Proton-Pump-Inhibitors-heart-attackNegli ultimi decenni il reflusso gastroesofageo (RGE) è diventato epidemico. Gli inibitori della pompa protonica (IPP) sono farmaci largamente utilizzati in questo disturbo, ma il loro effetto è puramente sintomatico. Erano nati per brevi periodi di cura, ma oggi vengono  prescritti da molti medici e specialisti per cure di mesi, di anni o per un trattamento a vita. Il problema è che l’approccio della medicina moderna al RGE è fallimentare, ovvero la medicina moderna non sa come curarlo e si limita a tacitare il sintomo più vistoso, l’iperacidità.  Sull’approccio “alternativo” al RGE, si legga il mio articolo “Reflusso gastroesofaeo: le alternative“.

Purtroppo, come molti farmaci della moderna medicina, anche gli IPP hanno degli effetti collaterali, spesso gravi. Per quanto riguarda il rischio cardiovascolare, studi iniziali avevano messo in evidenza un aumentato rischio di infarto solo nei pazienti coronaropatici che, oltre agli IPP, utilizzavano anche il farmaco clopidogrel (Plavix®). Recenti analisi degli studi disponibili sono invece giunte alla conclusione che tutti i pazienti che utilizzano gli IPP sono a rischio, indipendentemente da altri fattori. La mortalità cardiovascolare tra chi assume gli IPP sarebbe il doppio rispetto alla popolazione che non fa uso di questi farmaci. “I nostri risultati dimostrano che che gli IPP sono associati ad un elevato rischio di infarto nella popolazione generale” conclude il Dr Nigam H. Shah, professore associato di informatica biomedica a Stanford e uno dei pricipali autori dello studio.

Questi farmaci agiscono direttamente sulle cellule parietali dello stomaco e impediscono a queste cellule di produrre acido, che però serve a digerire il cibo ed assimilare i nutrenti. Inoltre, l’acido serve a proteggere il tratto gastrointestinale dalle infezioni. Un utilizzo prolungato degli IPP è stato associato a carenze di vari nutrienti, tra cui la B12 e il magnesio. Se trascurate, queste carenze possono portare a varie condizioni patologiche, tra cui osteoporosi, gastrite atrofica, coliti batteriche e molto altro. Il motivo per cui gli IPP aumentano il rischio di infarto non è ancora stato chiarito.

Sono diversi i farmaci di sintesi che aumentano il rischio cardiovascolare, tra cui ricordo anche gli antinfiammatori, farmaci spesso usati a sproposito e con colpevole leggerezza. Il principio che ribadisco è sempre lo stesso: imparate a curarvi prima di tutto con le medicine non convenzionali, e poi solo come ultima risorsa ricorrete ai farmaci della medicina moderna.


Bibliografia

– Nigam H. Shah et al, Proton Pump Inhibitor Usage and the Risk of Myocardial Infarction in the General Population PLOS ONE Published: June 10, 2015 DOI: 10.1371/journal.pone.0124653