ayurveda

Dravyaguna

Le piante medicinali ayurvediche devono essere prescritte rispettando l’energetica di ogni singola pianta e il loro Dosha Karma (effetto su Vata, Pitta e Kapha). In questo modo, ogni pianta non avrà lo stesso effetto sulla stessa patologia che si presenta in persone diverse. Alcuni avranno bisogno di erbe Ushna (potenza calda) e altre di erbe Sheeta (potenza fredda), secondo precise regole di aumento e diminuzione di uno specifico Dosha. Poi, vanno considerate altre qualità che l’erba potrebbe avere, come Laghu (facile da digerire), Guru (difficile da digerire), Ruksha (causa secchezza), ecc. ecc. 
Pertando, prima di prescrivere un’erba ayurvedica, il Medico deve stabilire la corretta diagnosi, tenendo in considerazione l’aumento o la diminuzione dei Dosha e la costituzione del paziente. 
Le piante medicinali ben scelte secondo il Dosha Karma sono le più potenti in termini di effetto. Curano globalmente il paziente e non solo la sua patologia. Non sopprimo le funzioni dell’organismo, ma le modulano e le orientano verso la guarigione. Aumentano la vitalità e la forza e mai causano debilitazione. 
In Occidente, queste nozioni erano ben presenti nella medicina greco-romana, poi portata avanti dal grande Avicenna, il cui Canone è stato testo fondamentale di studio nelle Università in Europa fino al ‘700. Oggi tutto questo è perso. C’è chi prescrive piante medicinali per le singole patologie, non curandosi delle qualità energetiche della pianta e della costituzione del paziente. Il risultato è che, per esempio, l’Echinacea è prescritta indifferentemente in tutte le infezioni e le malattie da raffreddamento, ma non dovrebbe essere così. 

Francesco Perugini Billi-Copyright