Vorrei fare un breve commento sulle recenti notizie di morte di pazienti che erano in trattamento con medicine “alternative” (*). Non voglio entrare nel merito dei singoli casi, che sono al vaglio della magistratura cui spetta l’accertamento delle responsabilità. Sono molto dispiaciuto per quello che è successo e ai parenti va tutto il mio più sentito cordoglio.
Però, devo constatare come tutte le volte che succedono fatti del genere, in cui sono coinvolte cure naturali, l’enfasi da parte dei media sia oltremodo accentuata e i vari detrattori di queste discipline non perdono l’occasione di esprimere la loro ferma condanna per tutto quello che non è “ufficiale”, “accademico” e “provato scientificamente”.
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Coloro che con facilità si scagliano contro le pratiche mediche non convenzionali, dovrebbero sapere che la cosiddetta medicina dell’evidenza, cioè quella che rispetta tutti i sacri e indiscutibili crismi del metodo scientifico, causa ogni anno nel mondo miglia di morti e sofferenze spesso taciute.
Tanto per fare chiarezza, ecco alcuni numeri:
- Per mano della medicina ufficiale negli ospedali inglesi muoiono 90.000 pazienti e circa un milione viene gravemente danneggiato (1) . - - Negli ospedali italiani i morti sono 32.000, che corrispondono, secondo l’ISTAT, al 2,5% delle morti nel nostro Paese (2). - - Negli USA le morti annuali dovute alla medicina scientifica ammontano a 783.936 e superano il numero dei morti per cancro (553.551) e malattie cardiovascolari (699.697). La morte per reazione avversa da farmaco (ADRs) si colloca tra la quarta e la sesta causa di mortalità negli USA (3).
… e non si creda che dietro a queste morti ci siano solo gli errori umani. Spesso le aziende farmaceutiche occultano i potenziali effetti tossici dei loro prodotti, corrompono le Istituzioni Sanitarie e condizionano, in vario modo, i medici (4). Gli interessi economici sono colossali.
Purtroppo, anche parecchi soloni della medicina ufficiale che si impegnano in sacre crociate contro l’omeopatia e le altre pratiche non convenzionale spesso e volentieri fanno parte di questo gioco mercantile.
Alcuni prendono i casi di morte di pazienti in cura con le medicine non convenzionali come la prova sicura che queste metodiche sono inefficaci e dannose. Allora, guardando i ben più numerosi morti dovuti alla medicina ufficiale che conclusione dovremmo trarre ?
Bibliografia
(*) Mi sembra che in uno dei due casi, si tratti di un paziente in cura presso un non-medico. Questo mi porta ad alcune riflessioni. In questi decenni le medicine alternative hanno proliferato in un sistema de-regolamentato. Non riconosciute ufficialmente, sono state campo di conquista e affari da parte di tutti. Molti di quelli che da non medici praticano le medicine non convenzionali non si rendono conto che non basta conoscere a mena dito tutte le piante o i rimedi omeopatici per fare terapia. Non si può prescindere dalla conoscenza della diagnostica e della farmacologia accademica nonché della patologia. A questo proposito, riporto qui di seguito il commento della SIOMI: Siomi, omeopatia non alternativa a insulina Dopo la morte della ragazza diabetica cui "un sedicente medico avrebbe sospeso la terapia insulinica", la Siomi (Società italiana di omeopatia e medicina integrata) precisa che "nessun medico, classico o esperto in omeopatia, la cui deontologia impone scienza, coscienza e 'primum non nocere' toglierebbe mai l'insulina, un farmaco salva-vita, a un paziente con diabete di tipo 1, insulino-dipendente". La sospensione della terapia insulinica è "un comportamento delittuoso, al di fuori dalle norme etiche e scientifiche della medicina". La tragica fine della ragazza diabetica fiorentina "è conseguenza di un fenomeno di malpractice della medicina - prosegue la Siomi - di abusivismo della professione medica". In questo momento i 1.270 medici della società, due terzi dei quali lavorano nel Ssn come medici e pediatri di famiglia, ospedalieri e universitari, ribadiscono con forza che "la medicina omeopatica è un ulteriore strumento di cura da porre a fianco e a complemento della medicina classica; il medico omeopata sceglie lo strumento di cura migliore per il suo paziente, sia un farmaco convenzionale oppure un medicinale omeopatico, con scienza e coscienza e senza partigianerie. Un medico omeopata è medico due volte, dovendo conoscere, saper applicare e scegliere tra medicina classica e medicina omeopatica, a seconda della situazione clinica che deve gestire". Con queste parole la Siomi esorta gli Ordini dei medici a schierarsi in favore della complementarietà in medicina, e ad approntare registri appositi per i medici esperti in medicine complementari. Non solo. "Occorre una legge di riconoscimento della medicina omeopatica come terapia medica praticata esclusivamente dal medico, e secondo i criteri dell'alleanza terapeutica con la medicina classica tipici della medicina integrata". Una misura "urgente e indispensabile, per tutelare la professionalità dei medici omeopati e per proteggere i cittadini dai fenomeni di abusivismo della professione medica, purtroppo possibili in assenza di una legge dello Stato".
da doctor33
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