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Una sana alimentazione è soprattutto fatta dei sapori della propria terra e delle proprie tradizioni. Sapori legati alla ciclicità delle stagioni, alle loro atmosfere e paesaggi. L’autunno è il tempo delle castagne. I primi freddi, le brume che indugiano sugli stanchi prati e le chiome dei boschi screziate di caldi colori accompagnano il dolce sapore di questi frutti. Ma non meno densi di emozioni sono anche i gesti antichi dell’uomo. La preparazione attenta del fuoco, la padella traforata che con gesto deciso viene agitata sulla scoppiettante brace. I bicchieri di buon vino rosso e il rassicurante vociare degli anziani vicino al grande e antico camino. Questo è il sapore dei miei ricordi legati alle castagne.
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L’albero del castagno pare sia originario dell’Asia Minore. Giunse nell’antica Grecia piuttosto tardi e penetrò nella nostra Penisola verso il II secolo a. C. Il nome greco castanea, deriva da Castanis, città del Ponto, a nord-est dell’Asia Minore, nell’attuale Turchia. Si è mantenuto quasi in tutte le lingue dell’Europa occidentale: châtaigne (francese), castagna (italiano), castanha (portoghese), castaña (spagnolo), Kastanie (tedesco) e chest-nut (inglese). Il nome di “marrone” o “marone” è stato dato più tardi e inizialmente si riferiva ai grossi frutto dell’ippocastano, introdotto in Francia dalla Turchia. Adesso, con questo nome ci si riferisce alle castagne di coltivazione, che sono più grosse e si presentano da sole nel riccio rispetto a quelle selvatiche.
Già gli antichi Romani si cibavano di castagne e con la farina facevano una sorta di pane che consumavano durante le astinenze rituali in occasione dei culti della Madre Terra, essendo in quel periodo vietato il pane di cereali.
Considerato il loro notevole valore energetico, nell’alto Medioevo le castagne entrarono a far parte del patrimonio alimentare del popolo come elemento integrativo o più spesso sostitutivo di alimenti più nutrienti o dello stesso frumento nei periodi di carestia. Si usava come i legumi o abbinati a questi, soprattutto alla fava, e sfarinato per la preparazione di prodotti da forno. In alcune zone d’Europa, il pane di farina di castagne è stato fatto regolarmente almeno fino al XIX secolo, ma sempre quando non c’era altro di meglio, considerato che è molto indigesto. Per questo motivo, in Francia il castagno prese il nome di “arbre a pain”.
Per quanto riguarda i dolci, con le castagne si prepara ancora oggi il tradizionale e semplice castagnaccio, nome che compare per la prima volta nel 1449. Un tempo era fatto solo di farina di castagne e acqua, perché già dolce di per sé, ma a causa dello smodato desiderio di sapori dolci oggi viene anche aggiunto zucchero o sciroppo in varia misura. E’ chiamato anche "migliaccio" (se fatto con farina di marroni), "pattona" e con molti altri nomi.
Il castagno ha una lunga tradizione anche come medicamento popolare: le foglie che contengono molto tannino (9%) erano usate per le affezioni delle vie respiratorie, come bronchiti e pertosse, nei disturbi circolatori e nei reumatismi. Il decotto di castagne serviva contro le coliche e la corteccia contro la febbre. Un’associazione farmaceutica per la tosse, era costituita da foglie di castagno e timo serpillo.
Veniamo adesso al valore nutrizionale della castagna. L’alto tenore di amidi e zuccheri ne fanno un alimento molto energetico (219 kcal per 100 g) e praticamente proibito per i diabetici. Rispetto agli altri frutti con guscio, ha pochi grassi e per questo riceve le lodi della moderna dietologia grassofobica. Ha un elevato tasso di minerali e vitamine. Nel complesso, se consumato con parsimonia e non si hanno problemi di obesità e diabete, è un ottimo complemento nell’alimentazione invernale. Ad alcuni può creare un eccesso di meteorismo legato alla fermentazione intestinale degli amidi.
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Fresca x 100 g |
Secca x 100 g |
| Carboidrati |
33,1g di cui 30 di amidi e il resto zuccheri |
80,9 mg di cui il 59 g di amidi e 15, 4 g di zuccheri
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| Potassio |
395 mg |
90 mg |
| Calcio |
90 mg |
52 mg |
| Fosforo |
70 mg |
90 mg |
| Sodio |
9 mg |
18,7 mg |
| Ferro |
1 mg |
2 mg |
| Vitamina PP |
1,4 mg |
2,3 mg |
Da un punto di vista terapeutico, la castagna è considerata nutriente, tonica per il sistema muscolare e nervoso, mineralizzante e lassativa. E’ indicata nelle convalescenze, nello stress, nella stanchezza, nell’anemia. Può essere utile nelle dermatiti, nei disturbi della circolazione venosa, del fegato e della vista, per via del consistente apporto di vitamina B2 (9,22mg%). Il contenuto di vitamina PP invece potrebbe essere d'aiuto per le funzioni del sistema nervoso (demenza senile, sindromi depressive e psicotiche).
Da una trentina d’anni la specie è in regressione progressiva per diverse ragioni: costo della manodopera per la raccolta che poi si riflette sul prezzo di vendita e ne fa uno dei frutti più costosi, ma soprattutto per via di due malattie crittogamiche gravi, l’endothiosi o cancro della corteccia e ancora più nocivo il mal di inchiostro, provocato da un fungo parassita delle radici.
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