Quando Hahnemann iniziò i suoi studi di omeopatia e soprattutto le sue prime sperimentazioni, la medicina era ancora estremamente empirica e speculativa, nessuno si periziava di andare a verificare perché un tal fenomeno accadeva o perché una tale sostanza avesse o non avesse virtù terapeutiche. Come dai tempi più antichi, la fonte del sapere erano ancora i testi classici (Avicenna, Aristotele, etc.) in cui erano contenute informazioni e pareri che per secoli nessuno aveva sottoposto a confutazione o critica.
Hahnemann, non si accontentava di ciò che si credeva fossero le virtù delle sostanze medicamentose, egli voleva verificarle. Nei suoi primi scritti in cui presenta il nuovo metodo curativo, egli afferma la necessità di rifarsi il meno possibile al caso quando si prescrive una sostanza: “per approfondire gli effetti dei medicamenti, per adattarli alle malattie, si dovrebbe riferirsi il meno possibile al caso, ma al contrario, procedere sempre razionalmente (…) non ci resta quindi altro che sperimentare sull’organismo umano i medicamenti di cui si vuol conoscere la potenza medicinale..”. Nel panorama della medicina compare per la prima volta un elemento nuovo, la sperimentazione. Cinquanta anni più tardi, Claude Bernard riprende il metodo sperimentale e, seguendo un modello diverso di quello di Hahnemann, apre la via alla medicina moderna. Per quanto riguarda la procedura sperimentale in cieco, nel 1843 gli sperimentatori omeopati furoni i primi ad adottarla, cosa che la medicina fece solo a partire dagli anni 20.
Dopo la sperimentazione, quasi fortuita, con la China, Hahanemann intraprese una lunga serie di prove (da lui chiamate prufung; proving in inglese), con molte altre sostanze, inizialmente su sé stesso e poi coinvolgendo altri medici. All’inizio le sostanze venivano impiegate a dosaggi vicino al minimo ammesso dalla Scuola Classica, successivamente Hahnemann utilizzò dosi sempre più attenuate. E’ probabile che l’intuizione che lo portò all’impiego delle basse diluizioni scaturì dallo studio delle conoscenze mediche accumulate fino ai suoi giorni e dalle sue nozioni di alchimia. Infatti anche il grande Theophrastus Philippus Aureolus Banbastus Von Hohenheim, detto Paracelsus (1493-1541) non si accontentava solo di individuare la sostanza che sarebbe divenuta il medicamento, ma preparava i suoi rimedi in modo da ridurre la tossicità e tirare fuori la “quinta essenza”. La grossolanità della corporeità doveva cessare affinché la quinta essenza si manifestasse: “meno si ha la materia più si ha la virtù”, egli affermava. Un altro motivo che indusse Hahnemann all’uso delle dosi attenuate, fu anche la ricerca di dosaggi che evitassero l’effetto tossico delle sostanze impiegate. Oltre alle dosi sempre più ridotte, Hahnemann sottoponeva i suoi rimedi a vigorose scosse o successioni e così facendo scoprì che le diluizioni progressive non solo erano meno tossiche, ma anche più potenti. Egli si accorse che sottoponendo le sostanze al procedimento della diluizione e successione, queste non solo perdevano le proprietà proprie della loro natura ponderale, ma sviluppavano nuove virtù terapeutiche. Nella quinta edizione dell’Organon, Hahnemann presenterà la 30CH (CH = centesimale hahnemanniana) come la diluizione standard per la maggior parte dei medicamenti. Il procedimento della successione adottato durante la preparazione dei rimedi fu in seguito chiamato Dinamizzazione, che è una parte originale della dottrina omeopatica.
Le sperimentazioni, o proving, erano condotti somministrando ad un soggetto sano, cioè libero da sintomi, una sola sostanza alla volta. Man mano che i sintomi o segni emergevano venivano diligentemente raccolti dal medico e trascritti su di un apposito taccuino. Alla fine ne scaturiva un elenco di sintomi e segni che costituiva la patogenesia (pathos = malattia, genesis = origine) del rimedio sperimentato. Le patogenesie, o patogenesi, così prodotte venivano raccolte nella Materia Medica, che altro non è che un elenco delle patogenesi dei rimedi omeopatici.
Dal tempo di Hahnemann i rimedi omeopatici sono aumentati del 2000% rispetto ai circa 100 rimedi sperimentati e disponibili al momento della sua morte.