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I pericoli delle statine, quello che non vi è stato detto sui farmaci che abbassano il colesterolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Sally Fallon, Mary Enig PhD   
Giovedì 16 Novembre 2006 10:24


L’ipercolesterolemia è IL problema salute numero uno del XI secolo. Di fatto è una malattia inventata, un “problema” che è comparso quando la medicina ha imparato a misurare i livelli di  colesterolo del sangue. Alti livelli di colesterolo non provocano nel corpo altri sintomi  - contriariamente a quello che succede in altre condizioni, come il diabete o l’anemia, che manifestano segni rivelatori come sete o debolezza — l’ipercolesterolemia necessita dell’intervento di un medico per essere scoperta. Molta gente che si sente prefettamente in salute ha un colesterolo alto — infatti, sentirsi bene è esattamente un sintomo del colesterolo alto!
I medici che curano questa nuova malattia devono prima di tutto convincere i loro pazienti che sono malati e che necessitano di una costosa medicina per il resto della loro vita, un farmaco che necessita regolari visite ed esami del sangue. Ma questi medici non lavorano da soli — il loro sforzo di convertire persone sane in pazienti è sostenuto a pieno peso del governo americano, dai media e da tutto l’ambiente medico, che hanno lavorato in concerto per diffondere il dogma del colesterolo e convincere la popolazione che alti livelli di colesterolo sono l’anticamera delle patologie cardiache  e probabilmente anche di altre malattie.
Chi soffre di ipercolesterolemia? Leggendo attentamente la letteratura medica di 25-30 anni fa, trovate la seguente risposta: tutti gli uomini di mezza età il cui colesterolo è oltre i 240 con altri fattori di rischio, come fumare o il sovrappeso. Dopo la “Cholesterol Consensus Sonference”  del 1984 i parametri cambiarono: tutti (maschi e femmine) con il colesterolo sopra i 200 possono ricevere la temuta diagnosi e la prescrizione dei relativi farmaci. Recentemente, quel valore è ulteriormente sceso a 180. Se avete avuto un infarto, dovete assumere i farmaci per abbassare il colesterolo anche se il vostro colesterolo è già basso — dopo tutto, avete commesso il peccato di avere avuto un infarto, pertanto il vostro colesterolo deve essere troppo alto. La penitenza è una cura con farmaci anticolesterolo per tutta la vita, assieme ad una dieta povera di grassi. (….).
I farmaci che vengono usati per curare la nuova malattia si chiamano statine — vendute con vari nomi commerciali, come LIPITOR (atorvastatina), ZACOR (simvastatina), MEVACOR (lovastatina) e PRAVACOL (pravastatina).

Come funzionano le statine
Il diagramma nell fig 1 mostra la sintesi del colesterolo. Il processo inizia con l’acetyl-CoA, una molecola con due atomi di carbonio a volte definita come “il mattone della vita”. Tre molecole di acetyl-Coa si combinano per formare una molecola a sei atomi di carbonio, l’acido idrossimetilglutarico (HMG). Il passaggio da HMG a mevalonato richiede un enzima, l’HMG-CoA riduttasi. Le statine funzionano inibendo questo enzima — quindi il loro nome dovrebbe essere più precisamente “inibitori dell’HMG-CoA reduttasi”. E’ proprio da questo che potenzialmente nascono gli effeti indesiderati, perché le statine inibiscono non solo la produzione del colesterolo, ma tutta una classe di sostanze intermedie, molte delle quali, se non tutte, hanno importanti funzioni biochimiche.
Considerate le scoperte dei pediatri dell’Universtità della Californa (San Diego) che hanno puibblicato la descrizione di un bambino che ha un difetto della mevalonico-chinasi, l’enzima che interviene nella successiva tappa dopo l’HMG-CoA reduttasi (1). Il bambino era mentalmente ritardato, microencefalico (con la testa molto piccola), più basso rispetto alla sua età, profondamente anemico, acidotico e febbricitante. Aveva anche le cataratte. Come previsto,  il suo colesterolo era notevolmenete basso: 70-79mg/dl. Morì all’età di 24 mesi. Questo bambino rappresenta un esempio estremo della inibizione della produzione del colesterolo, ma getta luce sulle possibili conseguenze dell’assunzione delle statine in alte dosi o per periodi prolungati: riduzione delle capacità mentali, anemia, acidosi, febbri frequenti e cataratta.  Il colesterolo è uno dei tre prodotti finali della catena del mevalonato. Gli altri due sono l’ubichinone e il dilocolo. L’ubichinone o CoEnzima Q10 è un nutriente importantissimo sintetizzato nei mitocondri. Interviene nella produzione dell’ATP nelle cellule e funziona come un trasportatore di elettroni verso la citocromo ossidasi, il nostro principale enzima respiratorio. Il cuore ha bisogno di alti livelli di Co-Q10. Una forma di Co-Q10, l’ubichinone, si trova in tutte le membrane cellulari dove ha il compito di mantenere l’integrità cellulare, così importante per la conduzione nervosa e l’integrità muscolare. Il Co-Q10 è anche vitale per la formazione della elastina e del collagene. Uno degli effetti della carenza di Co-Q10 e la perdita del tessuto muscolare che porta a debolezza, grave lombalgia, insufficienza cardiaca (il cuore è un muscolo!), neuropatia e infiammazione dei tendini e legamenti, che è spesso causa di rotture.
Anche i dolicoli giocano un ruolo di immensa importanza. Nelle cellule indirizzano le varie  proteine, prodotte su direttiva del DNA, verso le giuste destinazione, assicurando che la cellula risponda in  modo corretto alle istruzioni geneticamente programmate. Pertanto, le statine, a livello cellulare, possono condurre ad un imprevedibile caos, similamente ad un virus che infetta un computer e spazza via interi file.  Lo squalene, il precursore diretto del colesterolo, possiede effetti anticancro, secondo la letteratura.
Il fatto che alcuni studi abbiamo dimostrato che le statine sono in grado di prevenire le malattie cardiache, almeno nel breve periodo, è verosimilmente spiegato non tanto con la riduzione dei valori del colesterolo, ma con l’inibizione della produzione di mevalonato. Livelli ridotti di mevalonato sembrano rendere le cellule muscolari lisce  meno attive e le piastrine meno capaci di produrre il trombossano. L’aterosclerosi inizia con la crescita delle cellule muscolari lisce all’interno della parete arteriosa, mentre il trombossano è necessario per la coagulazione del sangue.


