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L’aconito, Aconitum napellus, è la pianta europea più velenosa in assoluto. Negli ultimi tremila anni, il genere Aconitum è stato quello maggiormente impiegato per ricavare il veleno utilizzato dai cacciatori per le frecce, sia in Oriente che in Occidente. Già dai tempi dei Romani era anche conosciuto come potente veleno per sbarazzarsi di nemici e concorrenti.
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Il nome latino si riferisce al monte aconito che si trova nella regione del Ponto (Grecia), dove Ercole combattè con Cerbero, il cane dalle tante teste che sta a guardia del mondo ultraterreno. Dalla bava di Cerbero scaturì la pianta dell'aconito,velenosa in ogni sua parte.
Fino alla metà del secolo scorso, la radice di aconito è stata utilizzata con successo nelle nevralgie del trigemino e dello sciatico, nei tic dolorosi, nei dolori reumatici, nella tabe dorsale e nelle fasi congestizie iniziali delle infiammazioni da raffreddamento (faringiti, laringiti, bronchiti, stati influenzali, ecc.).
Questa ranuncolacea deve le sue proprietà farmacologiche agli alcaloidi (aconitina e aconina) che possiedono un neurotropismo spiccatissimo, con sede elettiva nei centri bulbari e segnatamente il centro respiratorio.
In considerazione della forte tossicità della pianta, l’aconito in forma ponderale non è attualmente impiegato in medicina, mentre nella sua forma omeopatizzata e diluita trova ancora numerose ed efficaci applicazioni, soprattutto nella terapia di forme nevralgiche e nelle malattie da raffreddamento.
Sulla base della mia esperienza clinica, che per me è la vera “medicina dell’evidenza” al di là delle diatribe di cosa sia scientifico o no, posso affermare che nelle malattie da raffreddamento, come influenze, raffreddori, tracheobronchiti, faringiti, ecc., l’impiego dell’aconito omoepatizzato è di notevole efficacia. Il più delle volte permette di superare brillantemente questi disturbi e ridurre l’impiego di farmaci di sintesi. Questo approccio risulta particolarmente vantaggioso nei bambini, il cui ricorso intempestivo ad antibiotici e antipiretici non fa che indebolire le loro difese e predisporli poi a possibili ripetute ricadute durante tutta la stagione invernale.
Come ho detto, l’aconito deve essere usato in forma diluita e dinamizzata, da solo o meglio insieme ad altri rimedi con azione simile, minerali e vegetali, anch’essi diluiti e dinamizzati. Io preferisco di gran lunga impiegare diluizioni piuttosto basse, come una quarta decimale (4D). A questi dosaggi siamo ben all’interno del ponderale e dovremmo, più che di omeopatia, parlare di fitoterapia delle microdosi. Una delle fondamentali norme da seguire è la ripetizione della dose, cioè l’assunzione frequente del prodotto durante la giornata. L’effetto è ancora più efficace se la prescrizione si basa sull’aspetto energetico del rimedio. Infatti, l’aconito è uno stimolante metabolico e ha il potere di scaldare il corpo, disperdere le congestioni, attivare la circolazione e alleviare così il senso di freddo interno e lo stato di raffreddamento generale. Quindi, nel caso di febbre da raffreddamento è ottimo, ma lo è meno nel caso di febbri infettive.
Per quanto riguarda gli stati di “raffreddamento”, con febbre o senza, l’aconito somministrato in modo ripetuto, porta verso la maturazione delle tossi secche e stizzose, favorendo una fase catarrale più fluida.
In uno studio tedesco, condotto su 170 militari di leva, è stato comparato l'effetto antinfluenzale di un complesso omeopatico a base di aconito con quello di un antipiretico convenzionale (acido acetil salicilico - l'Aspirina, per intenderci). Gli autori sono giunti alla conclusione che l'effetto del prodotto omeopatico era del tutto paragonabile a quello del famaco allopatico (1). Io aggiungerei: e senza i potenziali effetti collaterali dell'acido acetilsalicilico.
Bibliografia
1) Maiwald L. et al Terapia dell'influenza: speimentazione comparata tra un preparato omeopatico complesso e l'acido acetil salicilico. Studio monocieco controllato, randomizzato. Aznemittel Forschung/Drug research, 18988/4. Citato da Omeopatia: glòi studi scientifici che ne provano l'efficacia. 2002, Guna ed. Milano.
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