Achillea1Fin dall’antichità, l’achillea, Achillea millefolium,  è nota come erba capace di arrestare le emorragie. Era utilizzata soprattutto per curare le ferite da battaglia, tanto da guadagnarsi il nome di herba militaria. Anche il suo nome generico e quello volgare si rifanno alle sue proprietà antiemorragiche e vulnerarie: “achille”a deriva dall’ eroe semidio Achille che, secondo la leggenda, avrebbe imparato ad utilizzare questa pianta per curarsi le ferite seguendo gli insegnamenti del centauro Chirone.

La religiosa e naturalista Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179) nei suoi libri di medicina parla dell’achillea in questo modo: “Quando una persona è ferita da un colpo, si lavi la piaga con del vino. Si faccia bollire l’achillea nell’acqua, si metta l’achillea calda su un telo di lino e si leghi come una compressa sulla ferita. Così l’achillea leva il pus alla ferita e la putrefazione, cioè l’ascesso (ulcus) e le ferite guariranno. Ma dopo che la ferita comincia a guarire e si cicatrizza, bisogna legare l’achillea direttamente sulla ferita, senza il tessuto di lino, ed essa guarirà perfettamente.” (1)

Anche il suo impiego in campo ginecologico è antichissimo. E’ stata utilizzata in numerose affezioni, come dismenorrea, flussi abbondanti, emorragie, annessite, endometriosi, miomi uterini e nei disturbi della menopausa, sia internamente che esternamente. Ottima negli stati spastici della pelvi, un tempo definita “parametropatia” (2), molto frequente nella donna. Viene anche utilizzata efficacemente come tonico regolatore del flusso sanguigno nel post parto.

Da un punto di vista energetico, l’achillea è amara, astringente, rinfrescante. Elimina l’eccesso di Fuoco e di Acqua dal sangue e dal tratto digestivo. E’ quindi più efficace nelle donne di costituzione sanguinica o Kapha-Pitta. A livello mentale, ha un’azione calmante, promuove chiarezza e affina la percezione.

L’impiego sotto forma di tisana è molto efficace. Considerato poi che questa pianta è comune e diffusissima nelle zone prative, dalla pianura fino al piano alpino, tutti possono farne delle copiose raccolte per uso personale.


Bibliografia

1) Hertzka G, Strehlow W, Manuale della medicina di Santa Ildegarda. Athesia ed. Bolzano, 1992.
2) Wiess R. Trattato di fitoterapia. Ed Aporie, 1996, Roma.