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Fig.1
Il colesterolo
Certo, le statine inibiscono la produzione di colesterolo e lo fanno molto bene. Nessun errore del nostro sistema medico è così evidente come la totale accettazione che la riduzione del colesterolo è un metodo per prevenire malattie. Ogni singola cellula del nostro organismo contiene colesterolo, perché il colesterolo è la sostanza che impermeabilizza le nostre cellule. Senza colesterolo, non potremmo avere un diverso ambiente biochimico tra l’interno e l’esterno della cellula.  Quando i livelli di colesterolo non sono adeguati, la membrana cellulare diventa porosa e incontinente, situazione che il corpo interpreta come una emergenza, rilasciando un’ondata di ormoni corticoidi che agiscono sequestrando il colesterolo da una parte del corpo e trasportandolo dove manca. Nel corpo, il colesterolo è una sostanza “riparatrice”: il tessuto cicatriziale contiene alti livelli di colesterolo, incluso il tessuto cicatriziale delle arterie. Il coloesterolo è il precursore della vitamina D, coinvolta in numerosi processi biochimici incluso il metabilismo delle ossa. I sali biliari,  necessari per la digestione dei grassi, sono costituiti di colesterolo. Quelli che soffrono di bassi valori di colesterolo hanno spesso problemi nel digerire i grassi. Il colesterolo, inoltre, funziona come un potente antiossidante e ci protegge dal cancro e dall’invecchiamento. Il colesterolo è vitale per il buon funzionamento del sistema nervoso. Gioca un ruolo chiave nella formazione della memoria e nell’assorbimento degli ormoni, inclusa la serotonina, la sostanza del “benessere” cerebrale. Quando i livelli di colesterolo si abbassano troppo, i recettori della serotonina non possono funzionare. Il colesterolo è la principale sostanza organica del cervello: oltre la metà del peso secco della corteccia cerebrale è formata da colesterolo. Infine, il colesterolo è il precursore di tutti gli ormoni prodotti nella corteccia surrenale, incluso i glucocorticoidi, che regolano gli zuccheri del sangue, e i mineralcorticoidi, che regolano l’equilibrio minerale.  I corticoidi sono gli ormoni surrenali formati dal colesterolo, che il corpo utilizza in risposta a vari tipi di stress: promuovono la guarigione e modulano la tendenza all’infiammazione.  La corteccia surrenalica, inoltre, produce gli ormoni sessuali, incluso il testosterone, l’estrogeno e il progesterone, sempre a partire dal colesterolo. Pertanto, un livello basso di colesterolo, provocato da un problema congenito o indotto da farmaci, può disturbare la produzione degli ormoni surrenalici e portare a disturbi legati agli zuccheri del sangue, all’edema, alle carenze minerali, alle infiammazioni croniche, alla difficoltà a guarire, alle allergie, all’asma, alla ridotta libido, all’infertilità e a vari disturbi della riproduzione.

Arrivano le statine
Le statine sono entrate nel mercato del farmaco con grandi promesse. Hanno rimpiazzato una classe di farmaci che abbassava il colesterolo riducendone l’assorbimento a livello intestinale.  I farmaci appartenenti a questa classe provocavano effetti collaterali immediati, tra cui nausea, cattiva digestione e stitichezza e, nel tipico paziente, abbassavano il colesterolo solo di poco. La compliance (l’adeguamento del paziente alla cura) era bassa: i benefici non valevano gli effetti collaterali. Il loro utilizzo fu limitato. Al contrario, le statine non provocavano effetti collaterali immediati: non causavano nausea o cattiva digestione ed erano notevolmente efficaci, riuscendo ad abbassare il colesterolo di 50 punti o più. Durante gli ultimi 50 anni, l’industria farmaceutica ha promosso una incredibile campagna propagandistica, ingaggiando scienziati, agenzie pubblicitarie, media e medici, portando velocemente le statine ad essere una delle classi di farmaci più vendute. Sedici milioni di americani oggi assumono Lipitor, la più popolare tra le statine, e i rappresentanti della casa farmaceutica affermano che almeno 36 milioni di americani sono candidati a questa terapia. Quello che ostacola le case farmaceutiche sono i casi di effetti collaterali sempre più numerosi che si manifestano soprattutto dopo molti mesi di terapia; il numero di novembre del 2003 della rivista “Smart Money” riferisce di uno studio (apparentemente non pubblicato) condotto nel 1999 presso il St. Thomas Hospital di Londra, in cui si afferma che il Lipitor provoca effetti collaterali tra il 36% dei pazienti che lo hanno assunto a dosaggi pieni e tra il 10% dei pazienti che lo hanno assunto a dosaggi bassi (2).

