Elleboro

Elleboro appena fiorito, 9 dicembre 2016

Nel mondo delle piante c’è un ordine ideale: la radice, lo stelo, le foglie e il fiore dovrebbero avere tra loro dei rapporti abbastanza armonici. Inoltre, sarebbe normale uno sviluppo che rispetti la sequenza radice-stelo-foglie-fiore e possibilmente la fioritura dovrebbe coincidere con la primavera.


Una pianta che si allontanasse da questo ordine ideale sarebbe qualcosa di anomalo, come la fioritura dell’Elleboro a dicembre, la comparsa del fiore prima delle foglie nella Farfara e la radice spropositata rispetto al resto della pianta della Brionia. In tutti questi fenomeni anomali, l’uomo antico vedeva qualcosa di prodigioso che imprimeva a quella pianta, capace di invertire il normale ordine della natura, spiccate qualità benefiche. Insomma, più la pianta aveva un aspetto insolito o si sviluppava in periodi dell’anno non consueti e più era dotata di straordinarie virtù medicinali.


Altri aspetti della pianta attiravano l’attenzione dell’uomo antico e ne dettavano poi l’utilizzo: per esempio, il succo giallo-verdastro che geme un rametto reciso di Celidonia ricordava la bile, il piccolo e delicato fiore dell’Eufrasia un occhio e il doppio tubero delle orchidee i testicoli.


La visione dell’uomo antico era sintetica e non analitica, come quella moderna, che tutto seziona, pesa, misura e numera. Era una visione immediata, diretta, che coglieva l’essenza della pianta medicinale. Intuizioni terapeutiche, che stranamente, sono poi state confermate dalla moderna scienza, nella maggioranza dei casi.

Francesco Perugini Billi©