Lo scorso giugno la AHA (American Heart Association) ha pubblicato sulla propria rivista (Circulation) un documento in cui si ribadisce un vecchio mantra: sostituite i grassi saturi con i grassi vegetali (polinsaturi e monoinsaturi)! (1).

Ignorando completamente la recente letteratura scientifica (2, 3) che sconfessa il legame grassi saturi-infarto, la AHA rinfocola il mai sopito, e probabilmente non disinteressato, odio per i grassi saturi e il colesterolo, tirando fuori, in modo del tutto arbitrario, un vecchio studio dove questo legame invece pare fosse evidente. Lo studio in questione, realizzato in Finlandia negli anni ’70, non è mai stato ritenuto valido perché condotto in modo poco rigoroso. Erano stati presi in esame i pazienti di un ospedale psichiatrico senza valutare le variabili che potevano confondere i risultati. Per esempio, oltre alla dieta ricca di grassi saturi, ai pazienti veniva somministrato un farmaco antipsicotico, la tioridazina, che poi si è scoperto che aumentava significativamente il rischio cardiovascolare. Per questo e altri motivi simili, lo studio finlandese è stato escluso dalle maggiori review dopo il 2014 (4). Per supportare le proprie linee guida, la AHA commette ulteriori errori scegliendo arbitrariamente lo studio DASH, che sembra confermare le tesi della AHA, ignorando il ben più importante studio MCE (Minnesota Coronary Experiment) che invece le sconfessa decisamente (5).

In generale, la maggioranza delle reviews e meta-analisi publicati negli ultimi anni non mostra alcun legame tra i grassi saturi della dieta e un aumento del rischio cardiovascolare. Le conclusioni dei ricercatori non confermano minimamente le linee guida nazionali americane che stabiliscono un limite di grassi saturi del 10% delle calorie giornaliere e quelle della AHA (American Heart Association), che lo fissano al 5-6% delle calorie totali nel caso di pazienti con ipercolesterolemia.

E’ dura accettare i dati che contrastano con i propri preconcetti, dopo tutto è oltre 50 anni che ci raccontano che ridurre il colesterolo e i gassi saturi dalla dieta fa bene alla salute e previene gli accidenti cardiovascolari. Neanche la riduzione dei livelli di colesterolo del sangue è di beneficio. Il MCE (Minnesota Coronary Experiment) ha mostrato chiaramente che più veniva abbassata la colesterolemia e maggiore era il rischio di infarto (6). Le possibili spiegazioni per questi risultati sono le seguenti:

  • è vero che i grassi saturi aumentano, seppur di poco le LDL, ma aumentano anche le HDL, annullando in questo modo il potenziale effetto negativo;
  • le LDL-C sono un marcatore molto meno importante di quello che pensiamo. Diversi studi che hanno ottenuto la riduzione delle LDL-C tramite la dieta non hanno mostrato alcun effetto in termini di riduzione del rischio cardiovascolare, in barba al supposto beneficio dato dalla riduzione delle LDL-C, sempre più spinto, auspicato con l’impiego di statine (6).

Indipendentemente da quello che accade alle varie frazioni di colesterolo, i grassi saturi sembrano essere del tutto innocui. L’unico dato reale è che gli americani, in seguito alle linee guida nazionali e a quelle della AHA, dal 1970 hanno ridotto il loro apporto di grassi animali del 27% e aumentato quello di grassi polinsaturi vegetali del 90%, ma le malattie cardiovascolari rimangono il killer numero uno tra la popolazione (800.000 persone all’anno). Dopo tutti questi anni, qualche risultato si doveva pur vedere, o no?

Perché allora questa posizione così intransigente della AHA? Sembra che questa associazione  fin dall’inizio della campagna contro i grassi animali, agli inizi degli anni ’50, abbia potuto contare su sostanziosi finanziamenti da industrie alimentari degli oli vegetali, come la Procter & Gamble, produttrice dell’olio Crisco. (7)

Più recentemente, la LibertyLink Soybeans si è impegnata a versare fino a 500.000 dollari alla AHA , per incoraggiare l’associazione a mantenere vivo il suo supporto all’olio di soia, in assoluto l’olio più consumato in America. Curioso, ma neanche tanto, che gli autori del documento pubblicato su Circulation ricevano fondi dalle industrie degli oli vegetali (5).


Bibliografia

1) Sacks FM, Lichtenstein AH, Wu JHY, et al. Dietary Fats and Cardiovascular Disease: A Presidential Advisory From the American Heart Association. Circulation. 2017 June 15.
2) Chowdhury R, Warnakula S, Kunutsor S, et al. Association of dietary, circulating, and supplement fatty acids with coronary risk: a systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med. 2014;160:398-406
3) de Souza RJ, Mente A, Maroleanu A, et al. Intake of saturated and trans unsaturated fatty acids and risk of all cause mortality, cardiovascular disease, and type 2 diabetes: systematic review and meta-analysis of observational studies. BMJ. 2015;351:h3978.
4) Hamley S. The effect of replacing saturated fat with mostly n-6 polyunsaturated fat on coronary heart disease: a meta-analysis of randomised controlled trials. Nutr J. 2017;16:30.
5) Nina Teicholz; Eric Thorn,News & Perspective COMMENTARY Saturated Fats and CVD: AHA Convicts, We Say Acquit,  July 12, 2017 medscape.com
6) Ramsden CE, Zamora D, Majchrzak-Hong S, et al. Re-evaluation of the traditional diet-heart hypothesis: analysis of recovered data from Minnesota Coronary Experiment (1968-73). BMJ. 2016;353:i1246.
7) Teicholz N. The Big Fat Surprise: New York: Simon & Schuster; 2014.


Francesco Perugini Billi©copyright