Dolori muscolari e debolezza
I più comuni effetti collaterale delle statine sono il dolore muscolare e la debolezza, una condizione chiamata rabdomiolisi, verosimilmente dovuta alla perdita di Coenzima Q10. La dottoressa  Beatrice Golomb di  S. Diego, in California, sta attualmente conducendo una serie di studi sugli effetti collaterali delle statine. Le compagnie farmaceutiche insistono nel dire che solo il 2-3% dei pazienti presenta dolori muscolari e crampi, riferendosi ad un solo studio. La Golomb ha invece scoperto che il 98% dei pazienti che assumono Lipitor e un terzo dei pazienti che assume Mevacor soffrono di dolori muscolari (3).  Nella sezione di  forum.ditonline.com, dedicato al Lipitor, vi sono oltre 800 messaggi che riguardano i numerosi gravi effetti collaterali di questo farmaco. In un altro sito, www.rxlist.com, vi sono oltre 2.600 messaggi a riguardo.
Il test rivelatore della rabdomiolisi è un dosaggio molto alto della creatinina chinasi (CK). Ma molti pazienti accusano dolori e affaticamento anche con valori normali (4).
Il signor Doug Peterson, di Tahoe City, manifestò problemi alla parola, all’equilibrio e profonda stanchezza dopo tre anni di terapia con Lipitor. Per circa due anni e mezzo, non aveva manifestato nessun disturbo (5). Tutto iniziò con un quadro di insonnia, in cui si manifestavano spasmi e movimenti inconsulti della braccia. Seguì la perdità di equilibrio e l’inizio di quello che egli chiama  “la strascicata della statina”, una lenta e barcollante camminata. Successivamente, furono compromessi i movimenti fini. Gli ci volevano cinque minuti per scrivere quattro parole, praticamente illegibili. Anche le funzioni cognitive presto calarono. E’ stato difficile convincere il proprio medico che il Lipitor poteva essere la causa, ma dopo averlo interrotto il cordinamento motorio e la memoria migliorarono.
Il signor John Altrocchi assunse Mevacor per tre anni senza effetti collaterali, poi sviluppò un dolore al polpaccio così forte da impedirgli di camminare. Inoltre, accusò anche degli episodi di perdita temporanea di memoria.
In alcuni casi, tuttavia, i dolori muscolari possono comparire anche all’inizio della terapia. Il signor Ed Ontiveros iniziò ad avere problemi muscolari entro 30 giorni dall’assunzione di Lipitor. Cadde nel bagno e fece poi molta fatica a rialzarsi. La stanchezza scomparve quando smise di assumere il farmaco.
In un altro caso, citato dalla rivista medica Heart, in un paziente comparve la rabdomiolisi dopo una singola dose di statina (6). Il dolore al calcagno dovuto a fascite plantare è un altro frequente disturbo tra le persone che assumono questi farmaci. Una donna accusò un dolore ai piedi subito dopo l’assunzione di una statina. Ne parlò con il proprio prete, pregandolo di pregare per lei. Ma il prete le chiese se stesse assumendo il Lipitor. La donna rispose in modo affermativo e allora il prete le disse che era capitata la stessa cosa anche a lui, assumendo il farmaco (7).
Persone attive sono più soggette a sviluppare problemi legati all’assunzione delle statine, rispetto alle persone sedentarie. In uno studio condotto in Austria, solo 6 dei 22 atleti con ipercolesterolemia familiare furono ingrado di seguire il trattamento con le statine (8). Gli altri dovettero smettere a causa dei dolori muscolari.
Tra altro, vi sono altre altri farmaci che abbassano il colesterolo oltre alle statine che causano dolori articolari e debolezza muscolare. Nel “Southern Medical Journal”  viene riportato un caso di un uomo che accusava dolori muscolari, durante l’assunzione di  “riso cinese rosso” , una preparazione fitoterapica che abbassa il colesterolo (9).
Le persone che soffrono di neuropatia, fibromialgia, problemi di coordinamento motorio e stanchezza dovrebbero indagare anche se il loro colesterolo è troppo basso e se hanno una carenza di Coenzima Q10, tra le possibili cause.

Neuropatia
Polineuropatia, anche conosciuta come neuropatia periferica, è caratterizzata da debolezza, formicolio e dolori alle mani e ai piedi e da difficoltà a camminare. I ricercatori hanno studiato 500.000 cittadini danesi, circa il 9% della popolazione di quel Paese, e hanno scoperto che le persone che assumevano le statine più facilmente sviluppavano una polineuropatia (10). L’assunzione di statine per un anno portava aumentava il rischio di danno nervoso del 15%,  circa un caso ogni 2.200 pazienti. In coloro che assumevano le statine per 2 o più anni, il rischio saliva al 25%.
Secondo le ricerche della dottoressa Golomb, i disturbi al sistema nervoso sono effetti collaterali comuni durante l’uso delle statine. Pazienti che fanno uso di statine per due o più anni hanno da 4 a 14 volte più probabilità di sviluppare la polineuropatia idiopatica rispetto a chi non ne fa uso (11). La dottoressa afferma che in molti casi i pazienti si sono lamentati con il proprio medico di questi disturbi neurologici, ricevendo rassicurazioni che i disturbi non erano legati all’assunzione del farmaco. Il danno neurologico è spesso irreversibile. Nelle persone che assumono dosaggi alti per lunghi periodi i danni ai nervi possono essere irreversibili e rimanere anche dopo la sospensione dei farmaci. (…..).

Insufficienza cardiaca
Negli Stati Uniti siamo nel bel mezzo di una epidemia di casi di insufficienza cardiaca. Mentre l’incidenza degli infarti si è leggermente ridotta, un aumento dei casi di insufficienza cardiaca  ne ha annullato i benefici. Le morti per insufficienza cardiaca sono quasi raddoppiate dal 1989 al 1997 (13). Le statine sono state approvate nel 1987. L’interferenza con la produzione del Coenzima Q10 da parte delle statine è la spiegazione più verosimile. Il cuore è un muscolo è non può lavorare se si impoverisce di questo enzima. Il cardiologo Peter Langsjoen ha studiato 20 pazienti con funzionalità cardiaca completamente normale. Dopo sei mesi di assunzione di 20 mg di Lipitor al giorno, due terzi dei pazienti presentavano anormalità nella fase di riempimento del cuore. Secondo Langsjoen, questo malfunzionamento è causato dalla carenza di Q10. Senza questo enzima i mitocondri sono impediti nel produrre energia e le conseguenze sono la stanchezza e i dolori muscolari. Il cuore è molto sensibile ai disturbi del rifornimento energetico (14). La carenza di Coenzima Q10 diventerà progressivamente un problema, man mano che le compagnie farmaceutiche incoraggeranno i medici ad abbassare sempre di più i livelli di colesterolo dei propri pazienti. Quindici studi condotti su sei specie diverse di animali hanno dimostrato che le statine provocano deplezione del Co-Q10, causando la riduzione nella sintesi dell’ATP, danni al cuore, ai muscoli e una maggiore mortalità. Dei nove studi che hanno indagato l’effetto delle statine sulla deplezione di Co-Q10 sull’uomo, otto hanno dimostrato una riduzione del Q10 che ha portato ad una minore efficienza funzionale del ventricolo di sinistra  e altri squilibri biochimici (15). Tuttavia, nella pratica, tutti i pazienti con insufficienza cardiaca vengono trattati con le statine, anche se i loro livelli di colesterolo sono normali. Molto interessante è un recente studio che mostra che pazienti con insufficienza cardiaca cronica traggono beneficio da alti livelli di colesterolo, piuttosto che da bassi livelli. Ricercatori di Hull, in Inghilterra, hanno seguito 114 pazienti con insufficienza cardiaca per almeno 12 mesi (16). La sopravvivenza fu del 78% al 12° mese e il 56% al 36°. Gli studiosi scoprirono che per ogni punto di riduzione del colesterolo del sangue, c’era un aumento del 36% del rischio di morte entro 3 anni.

