dottorperuginibilli.it
 
AIDS in Africa: si tratta davvero di una epidemia? 
 
di San Burcher 
(traduzione di Francesco Perugini Billi) 
 
 
 
Essere HIV positivo è il presupposto normalmente richiesto per una diagnosi di AIDS, ma testare per l’HIV non è proprio quello che avviene in Africa dove nessun test per l’HIV è richiesto per fare una diagnosi di AIDS. Questo perché nell’ottobre del 1985 un gruppo di esperti sanitari, tra cui i rappresentati del CDC (Centri per il Controllo della Malattia) e della WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) si sono incontrati in  Bangui, Africa Centrale, per accordarsi su cosa si dovesse intendere per diagnosi di AIDS in Africa. Un accordo avrebbe permesso ai medici di identificare i pazienti con AIDS e anche di classificare in modo serio tutti i malati. La definizione di Bangui è la seguente (1): “febbri prolungate per un  mese o più, perdita di peso oltre il 10% e diarrea persistente.” Essere stati d’accordo con questa definizione ha significato semplicemente far rientrare nell’ambito della diagnosi di AIDS  le tradizionali malattie dell’Africa dovute alla miseria, alle guerre, alla fame, al clima tropicale, alle fogne a cielo aperto e all’acqua contaminata. Il consenso generale sulle direttive di Bangui è dovuto al fatto che “si sono dimostrati utili in aree dove nessun test era disponibile.” Ma come ha sottolineato nel 1991 Charles Gils sulla rivista di medicina BMJ (British Medical Journal) (2), “la diarrea persistente con perdita di peso può essere associata a normali enteriti batteriche e parassitiche.” Inoltre, “nei paesi in cui l’incidenza della TBC è alta, un numero consistente di persone a cui è stata fatta diagnosi di AIDS, potrebbero invece non avere questa malattia.”  
Dal 1993, malattie epidemiche come la TBC sono state incluse tra le malattie definite “AIDS”, e nel 2002, la WHO decise di mettere l’AIDS al primo posto delle malattie più micidiali e di retrocedere la TBC. L’Istituto di Statistica (STATS) affermò: “Questo è un tentativo di spostare di qua e di là i casi di morte”(3). Il cancro cervicale è stato recentemente aggiunto alla lista delle malattie definite “AIDS”, che peraltro risponde bene alle cure se preso in tempo. 
Il Professor Charles Geershetker, della California State University, che spesso viaggia in Africa per via delle sue ricerche, ha scoperto che alcuni clinici stavano raccogliendo dati sulla positività da HIV testando donne gravide. Il problema è che la gravidanza è una delle numerose condizioni che può dare falsi positivi con i test standard “ELISA”. Altre malattie che notoriamente sono in grado di dare falsi positivi sono le epatiti, l’influenza, la malaria, la TBC e le vaccinazioni recenti. Pertanto, l’annuale statistica della positività all’HIV è basata su 4000 donne gravide e viene  estrapolata dai computer del WHO per rappresentare l’incidenza dell’AIDS a livello di tutta la popolazione, compresi uomini, donne, giovani e anziani. 
 
