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La legge dei simili
Dr Francesco Perugini Billi
dottorperuginibilli.it©2004
In seguito alle prime sperimentazioni da lui condotte, Hahnemann intuisce una nuova possibilità terapeutica: “Per scoprire le vere proprietà mediche di una sostanza nelle malattie, si deve portare l’attenzione sulla malattia artificiale particolare ch’essa provoca ordinariamente nell’organismo, per adattarla allora a uno stato patologico molto simile che occorre allontanare”. Il confronto analogico tra il quadro sperimentale patogenetico di un rimedio e il quadro patologico del malato costituisce l’atto fondamentale della terapeutica omeopatica. Il rispetto di questo ragionamento apre la porta alla terapia con i simili: similia similibus curentur. Non si tratta di trovare un farmaco il cui effetto terapeutico sia di antagonismo verso il processo patologico in atto (contraria contrariis), ma una sostanza che durante la sperimentazione (in senso hahnemanniano) sull’uomo sano abbia prodotto sintomi simili a quelli che vengono poi riscontrati sul malato. La sostanza, o meglio il rimedio, che emerge da una ricerca siffatta, trova poi il suo impiego pratico nella terapeutica omeopatica a dosi diluite e dinamizzate. La preparazione dei rimedi in senso omeopatico è un altro elemento cardine della dottrina omeopatica e completa il ragionamento analogico.
Riassumendo: la Legge dei Simili formula un parallelismo d’azione tra il potere tossicologico e farmacologico di una sostanza su un individuo sano e sensibile e il suo potere terapeutico su un individuo malato, che presenta un insieme similare di sintomi.
Con maggiore precisione è possibile fornire la seguente definizione della Legge dei Simili:
“Tutte le sostanze suscettibili di produrre sia a dosi ponderali (tossiche o fisiologiche) sia a diluizioni infinitesimali in un soggetto apparentemente sano un quadro patologico soggettivo e oggettivo, sono capaci a dosi convenienti (quasi sempre più basse delle precedenti) di guarire in un soggetto malato un quadro patologico analogo”.
Esempio:
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