Vertigini
Le vertigini sono comunemente associate all’uso delle statine, probabilmente per via della riduzione della pressione sanguigna che queste causano. Una donna ha accusato le vertigini dopo un’ora dall’assunzione del Pravacol (17). Quando interruppe l’assunzione, le vertigini scomparvero. L’effetto ipotensivo è stato segnalato per diverse statine in diversi studi. Secondo la Golumb, che afferma che le vertigini sono un effetto comune delle statine, le persone anziane possono risentire di più di questi abbassamenti pressori (18).
Disturbi cognitivi
Nel numero di novembre del 2003 di Smart Money (19) si legge del caso del signor Mike Hope, ex proprietario di una ditta ben avviata di forniture oftalmologiche: “C’è un imbarazzante silenzio quando si chiede a Mike la sua età. Poi farfuglia o scherza sul fatto che non riesce più a contare oltre il 21. Semplicemente non ricorda. Passano dieci secondi. Poi venti. Alla fine arriva una risposta: ‘ho 56 anni’ dice. Ma non è sicuro. ‘Compio 56 anni quest’anno’ Più tardi chiedendogli del libro che sta leggendo, inciampa in un altro ostacolo. Non ricorda il titolo, l’autore né l’argomento”. L’uso delle statine dal 1998 gli ha causato problemi alla memoria e alla parola. Fu costretto a chiudere la sua attività e andare in pensione 10 anni in anticipo. Le cose migliorarono quando smise di assumere Lipitor nel 2002, ma è lontano da essersi ripreso completamente. Non riesce ancora a sostenere una conversazione. Lipitor lo ha trasformato in un uomo vecchio nel pieno della sua vita.
Casi come quello di Mike ve ne sono diversi anche nella letterature medica. Per esempio, un articolo comparso nella rivista Pharmacotherapy, del dicembre 2003, riporta di due casi di disturbi cognitivi associati all’assunzione di Lipitor e Zocor (20). Entrambi i pazienti hanno avuto un progressivo declino cognitivo che si risolse completamente entro un mese dalla sospensione dei farmaci. Uno studio condotto all’Università di Pittsburgh ha mostrato che pazienti in trattamento con le statine per sei mesi erano sensibilmente meno capaci di risolvere dei test di abilitità psicomotoria rispetto a persone che non assumevano i farmaci (21).
La dottoressa Golomb ha scoperto che il 15% dei pazienti che assume le statine sviluppa effetti collaterali di tipo cognitivo (22). Il più straziante è l’amnesia globale transitoria — una completa perdita della memoria per un breve o lungo periodo — descritta dall’ex astronauta Duane Graveline nel suo libro “Lipitor: Ladro di Memoria” (23). Le persone colpite riferiscono di episodi sconcertanti di completa perdita di memoria — arrivare in un negozio e non ricordarsi perché si è lì, dimenticandosi il proprio nome e quello dei familiari, incapaci di trovare la strada per casa una volta in macchina. Questi episodi capitano improvvisamente e scompaiono altrettanto improvvisamente. Graveline sottolinea che siamo tutti a rischio quando qualcuno assume le statine — vorreste essere su un aereo quando un pilota manifesta una di queste amnesie?
Mentre le industrie farmaceutiche negano che le statine possano causare amnesia, la perdita di memoria si è manifestata in diversi studi. In uno di questi che ha coinvolto 2502 soggetti, l’amnesia si è manifestata in 7 che assumevano Lipitor. L’amnesia si è anche manifestata in 2 dei 742 soggetti in uno studio comparativo con altre statine. Inoltre, sintomi di “pensiero anormale” furono riportati in 4 dei 2502 soggetti del precedente studio (24). Il totale degli effetti secondari registrati fu pertanto lo 0,5%, una cifra che verosimilmente sottostima la reale portata del problema, considerato che la perdita di memoria non è stata oggetto di attenzione in questi studi.

Cancro
In ogni studio condotto fino ad oggi su roditori, le statine si sono dimostrate cancerogene (25). Perché non si è visto la stessa drammatica correlazione anche negli studi sugli uomini? Perché il cancro ci mette molto a manifestarsi e molti degli studi sulle statine non durano più di 2-3 anni. Tuttavia in uno studio, lo studio “CARE”, l’incidenza dei tumori al seno tra coloro che assumevano una statina aumentò del 1500 % (26). Nello studio “The Heart Protection Study”, si manifestarono tumori della pelle (escluso il melanoma) in 243 pazienti che assumevano la simvastatina rispetto ai 202 casi registrati nel gruppo controllo (che non assumeva il farmaco) (27). I produttori delle statine hanno riconosciuto che questi farmaci deprimono il sistema immunitario (effetto che può portare al cancro e a malattie infettive), suggerendone l’impiego nelle artriti e, come immunosoppressore, nei pazienti trapiantati (28).