Il Professor Jens Jerndal, del Group For The Scientific Reappraisal of The HIV Causes AIDS Hypothesis (un gruppo di scienziati a livello mondiale che contestano l’ipotesi che il virus  dell’HIV sia la causa dell’AIDS) afferma che le statistiche sono giochi di prestigio per gonfiare i casi di AIDS e infondere terrore e panico tra la popolazione generale e così motivare interventi medici obbligatori, o interventi atti a limitare la libertà di movimento della gente da parte di chi detiene il potere (4). Per questo motivo, presentare il dato totale di coloro che sono affetti da AIDS ha un effetto maggiore rispetto al presentare il numero relativo ai nuovi casi annuali, che darebbe una immagine più accurata della epidemia.  
Anche la pratica di ampliare i criteri per la diagnosi di AIDS preoccupa il Prof Jerndal. Almeno 29 differenti malattie che sono preesistite all’AIDS sono considerate oggi come AIDS, quando sono associate ad un test dell’HIV. Ma ci sono oltre 60 differenti condizioni che possono dare un risultato positivo ai test dell’AIDS, ma che non hanno nulla a che fare con l’HIV o l’AIDS. Il messaggio di Jerndals è che al mondo è stata venduta la non dimostrata teoria che l’HIV causa l’AIDS e assieme a questa tutto il tossico arsenale di farmaci convenzionali che ne segue. Una diagnosi errata può avere un effetto devastante sulla vita di un paziente, ma a parte l’inacuratezza dei risultati, un test positivo all’HIV non significa assolutamente che poi si svilupperà l’AIDS (5). Ma, fino ad ora non è mai stata veramente fatta una distinzione tra i due (6). (….) 
A quali interessi può far comodo la creazione di così tanti casi di persone affette da una malattia mortale di epidemiche proporzioni? Nel 2000, negli USA, sotto la presidenza Clinton, l’AIDS in Africa e non negli USA fu dichiarata una questione di sicurezza nazionale. Fu affermato che negli USA, l’AIDS era confinata tra le comunità di omosessuali  e quindi era controllabile. Ma una volta che in Africa si fosse dimostrata la trasmissione eterosessuale, allora veramente ognuno avrebbe avuto ragione di aver paura. Gli stanziamenti aumentarono vertiginosamente (3). 
Tutti gli africani furono ingiustamente etichettati come sconsiderati, sessualmente insaziabili e promiscui, mentre il loro principale problema legato alla povertà ignorato. Le statistiche riportano che i tassi di infezione in Africa raggiungono il 25% in alcune regioni dell’Africa e che le donne sono più colpite degli uomini (7). Le statistiche della Banca Mondiale riferita all’Africa sub-sahariana parlano di 29,4 milioni di persone affette da AIDS, mentre al Cairo, in Egitto, i casi riscontrati sono solo di 215 su di una popolazione di 65 milioni (8). 
 
 
 
Secondo il Cancelliere britannico Gordon Brown, il piano antipovertà dell’ONU che si prefiggeva di dimezzare il debito dei Paesi sub-sahariani entro il 2015, probabilmente subirà uno slittamento al 2147. Sotto gli auspici della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, 2,5 miliardi di dollari vengono ogni anno trasferiti dalle banche dei paesi sub-sahariani a banche e creditori stranieri. Il proposito del presidente Bush di tagliare il grosso dei fondi stanziati per l’Africa costituisce un ulteriore duro colpo (9). 
La gente in Africa muore per malattie legate alle condizioni di vita inadeguate e ha bisogno di poter contare su acqua pulita e buon cibo. Un aiuto costruttivo come l’agricoltura sostenibile potrebbe aiutarli a sfamarsi da soli (10). Anche l’incoraggiamento ad utilizzare insetticidi facilmente reperibili potrebbe risultare utile nel combattere i milioni di bambini che ogni anno muoiono per la malaria (11). Questo tipo di assistenza potrebbe sostituire i discutibili interventi attraverso i quali il governo USA impone beni tassati agli stati africani. 
Mentre milioni morivano di fame, le compagnie farmaceutiche facevano assurde “donazioni” di farmaci stimolanti l’appetito al Sudan e protesi di silicone al Malawi. Poi, queste stesse compagnie, richiedevano il pagamento delle tasse per i loro inutili regali, altrimenti quei paesi non avrebbero potuto utilizzarli (12).  
E’ improbabile che assimilare nuove e vecchie malattie alla definizione di AIDS sia utile per contrastare i problemi di sanità e malnutrizione in Africa, piuttosto potrebbe incoraggiare l’impiego di farmaci. I costi per i farmaci ufficiali sono ancora proibitivi per molti africani e i governi che gli acquistano vedono ulteriormente aumentare i loro debito nei confronti della Banca Mondiale. Affinché un qualsiasi farmaco sia veramente efficace deve essere utilizzato parallelamente ad una adeguata alimentazione e a buone condizioni sanitarie. 
 
