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Da tempi immemorabili le piante velenose sono state utilizzate dall’uomo a scopo anestetico, sedativo, afrodisiaco, venefico e rituale.
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Da tempi immemorabili le piante velenose sono state utilizzate dall’uomo a scopo anestetico, sedativo, afrodisiaco, venefico e rituale. Molte di queste, come la Belladonna, lo Stramonio e il Giusquiamo contengono alcaloidi come l’atropina e sostanze atropinosimili che agiscono soprattutto sul sistema nervoso centrale e periferico, provocando, tra l’altro, violenta agitazione e allucinazioni. Ciò spiega perché i popoli primitivi consideravano queste piante come magiche e le usavano per mettersi in contatto con il mondo degli spiriti.
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Le loro proprietà furono scoperte in epoca preistorica e poi tramandate di generazione in generazione prima da stregoni, uomini medicina, sciamani, druidi, poi dagli antichi medici vedici, greci, romani, arabi, e in fine dai medici moderni, che impiegavano queste piante con successo fino a non molto tempo fa.
Le piante velenose rappresentano l’arma fitoterapica sicuramente più potente in mano al medico. Purtroppo, il loro impiego è andato via via scomparendo a favore delle moderne medicine sintetiche. Oggi, almeno in Occidente, pochi le usano o le sanno usare nella loro forma ponderale, mentre ancora attuale e diffuso è il loro utilizzo in ambito omeopatico. Opportunamente diluite e dinamizzate possono essere degli ottimi farmaci e assolvere ancora alla loro antichissima funzione guaritrice.
Vediamone alcune: Aconito    Belladonna    Giusquiamo   Stramonio
Francesco Perugini Billi |