Degenerazione del pancreas
La letteratura medica riporta una serie di casi di pancreatite nei pazienti che assumono le statine. Uno studio riporta il caso di una donna di 46 anni che fu ricoverata in ospedale con diarrea e shock settico dopo un mese di cura con lovastatina (29). Morì dopo una lunga degenza. La diagnosi fu di pancreatite necrotizzante. Il medico curante disse che la paziente non aveva nessun evidente fattore di rischio per la pancreatite acuta, come un’affezione alle vie biliari o abuso di alcolici. “I prescrittori di statine (soprattutto la simvastatina e la lovastatina) dovrebbero prendere in considerazione la diagnosi di pancreatite acuta in pazienti che manifestano dolore addominale entro la settimana di cura con questi farmaci” è stato detto.

Depressione
Numerosi studi hanno mostrato connessioni tra livelli bassi di colesterolo e la depressione. Uno dei più recenti ha trovato che donne con colesterolo basso hanno il doppio di possibilità di soffrire di ansia e depressione. Ricercatori del  Duke University Center hanno condotto uno studio sulle personalità di 121 giovani donne, di età compresa  tra i 18 e i 27 anni (30). Il risultato fu che il 39% delle donne con il colesterolo basso aveva aspetti della personalità che mostravano tendenza alla depressione, in raffronto al 19 % delle donne con livelli di colesterolo alti o normali. Inoltre, una donna su tre di quelle con il colesterolo basso aveva anche una forte propensione all’ansia, rispetto al 21% di quelle con livelli normali. Nonostante tutto, l’autore, il Dr Edward Suarez, avvertiva le donne con il colesterolo basso a non consumare “cibi come torte alla crema” per aumentarlo,  perché questo genere di cibo “può causare patologie cardiache”. In alcuni precedenti studi, il Dr Suarez scoprì che negli uomini in cui il colesterolo del sangue veniva abbassato con i farmaci si aveva un aumento del tasso di suicidio e di morti violente, portando i ricercatori a teorizzare che “livelli bassi di colesterolo causano disturbi dell’uomore”(…).

Nessun beneficio?
Molti medici sono convinti — e cercano di convincere i propri pazienti — che i benefici delle statine di gran lunga superano gli effetti collaterali. Possono citare un certo numero di studi in cui l’uso delle statine ha ridotto le morti da patologia coronarica nei soggetti che ne facevano uso rispetto a chi non assumeva questi farmaci. Ma, come ha sottolineato il Dr Ravnskov nel suo libro The Cholesterol Myths (31) il risultati dei principali studi fino all’anno 2000 — il “4S”, il “WOSCOPS”, il “CARE”, il “AFCAPS” e il “LIPID” — in generale hanno mostrato modeste differenze, che sono statisticamente insignificanti e indipendenti da quanto il colesterolo è stato abbassato. In due studi, l’ “EXCEL” e il “ FACAPT/TexCAPS” si sono registrate più morti nei gruppi trattati con le statine rispetto a quelli non trattati. La meta-analisi del Dr Ravnskov, del 1992, che riguardava 26 studi controllati ha mostrato un numero uguale di morti per patologie cardiovascolari sia nei gruppi che assumevano i farmaci ipolipemizzanti sia in quelli che non li assumevano (32). Una analisi di tutti i più importanti studi pubblicati prima del 2000, mostra che un uso prolungato delle statine per la prevenzione delle malattie cardiovascolari causa dopo 10 anni l’aumento dell’1% del rischio di morte, rispetto al placebo (33).
I risultati degli studi più recenti non giustificano più l’attuale campagna che pretende di mettere in trattamento con le statine un numero maggiore possibile di persone.

HONOLULU HEARTH PROGRAM (2001)
Questo studio, parte di uno più vasto e ancora in corso, ha indagato l’effetto dell’abbassamento del colesterolo negli anziani. I ricercatori hanno raffrontato i cambiamenti nelle concentrazioni di colesterolo in 20 anni con tutte le cause di morte (34). Citando il lavoro “I nostri dati sono in accordo con i risultati di studi precedenti e mostrano che vi è un aumento di mortalità tra gli anziani che hanno bassi livelli di colesterolo e che la persistenza di bassi livelli di colesterolo nel tempo di fatto aumenta il rischio di morte. Pertanto, il rischio di morte aumenta, quanto prima si inizia ad abbassare il colesterolo (….). I nostri dati suggeriscono che in quegli individui in cui il colesterolo è tenuto basso (grazie alle statine NdT) per 20 anni l’incidenza di morte sarà maggiore”.

MIRACL (2001)
Lo studio MIRACL ha indagato gli effetti di alte dosi di Lipitor su 3086 pazienti ospedalizzati per angina pectoris e infarto cardiaco non-fatale per un periodo di 6 settimane (35). Secondo l’estratto dello studio “Nei pazienti con sindrome acuta coronarica, il farmaco atorvastatina, 80mg/die, riduce gli eventi ischemici ricorrenti nelle prime 16 settimane e quindi il ricorso alla ospedalizzazione”. Quello che l’estratto non menziona è che non ci fu nessun cambiamento nel tasso di mortalità in raffronto al gruppo controllo (quello che non ha assunto il farmaco) e nessun cambiamento significativo nell’incidenza dei reinfarti o nel ricorso alla rianimazione nel caso di arresto cardiaco. Il solo cambiamento fu un significativo calo nel dolore cardiaco e nel ricorso al ricovero ospedaliero.

