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La Fibromialgia (in passato fibrosite) è una sindrome caratterizzata da dolore cronico, rigidità e fragilità dei muscoli, tendini e articolazioni senza infiammazione rilevabile. È caratterizzata anche da sonno agitato, risveglio con stanchezza, affaticamento, ansia, depressione e disturbi della funzione intestinale. Non è una malattia invalidante e non causa danni fisici o deformità . La parola fibromialgia deriva dal termine usato in latino per tessuto fibroso (fibro) e dai termini greci che indicano muscolo (myo) e dolore (algia).
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La fibromialgia è considerata una malattia muscolare. Non è una forma di artrite (una malattia delle articolazioni) perché non causa infiammazione alle articolazioni. Però la fibromialgia può (come l’artrite) causare dolore e fatica significativi e può analogamente interferire con la capacità della persona di svolgere le attività quotidiane.
Colpisce prevalentemente le donne (più dell’ 80%) tra i 35 e i 55 anni e meno frequentemente gli uomini, i bambini e gli anziani. Può insorgere in modo indipendente o può essere associata a un’altra malattia reumatica, come il lupus sistemico o l’artrite reumatoide.
Non esiste una causa conosciuta della fibromialgia, ma recenti ricerche hanno rivelato nuovi fattori relativi a questa malattia. I pazienti affetti da fibromialgia hanno elevati livelli del neurotrasmettitore sostanza P e del fattore di crescita dei nervi nel liquido spinale. Essi tendono ad avere bassi livelli di serotonina e ridotta fase del sonno non-REM (movimento non-rapido degli occhi), il che probabilmente spiega la comune caratteristica del risvegliarsi affaticati e non riposati.
E’ un disturbo non sempre facile da riconoscere, perché i sintomi possono variare da persona a persona e perché molti sintomi ricordano altre malattie. A complicare la situazione si aggiunge il fatto che non esistono test diagnostici specifici.
Come già detto, il dolore della fibromialgia non è causato da infiammazione. Piuttosto, i pazienti sembrano soffrire di un’aumentata sensibilità nei confronti di numerosi stimoli. Praticamente, la soglia del dolore è più bassa. In generale, i dolori sono diffusi e coinvolgono entrambi i lati del corpo, ma soprattutto il collo, le natiche, le spalle, le braccia, la zona lombare e il torace. Inoltre, a volte, la percezione del dolore può essere peggiorata da stimoli esterni, come il rumore, il cambiamento del tempo, fonti di luce molto intense e stress emotivi.
Per i pazienti fibromialgici la qualità del sonno può essere particolarmente importante. Non contano le ore totali, piuttosto quelle passate nel sonno profondo (non-REM), che sono quelle che maggiormente aiutano ad alleviare il paziente dai suoi disturbi. Purtroppo, i pazienti fibromialgici hanno questo tipo di sonno piuttosto disturbato e si alzano la mattina non del tutto riposati o con sensazione di affaticamento muscolare, come se avessero lavorato tutta la notte.
Oltre la metà dei pazienti fibromialgici sperimenta disturbi cognitivi e dell’umore: deficit mnemonici, depressione e ansietà . Questo porta spesso ad errate diagnosi e conseguenti inutili terapie. Altri possibili sintomi sono emicrania, cefalea censiva, parestesie in varie parti del corpo, colon irritabile e vescica irritabile, con conseguente necessità di urinare frequentemente.
Come già detto non esistono test specifici per fare diagnosi di fibromialgia. Tuttavia, quando c’è dolore, è possibile reperire dei punti dolenti (trigger points) localizzati sul corpo del paziente.
Ufficialmente non esistono terapie specifiche per questo disturbo. Oltre a prescrivere alcuni farmaci sintomatici (antiepilettici, antidepressivi e analgesici), si deve educare il paziente ad intervenire sullo stress e a praticare della regolare, ma non stancante, attività fisica, come il nuoto, ginnastica in acqua, escursionismo e bicicletta. L’attività fisica migliora i punti dolenti, migliora il tono fisico e dell’umore e, non meno importante, migliora anche il sonno.
Terapie non convenzionali
S-adenosilmetionina (SAMe) – è uno sostanza presente normalmente nel nostro organismo. E’ utilizzata per regolare il sistema immunitario, mantenere efficienti le membrane cellulari, regolare la produzione e distruzione di serotonina, noradrenalina e dopamina e gioca anche un ruolo importante nella formazione delle cartilagini articolari e del materiale genetico (DNA). Alcuni studi scientifici hanno mostrato che questa sostanza, usata come farmaco, può essere d’aiuto nella fibromialgia, migliorando diversi sintomi, come la depressione, i dolori localizzati, la debolezza muscolare e la rigidità mattutina. Il SAMe può causare degli effetti collaterali e potrebbe avere delle controindicazioni, quindi è meglio consultare il proprio medico prima di assumerlo.
