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Articoli - Fitoterapia
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi   
Sabato 09 Dicembre 2006 13:15

L’albero di ginkgo biloba è considerato come la più vecchia specie vegetale vivente. Ha notevoli impieghi soprattutto a livello neurologico (es.:demenza, problemi cognitivi, depressione) e vascolare (problemi del microcircolo).

L’albero di ginkgo biloba è considerato come la più vecchia specie vegetale vivente. I fossili di ginkgo risalgono a più di 200 milioni di anni fa, fornendo importanti informazioni su quel periodo. Durante l’era preistorica gli alberi di ginkgo erano comuni nel nord America e in Europa, ma furono minacciati dall’estinzione durante la glaciazione. La pianta riuscì a sopravvivere in una sola regione del mondo, nella Cina sud-orientale. Il primo europeo che scoprì e catalogò il ginkgo biloba fu Engelbert Kaempfer, un fisico e botanico tedesco, più di 300 anni fa.
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La più antica materia medica cinese, il Pen Tsau Ching (2800 a.C.), raccomandava le foglie di ginkgo nei disturbi delle funzioni cerebrali, nell’asma, negli edemi delle mani e dei piedi dovuti al freddo, nella tosse, nella filariosi e nei disturbi vascolari legati all’età. Sebbene i frutti e i semi di questa pianta siano stati usati in Cina per circa 5000 anni, solo a partire dal 1950 se ne fa un uso nella medicina occidentale.

Il Ginkgo si utilizza principalmente sotto forma di estratto standardizzato. Gli effetti della droga sono attribuiti soprattutto a due gruppi di principi attivi: i glicosidi ginkgoflavoni e i lattoni terpenici. I ginkgoflavoni, che costituiscono il 24% dell’estratto, sono responsabili dell’attività antiossidante della droga e della debole azione antiaggregante piastrinica. Queste due proprietà possono risultare utili nella prevenzione di alcune patologie vascolari, come l’aterosclerosi, e proteggere le funzioni del sistema nervoso centrale. L’azione antiossidante si estende pertanto al cervello, ma anche alla retina. Studi preliminari sull’uomo, suggeriscono che il ginkgo biloba può essere di grande aiuto nella degenerazione maculare e nella retinopatia diabetica. I lattoni terpenici, come i ginkgolidi e i bilobalidi, rappresentano tipicamente il 6% dell’estratto. A questi composti si attribuisce la capacità di attivare la circolazione cerebrale e di avere un effetto protettivo sulle cellule. In generale, l’estratto di ginkgo regola il tono e l’elasticità dei vasi sanguigni, favorendo una migliore e più efficiente circolazione.

Il ginkgo biloba è anche noto per i suoi effetti sulle funzioni cognitive (memoria, pensiero, etc.). Può migliorare le prestazioni delle funzioni cognitive negli anziani sani, nei pazienti affetti da demenza senile e dal Morbo di Alzheimer. Più di 40 prove cliniche controllate, pubblicate tra il 1975 ed il 1997, coinvolgendo approssimativamente 2500 pazienti, hanno valutato gli effetti dell’estratto di ginkgo nei disordini vascolari cerebrali. Una meta-analisi di questi studi concluse che il ginkgo biloba era utile per la difficoltà di concentrazione e di memoria, stanchezza, mal di testa, tinnito, confusione, mancanza di energie, depressione, vertigini e rendimento intellettivo decrescente. Uno studio recente ha testato l’estratto di ginkgo biloba anche su 309 pazienti affetti da Alzheimer (da medio a moderatamente severo) e da demenza multi-infartuale, ai quali sono stati somministrati 120 mg al giorno di estratto. Nel gruppo che ha ricevuto il ginkgo biloba, il 27% dei pazienti ha ottenuto un miglioramento di 4 punti nel test cognitivo basato sulla performance contro il 14% dei pazienti sottoposti a placebo. In termini clinici, il miglioramento cognitivo può essere equivalente ad un ritardo di 6 mesi nella progressione della malattia. Nonostante i risultati incoraggianti in questa grave patologia, al momento l’estratto di ginkgo biloba può solo ritardare il deterioramento mentale, se somministrato agli stadi iniziali. Nel caso di severa demenza da Alzheimer il ginkgo biloba è di pochissimo aiuto. Se invece si tratta di demenza dovuta a depressione o insufficiente circolazione, il ginkgo è normalmente efficace nel migliorare la funzione mentale.

L’estratto di ginkgo potrebbe avere un precipuo impiego nella depressione dei pazienti anziani. Da alcuni studi, sembra che il ginkgo aumenti i recettori della serotinina e si possa così comportare come un inibitore delle MAO. La somministrazione di 80 mg di estratto per 3 volte al giorno ha prodotto un significativo beneficio, se associata a farmaci triciclici e tetraciclici. Inoltre, l’estratto standardizzato ha mostrato effetti positivi sulla libido (eccitazione, erezione, lubrificazione, orgasmo, etc.) nei pazienti depressi che assumono inibitori delle MAO e antidepressivi triciclici.
Per quanto riguarda il tinnito, che è uno dei disturbi per cui il ginkgo viene spesso indicato, la somministrazione dell’estratto può essere di beneficio, solo nel caso di eziologia vascolare della patologia.

Bibliografia
- Perugini Billi Francesco. Manuale di Fitoterapia. Ed Junior. 2004

 




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