ALLHAT (2002)
Lo ALLHAT (Antihypertensive and Lipid-Lowering Treatment to Prevent Heart Attack Trial = valutazione del trattamento antipertensivo e della terapia antilipidemica nella prevenzione dell’infarto cardiaco), il più grande studio condotto in Nord America sull’abbassamento del colesterolo del sangue e il più grande a livello mondiale sul farmaco Lipitor, mostrò che la mortalità dopo 3 o 6 anni era uguale sia nel gruppo che assumeva il farmaco sia in quello che non lo assumeva (36). I ricercatori usarono dati di oltre 10.000 partecipanti, seguiti per oltre 4 anni, comparando l’uso di una statina con semplici norme salutistiche (mantenimento del peso forma, non fumare, esercizio regolare, ecc.). Tutti i soggetti avevano un livello moderatamente elevato di colesterolo LDL. Nel 28% dei 5170 soggetti del gruppo che assumeva le statine l’LDL si abbassò significativamente e in un ulteriore 11% dello stesso gruppo si ebbe un calo molto simile. Tuttavia, entrambi i gruppi (quello sotto farmaco e quello no) mostrarono la stessa incidenza di mortalità, di infarti cardiaci e di altre patologie cardiovascolari.

HEART PROTECTION STUDY (2002)
Condotto alla Università di Oxford (37), questo studio ha ricevuto una notevole attenzione dai mass media. I ricercatori affermavano che “notevoli benefici” si potevano avere dai farmaci che abbassano il colesterolo (38). Secondo un commentatore, le statine sarebbero diventate la “nuova aspirina” (39).  Ma come ha sottolineato il Dr Ravnskov (40), i benefici erano tutt’altro che notevoli. Coloro che avevano assunto la simvastatina avevano un tasso di sopravvivenza dell’87,1% dopo 5 anni rispetto all’85,4% del gruppo controllo e queste percentuali erano indipendenti da quanto il colesterolo era sceso. Gli autori di questo studio non hanno mai pubblicato i dati cumulativi delle morti, nonostante le numerose richieste in questo senso e nonostante i fondi ricevuti e uno studio che avevano condotto su tutti i dati della ricerca. Secondo gli autori, fornire un resoconto delle morti anno per anno sarebbe un “inappropriato” modo di pubblicare i risultati dei loro studi (41).

PROSPER (2002)
Lo stdudio PROSPER (Prospective Study of Pravastatin in the Elderly at Risk = studio prospettico sulla Pravastatina negli anziani a rischio) ha preso in considerazione gli effetti della pravastatina rispetto ad un placebo in due gruppi di pazienti anziani di cui il 56% era composto da persone senza precedenti casi di patologie cardiovascolari e il 44% erano pazienti cardiopatici (42). La pravastatina non è stata in grado di ridurre il numero totale di infarti cardiaci o di ictus tra i pazienti senza precedenti patologici, mentre fu efficace nella prevenzione di eventi cardiovascolari acuti nei pazienti già cardiopatici. Tuttavia, una valutazione dei benefici sulla salute di tutti i pazienti (con precedenti cadiovascolari e non), il numero totale delle morti e di altri eventi patologici non furono modificati dalla pravastatina, in raffronto con il gruppo placebo. Inoltre, tra le persone trattate vi fu un aumento del cancro. In altre parole, nessuna vita è stata salvata.

J-LIT (2002)
Il  J-LIT (Japanese Lipid Intervention Trial) fu uno studio di 6 anni condotto su 47.294 pazienti trattati con una medesima dose di simvastatina (43). I pazienti furono raggruppati in base a quanto il colesterolo era stato abbassato. In alcuni non vi fu nessun abbassamento dei livelli delle LDL, in alcuni si era abbassato di poco e in altri di molto. I risultati: nessuna correlazione tra la percentuale di abbassamento dei livelli di LDL e tasso di mortalità durante il periodo di 5 anni di studio.

Meta-Analisi (2003)
Nella Meta-Analisi di 44 studi che hanno interessato 10.000 partecipanti, il tasso di mortalità era dell’1% in tutti i 3 gruppi — quello che assumeva la atorvastatina (Lipitor), quello che assumeva altre statine e quello che non assumeva farmaci (44). Inoltre, tra le persone che avevano assunto i farmaci, il 65% aveva manifestato effetti colaterali, contro il 45% delle partecipanti sotto placebo. I ricercatori hanno affermato che l’incidenza degli effetti collaterali era simile in tutti tre i gruppi, ma il 3% dei pazienti che assumevano atorvastatina e il 4% di quelli che assumevano altro tipo di statina si ritirarono per disturbi provocati dalla cura, in raffronto all’1% di quelli che si sono ritirati del gruppo placebo.
Statine e Placca arteriose (2003)
Uno studio pubblicato sulla autorevole rivista “American Journal of Cardiology” pone seri dubbi sulla comune credenza che abbassare il colesterolo LDL, quello definito “cattivo”, sia il modo migliore per ridurre le placche arteriose (45). I ricercatori del Beth Israel Medical Center di New York hanno esaminato la placca coronarica di 182 soggetti che assumevano le statine per abbassare i propri valori di colesterolo. Un gruppo assumeva il farmaco a dosaggi superiori a 80mg/die, mentre la maggioranza dei partecipanti ne assumeva a dosaggi inferiori. Impiegando la tomografia ad elettroni, i ricercatori hanno misurato la placca in tutti i partecipanti prima e dopo il periodo di studio, durato un anno. In generale, il colesterolo si è abbassato nella gran parte dei soggetti, ma alla fine non si riscontrava nessuna differenza statisticamente significativa nella progressione della placca arteriosa. In media, soggetti di entrambi i gruppi hanno mostrato un incremento della placca pari al 9,2 %.

Donne e statine (2003)
Nessuno studio ha dimostrato una significativa riduzione nella mortalità delle donne in seguito a un trattamento con le statine. L’Università della British Columbia Therapeutics Initiative giunse alla stessa conclusione, scoprendo che, nelle donne, le statine non offrono alcun beneficio nella prevenzione delle patologie cardiovascolari (46). Tuttavia, nel febbraio del 2004, la rivista Circulation pubblica un articolo in cui oltre 20 organizzazioni appoggiavano le linee guida per la prevenzione delle patologie cardiovascolari nella donna “preferibilmente con le statine”(47).

