Cancro Secondo una recente ipotesi i tumori sarebbero causati non tanto da una mutazione genetica, ma quanto da una incapacità da parte delle cellule di continuare a stare insieme, di riconoscersi in un'unica individualità tissutale. Il primo evento è una perdita di comunicazione cellulare, causata, tra l’altro, anche da una carenza di vitamina D.
Anche se questa teoria non ha ancora ricevuto conferma, almeno 200 studi epidemiologici e circa 2500 studi condotti in laboratorio hanno indagato e confermato la correlazione tra carenza di vitamina D e cancro. Alcuni di questi studi sono giunti alla conclusione che più sole prendiamo, maggiore è la produzione di vitamina D e minore è la possibilità di ammalarci di cancro (
www.sciencedaily.com). La vitamina D è in grado di proteggerci da almeno 16 tipi di cancro (
articles.mercola.com).
Vediamo alcuni di questi studi:
- una ricerca tedesca ha mostrato che con livelli più alti di vitamina D nel sangue il rischio di tumore del colon si riduce del 60% (
Aliment Pharmacol Ther, 2009 Apr 16);
- lo stesso è stato dimostrato per il cancro al seno e alla prostata (
Clin J Am Soc Nephrol, 2008;3:1548-54).
- un altro studio è giunto alla conclusione che livelli insufficienti di vitamina D sarebbero responsabili di migliaia di morti premature tra la popolazione (
Am J Pubblic health, 2006;96:252-61);
- alti livelli di vitamina D sono in grado di ridurre il PSA (marcatore tumorale) nell’80% dei pazienti tumorali affetti da tumore alla prostata (
Urol Onc, 2003; 21:399-405);
- l’assunzione di vitamina D è anche in grado di rallentare la progressione del tumore del seno (J
Clin Pathos, 2006;59:1334-6);
Il Dr William Grant, uno dei massimi esperti internazionali di vitamin D, afferma che livelli ottimali di vitamina D tra la popolazione potrebbero ridurre l’incidenza di cancro, a livello mondiale, del 30% ogni anni, cioè 2 milioni di persone eviterebbero così di ammalarsi di tumore (
articles.mercola.com).
Malattie cardiovascolari La vitamina D aiuta a prevenire a mantenere sano il nostro apparato cardiovascolare:
- uno studio ha preso in considerazione la relazione tra pressione sanguigna e livelli di vitamina D in 1739 adulti. Quelli con bassi livelli di vitamina D avevano un rischio di accidenti cardiovascolari superiore del 62% rispetto a quelli con altri livelli di questa vitamina (
Circulation, 2008; 117:503-11);
- bassi livelli di vit D sono associati a disturbi perifrici arteriosi e occlusioni delle arterie (A
rterioscler Thromb Vasc Biol, 2008;28:1179-85);
- la vitamina D regola il sistema renino-angiotensina, che gioca un ruolo importante nell’ipertensione (
Kidney Int, 2005;68:1973-81).
Pare che la vitamina D protegga l’apparato circolatorio riducendo l’infiammazione, che ormai è da molti considerata la principale causa delle malattie cardiovascolari, con buona pace della Teoria Lipidica (colesterolo/grassi saturi = infarto).
Diabete E’ noto che la vitamina D influenza la glicemia, il rilascio dell’insulina ed una sua carenza è associata allo sviluppo del diabete I e II. (
Prim Care Diabetes, 2009 Apr 21;
Diabetologia, 2005; 48: 1247-57):
- in uno studio finlandese ha seguito per 30 anni oltre 12.000 bambini e ha mostrato che tra quelli che assumevano regolarmente integratori di vitamina D l’incidenza di diabete I era più basso (
Lancet, 2001;358:1500-3);
- uno studio, sempre finlandese, ha paragonato adulti con bassi e alti livelli di vitamina D, mostrando che tra quelli con i livelli più alti il rischio di diabete si riduceva del 70% (
Epidemiology, 2008; 19:666-71);
- uno studio inglese ha preso in considerazione 3262 adulti tra i 50 e i 70 anni e ha scoperto che il 90% aveva bassi livelli di vitamina D e il 42 % manifestava la sindrome metabolica, una combinazione di malattie cardiovascolari, diabete e soprappeso (
Diabetes Care , April 14, 2009).
Altri disturbiNumerosi studi mostrano che la vitamina D potrebbe essere utile in diverse malattie associate a bassi livelli di questa vitamina, come l’ictus, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide, le malattie infiammatorie intestinali, le periodontiti, la degenerazione maculare, l’asma, il Parkinson, la depressione, la schizofrenia, l
'influenza e la tendenza a contrarre infezioni (J
Alzheimers Dis, 2009; 17:151-9;
J cell Biochem, 2008; 105:338-43;
Curr Opin Allergy Clin Immunol, 2009; 9:202-7;
J Neurol Neurosurg Psychiatry. 2009 Jul;80(7):722-9.
Epub 2009 May 21;
Schizophrenia Research April, 2004;67(2-3):237-45); B
iochemical Pharmacology Volume 70, Issue 11, 25 November 2005, Pages 1642-1652;
Alt Med Rev Vol 13, Number 1, 2008)
Sole e integratoriLa vitamina D di cui abbiamo bisogno viene prodotta dal nostro corpo se ci esponiamo al sole. Pare che siano sufficienti 10-15 minuti al giorno di esposizione al sole diretto per garantirci un buon livello di vitamina D (
BMJ, 2003; 327:1229), a patto che non usiamo creme con filtri chimici, per lo più tossici e pericolosi. Con il sole possiamo produrre fino a 20.000 UI (unità internazionali) di vitamina D al giorno.
Durante l’estate ovviamente i nostri livelli di vitamina D aumentano, mentre con l’inverno tendono a diminuire. Per coloro che per varie ragioni, e tra questi ci sono anche bambini e ragazzi, non prendono sole a sufficienza è possibile considerare l’assunzione di integratori. Una media di 2000 UI di vitamina D3 (colecalciferolo) al giorno potrebbe essere sufficiente (nei bambini partendo da 800 UI e negli adulti raggiungendo quantità pari a 10.000 UI) – è bene comunque consultare un medico per valutare i dosaggi più appropriati . La vitamina D la assumiamo anche con alcuni cibi, come latte, yogurt, uova, pesci grassi, ma in quantità (circa 250-300 UI, massimo 1000UI) non sufficienti per il nostro benessere