Magnesio – è un minerale che nel nostro organismo è coinvolto in 300 reazioni biochimiche. Spesso insieme all’acido malico viene consigliato nella fibromialgia perché entrambe queste sostanze sono utilizzate per la produzione dell’adenosina trifosfato (ATP), composto ad alta energia richiesto dalla maggioranza delle reazioni cellulari. L’effetto di queste sostanze nella fibromialgia non è ancora stato adeguatamente valutato.
Vitamina D3 - alcuni ricercatori hanno attribuito i disturbi della fibromialgia ad una carenza di vitamina D. In particolare uno studio tedesco che ha coinvolto 994 pazienti ha messo in evidenza una forte correlazione tra bassi livelli ematici di vitamina D e sintomi fibromialgici. Un altro studio americano condotto su 150 pazienti affetti da disturbi muscoloscheletrici aspecifici ha mostrato che il 97% di questi era carente di vitamina D3.
5-HTP (triptofano) – aumenta i livelli di serotonina del cervello. Alcuni studi preliminari, mostrano che il 5-HTP è in grado di ridurre il numero dei punti dolenti nei pazienti fibromialgici, verosimilmente modulando il sistema di regolazione del dolore. In uno studio in doppio cieco durato quattro settimane si è visto che i pazienti che assumevano 5-HTP mostravano un significativo miglioramento del sonno e una riduzione dei punti dolenti, della rigidità mattutina, dell’ansia, della stanchezza e del dolore.
Vitamina B12 - uno studio svedese ha messo in evidenza che i pazienti fibromialgici hanno ridotti livelli di B12 nel fluido cerebrospinale e alti livelli di omocisteina.
Capsaicina – è un principio attivo del peperoncino. Quando applicato sulla pelle sotto forma di crema o di cerotti, riduce il fattore P, una sostanza neurochimica responsabile della sensazione del dolore. I pazienti fibromialgici hanno alti livelli di questa sostanza. Ad alcuni pazienti è stata applicata una crema allo 0,025% di capsaicina per quattro volte al giorno sui punti dolenti. Dopo quattro settimane il dolore si è ridotto sensibilmente.
Melatonina – in alcuni studi minori la somministrazione di melatonina a dosaggi che variavano dai 3 ai 10 mg per singola dose serale ha portato a un miglioramento sensibile dei sintomi fibromialgici.
Omeopatia – una recente review scientifica apparsa su Clinical Rheumatology ha valutato diversi studi condotti sull’efficacia delle MNC (Medicine Non Convenzionali) nella fibromialgia. L’omeopatia è risultata una delle metodiche più efficaci, insieme all’agopuntura. In effetti l’approccio omeopatico, più rivolto al malato che ai sintomi, meglio riesce a cogliere la complessità della malattia fibromialgica. I rimedi indicati possono essere diversi e comunque, rispettando il principio di similitudine, devono essere sempre individualizzati e prescritti solo da un medico omeopata. In particolare, in uno studio britannico, il rimedio Rhus toxicodendron si è dimostrato efficace alla 6CH.
Nella pratica clinica risulta particolarmente efficace anche la mesoterapia con preparati omeopatici. L’infiltrazione superficiale o profonda dei punti trigger migliora l’irrorazione sanguigna locale, l’ossigenazione dei muscoli, facilitando i movimenti e riducendo il dolore.
Fitoterapia – può essere efficace. Considerata la variabilità dei sintomi associati alla fibromialgia, di volta in volta andranno scelte le piante medicinali più appropriate: adattogeni (ginseng, aswagandha, eleuterococco, ecc.), tonici (liquirizia, remnania, ecc.), sedativi e antidepressivi (iperico, valeriana, scutellaria, zizyphus, ecc.), attivatori della circolazione (gingko biloba, zenzero, ecc.), analgesici (boswellia, salice, artiglio del diavolo, sedano, ecc.).
In uno studio preliminare l’associazione di 200mg di estratto secco di Ginkgo biloba con 200mg di Coenzima Q 10 ha portato ad un sensibile miglioramento della qualità della vita in un gruppo di pazienti fibromialgici.
Ayurveda – anche l’approccio ayurvedico può essere di grande aiuto. Uno studio pilota condotto in un Centro Ayurvedico in Norvegia durato sei mesi e che ha coinvolto 31 donne affette da fibromialgia ha mostrato dei miglioramenti in tutti i partecipanti. In particolare, in un gruppo di 4 pazienti che praticava anche la Meditazione Trascendentale la sintomatologia è completamente scomparsa.
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