ASCOT-LLA (2003)
Lo studio ASCOT-LLA (Anglo-Scandinavian Cardiac Outcomes Trial–Lipid Lowering Arm) fu  progettato per valutare i benefici della atorvastatina (Lipitor) nei confronti del placebo in pazienti che soffrivano di ipertensione con livelli medi, o più bassi, di colesterolo e almeno altri tre fattori di rischio cardiovascolare (48). Lo studio doveva durare 5 anni, ma fu interrotto dopo circa 3 anni, per via di una significativa riduzione degli accidenti cardiaci. Il Lipitor ridusse in effetti il numero totale degli infarti e degli ictus, tuttavia, la mortalità totale non fu ridotta in modo significativo. Infatti, le donne furono quelle che non ricevettero benefico dal trattamento. Nello studio si afferma che per quanto riguarda i gravi effetti collaterali “non ci sono differenze tra il gruppo trattato e il placebo”, senza però specificare di quali gravi effetti si trattasse.

Livelli di colesterolo nei pazienti dializzati (2004)
In uno studio che ha coinvolto pazienti sottoposti a dialisi, si è visto che tra coloro che avevano livelli più alti di colesterolo la mortalità era minore rispetto a quelli con colesterolo più basso (49). Nonostante tutto, gli autori affermarono che “questa associazione inversa tra colesterolo totale e mortalità è probabilmente dovuta agli effetti di riduzione del colesterolo da parte di processi infiammatori sistemici e della mal nutrizione e non per un effetto protettivo degli alti livelli del colesterolo”. Evitando di pregiudicare l’arrivo di altri fondi economici per future ricerche, gli autori conclusero “questi risultati confermano la necessità di trattare l’ipercolesterolemia nei pazienti dializzati”.

PROVE-IT (2004)
Lo studio PROVE-IT (Pravastatin or AtorVastatin Evaluation and Infection Study) (50), condotto dai ricercatori della Harvard University Medical School, attirò una notevole attenzione da parte dei media. “Uno studio che ha riguardato due farmaci che abbassano il colesterolo ha scoperto che uno di questi riduce le malattie cardiache” era il titolo del New York Times (51). In un editoriale intitolato “bassissimi livelli di colesterolo”, il giornale affermava che “questi risultati fanno verosimilemente presagire un significativo cambiamento nel modo in cui i pazienti cardiopatici sono curati. Inoltre, bisognerebbe valutare se nei soggetti sani una netta riduzione dei livelli di colesterolo (ottenuta con i farmaci in questione) possa essere di beneficio”(52). Il Washington Post fu ancora più entusiastico con il titolo “Sorprendenti benefici dovuti a livelli molto bassi di colesterolo” (53). “Uno studio ha dimostrato che nei pazienti in cui si sono ottenuti livelli molto bassi di colesterolo ematico il rischio di morte e di malattia si riduce del 16%, rispetto alle persone che hanno livelli considerati ottimali. Questi risultati dovrebbero sollecitare i medici a somministrare dosi di farmaci più alte a centinaia di migliaia di pazienti che già soffrono di patologie cardiache gravi, ha riferito un esperto. Inoltre, probabilmente incoraggerà i medici ad iniziare la somministrazione di questi farmaci anche a milioni di persone sane che già non li assumono  e ad aumentare le dosi a coloro che già sono in cura, hanno detto”.
Lo studio in questione ha messo a confronto due statine, Lipitor e Pravacol. Nonostante che la Bristol Myers-Squibb (BMS), produttrice del Pravacol, sponsorizzò lo studio, il Lipitor (prodotto dalla Pfizer) risultò il più efficace nell’abbassare i livcelli di LDL. I “sorprendenti benefici” furono un tasso di mortalità e di altre patologie coronariche del 22% nel caso del Lipitor rispetto al 26% nel caso del Pravacol.
I riceracatori dello studio PROVE-IT presero in considerazione 4162 pazienti che avevano subito un ricovero per infarto miocardico o angina instabile. Una metà assunse Pravacol e un’altra metà Lipitor. Tra coloro che assunsero Lipitor si ebbe la maggiore riduzione dei livelli di LDL. Nel complesso una riduzione massima del 32% dell’LDL e una riduzione del 16% delle morti da cause generali. Ma quel 16% si riferiva alla riduzione del rischio relativo. Come sottolineato dal Dr Malcolm Kendrick, nella rivista Red Flags Daily, la riduzione assoluta nell’andamento del tasso di mortalità di coloro che assumevano Lipitor piuttosto che Pravacol, fu dell’1%, una riduzione dal 3,2% al 2,2% in due anni (54), o per metterla in un altro modo lo 0,5% del rischio assoluto per anno — questi erano i dati che avevano scatenato l’imponente campagna per abbassare il colesterolo nel sangue nelle persone senza fattori di rischio per patologie cardiovascolari, neanche l’ipercolesterolemia. 
Lo studio è poco credibile sulla base di quello che Kendrick chiama “le due variabili indovinello”. “E’ vero che i pazienti che hanno avuto il più alto tasso di abbassamento  dell’ LDL erano protetti contro l’incidenza della morte. Tuttavia,….costoro assumevano due differenti farmaci! Cosa molto importante, ma che è stata spazzata via dall’ondata della montatura giornalistica. Se veramente vuoi provare che minore è il livello delle LDL e maggiore è il livello di protezione, allora devi usare lo stesso farmaco. Questo serve per raggiungere il più fondamentale requisito di qualsiasi studio scientifico, che è quello di rimuovere tutte le variabili incontrollabili….Così come è stato concepito questo studio, utilizzando due farmaci, chiunque può argomentare che i benefici registrati nei pazienti con atorvastatina (Lipitor) non hanno nulla a che fare con la notevole riduzione delle LDL; sono il puro effetto diretto della atorvastatina” Kendrick sottolinea che lo studio J-LIT correttamente concepito, pubblicato due anni prima, non aveva trovato nessuna correlazione tra i livelli di LDL e i tassi di mortalità. Questo studio, per altro, aveva reclutato un umero di pazienti dieci volte superiore, ebbe una durata tre volte superiore e impiegò lo stesso farmaco con lo stesso dosaggio. Non sorprende che lo studio J-LIT praticamente non attirò l’attenzione dei media.
Lo studio PROVE-IT non prese in considerazione gli effetti collaterali, ma il Dr Andrew G. Bodnar, vice presidente anziano dell’ufficio delle relazioni esterne della Bristol Meyer Squibb, produttrice della statina che era uscita perdente dal confronto, mostrò che gli enzimi epatici erano più elevati del 3,3 % nei pazienti del gruppo che assumevano Lipitor e solo l’1% nei pazienti del gruppo del pravacol, sottolineando che quando gli enzimi epatici si alzano, ai pazienti si consiglia di smettere il trattamento o di ridurre la dose (55). Il numero dei pazienti che abbandonarono la sperimentazione fu molto alto: il 33% dei pazienti interruppe la cura con Pravacol e il 30% interruppe la cura con Lipitor dopo due anni, in seguito agli effetti collaterali (56).

REVERSAL (2004)
Uno studio simile al precedente fu condotto alla Cliveland Clinic, ai pazienti furono dati sia Lipitor sia Pravachol. In coloro che ricevettero Lipitor si raggiunsero i più bassi livelli di LDL e “una inversione del processo della formazione della placca ateromatosa” (57). La riduzione delle placche in coloro che assunsero Lipitor fu dello 0,4% in 18 mesi, sulla base di un esame ad ultrasuoni intravascolare (non così preciso come la tomografia a raggio elettronico); Il Dr Eric Topol della Cliveland Clinic affermò che si trattava di risultati incredibili “…..è una nuova era  nella terapia intesiva con le statine. Le implicazioni sono enormi. Anche oggi, solo una minima parte delle persone che dovrebbero essere trattate con le statine usano questi farmaci….Oltre 200 milioni di persone nel mondo potrebbero beneficiare di questa terapia, ma solo 25 milioni ne fanno uso”(58). Come prevedibile, un articolo del Wall Street Journal intitolava “Lipitor Prescriptions Surge in Wake of Big Study” (59). Ma come sottolinea il Dr Ravnskov i ricercatori hanno gurdato al cambiamento nel volume dell’ateroma (la placca), non alle variazioni del lume vasale “un parametro decisamente più importante, perché influenza la quantità di sangue che raggiunge il miocardio. Un cambiamento delle dimensione dell’ateroma non può essere semplicemente tradotto in eventi clinici, perché meccanismi adattativi cercano di mantenere normale le dimensioni del lume nei primi stadi dell’aterogenesi”(60).

Altri impieghi
Considerato che i dati scientifici sulle capacità terapeutiche delle statine sono insignificanti, tutta l’enfasi che viene data a questo genere di terapia è ingiustificata. Tuttavia, l’industria continua a propagandare attraverso i media l’importanza di una sempre maggiore diffusione di questa terapia, non solo come mezzo per abbassare il colesterolo, ma anche come cura per altre patologie: cancro, sclerosi multipla, osteoporosi, ictus, degenerazione maculare, artrite e anche disturbi mentali, come i problemi di memoria e di apprendimento, e l’Alzheimer (61). Le nuove linee guida pubblicate dall’American College of Physicians (ordine dei medici americani), prevedono l’impiego delle statine nei soggetti diabetici di età superiore ai 55 anni e in quelli più giovani che abbiano qualche fattore di rischio cardiovascolare, come la pressione alta o sono fumatori (62). David A. Drachman, professore di neurologia della University of Massachusetts Medical School definisce le statine “il viagra per il cervello” (63). Altri autori medici propugnano una “polipillola”, una miscela composta da una statina, un farmaco per abbassare la pressione, l’aspirina e la niacina, come terapia “ti-prevengo-tutto”  che ogniuno può assumere. L’industria farmaceutica sta inoltre premendo affinché le statine siano vendute come farmaco libero. Può un giudizio onesto trovare un qualsiasi possibile uso per questi pericolosi farmaci? Il Dr Peter Langsjoen, che vive a Tyler nel Texas, afferma che la terapia con statine è giustificabile nella cura di grave “Neurosi da Colesterolo”, creata dalla propaganda anti-colesterolo dell’industria farmaceutica. Se siete preoccupati del vostro colesterolo, allora le statine allevieranno tutte le vostre ansie.
(….).

Ultimissime sul colesterolo
Ricercatosi della Scuola di Medicina dell’Università di Tulane hanno utilizzato la tomografia a raggio elettronico (EBT) per misurare la progressione nella formazione della placca di pazienti infartuati che assumevano le statine. L’EBT è un esame molto accurato per misurare le inclusioni di calcio nelle arterie. Contrariamente alle previsioni, i ricercatori hanno scoperto che la progressione del calcio delle arterie coronariche (CAC) era significativamente più elevato nei pazienti che assumevano le statine in raffronto a quelli che non le assumevano. I ricercatori hanno affermato: “Il continuo amunento del CAC potrebbe spiegare perché in alcuni pazienti non si hanno benefici con le statine, ma piuttosto un aumento del rischio di accidenti cardiovascolari”(Arterioscler Thromb Vasc Biol, April 1, 2004).
Il “Melbourne Women’s Midlife Health Project”, (progetto per la salute delle donne di mezza età) ha misurato annualmente i livelli di colesterolo in un gruppo di 326 donne di età compresa tra i 52 e 63 anni. Nel controllo dell’ottavo anno, le partecipanti sono state sottoposte anche ad un test per valutare la memoria. I ricercatori hanno scoperto che i livelli più alti del colesterolo LDL e gli aumenti recenti del colesterolo totale e dell’LDL erano associati ad una memoria migliore. (J Neurol Neurosurg Psychiatry 2003;74:1530-1535.)

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(Traduzione del Dr Francesco Perugini Billi)

 

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