Una delle più recenti combinazioni terapeutiche si chiama Nevirapina: un inibitore della trascrittasi inversa non-nucleotide (NNRTI), che riduce il carico virale nella infezione da HIV. Questo farmaco sta causando effetti collaterali neuropsichiatrici nei pazienti affetti da HIV, che non avevano mai avuto problemi mentali prima (13). Tre pazienti sotto trattamento hanno sviluppato reazioni psicotiche ai farmaci. Altri due pazienti hanno tentato il suicidio dopo episodi allucinatori, mentre un altro ancora ha sofferto di fenomeni di paranoia e depressione subito dopo l’inizio della terapia. Gli effetti fisici includono epatotossicità, sintomi gastrointestinali e reazioni cutanee. 
Il Dr David Rasnick, un importante esponente degli scienziati “dissidenti dell’AIDS” e ideatore degli inibitori della proteasi (PI), uno dei farmaci usati nella cura dell’HIV, è sicuro che i PI sono capaci di ridurre il carico virale ma non è convinto che l’HIV sia veramente la causa dell’AIDS. In una intervista sull’Herald, dell’ottobre 2000, ha affermato: “Infatti, sono piuttosto sicuro che non esista nessuna epidemia di AIDS in Africa, dove sono stato lo scorso maggio e nel giugno di quest’anno. La ragione per cui affermo questo è che, in sintesi, abbiamo visto e interrogato parecchia gente, tra cui i ministri dei governi, il direttore del ministero della salute del Sud Africa, i responsabili del Centro per il Controllo delle Malattie americano. A tutti abbiamo fatto la domanda “Quale è il numero di casi di AIDS in Sud Africa e quanti i decessi dovuti a questa malattia?”, ma nessuno ha mai risposto. Fino ad ora non abbiamo nessuna risposta a questa domanda. La mia convinzione è che non c’è nulla che si chiami AIDS in corso nel Sud Africa. Sono sempre i soliti motivi che affliggono gli africani da generazioni e per cui in Africa si muore: povertà, malnutrizione, mancanza di igiene e acqua inquinata. Adesso chiamiamo AIDS quello che prima più onestamente chiamavamo con altri nomi”. 
Il professor P. Addy, direttore della Clinica di Microbiologia dell’Università di Scienze e tecnologia di Kumasi, in Ghana, appoggia le opinioni dei “dissidenti dell’AIDS”. Afferma: “So da tempo che l’AIDS non è un problema critico in Africa, come invece il mondo è stato portato a credere. L’Occidente è venuto fuori con quelle statistiche così terribili riguardo all’AIDS in Africa perché non si rende conto di certe condizioni cliniche e sociali. Nella gran parte dell’Africa le infezioni sono comuni, soprattutto quelle parassitarie. Ed è noto che le infezioni possono compromettere o influenzare il sistema immunitario.” Egli conclude (14): “Inoltre, è il semplice fatto di dire a qualcuno che ha l’AIDS che uccide. Cosa che sta facendo”. 
 
 
References 
1.      World Health Organisation Weekly Epidemiological Record no. 10 March 7, 1986, page 71. 
2.      Gilks CF. What use is a clinical case definition for AIDS in Africa. BMJ 303:1189-90. November 9, 1991.  
3.      Bethell T. Inventing an Epidemic. The Traditional diseases of Africa are called AIDS. The American Spectator. April 2000.  
4.      Jerndal. J. Smoke and Mirrors. The great illusionist number called AIDS statistics. Health Counter News. © Easter 2002  
5.      Duesberg, Peter H. 1995, Infectious AIDS: Have We Been Misled ISBN 1-55643-204-6.  
6.      Papadopulos-Eleopulos E. Turner VF. Papadimitrious JM. Bialy H. AIDS in Africa: distinguishing fact and fiction. World Journal  
        of Microbiology &; Biotechnology (1995) 11,135-143.  
7.    Geshetker C. A critical reappraisal of African Aids research and Western Sexual Stereotypes. Prepared for Presentation to 
       General Assembly Meeting Council for the Development of Social Science Research in Africa (CODESRIA) Dakar, Senegal 14-18 
        December 1998, revised - May 5, 1999] 
8.      www.worldbank/.org/afr/aids  
9.      Denny C. Brown and Bono appeal for doubling of aid cash. The Guardian 17th February 2004.  
10.    Corporate Watch. Newsletter issue 6. April-May 2002. 
11.    Ho MW. Ethiopia to feed herself. Science in Society 2002, 16 Autumn  
12.    12. Burcher S. Rolling back malaria. Science in Society 2002 13/14.  
13.    Wise J. Mistry K. Reid S. Neuropsychiatric complications of nevirapine treatment. BMJ 2002 April 13: 324 (7342): 879 
14. Hodgkinson N. Cry, Beloved Country. How Africa Became the Victim of a non-existent Epidemic of HIV/AIDS.  http://www.virusmyth.net  
 
 
 
The Institute of Science in Society, London 
http://www.i-sis.org.uk/ 
 
 
 
 
 
 
 
[Articoli principali][Home] 
 
 
 
Copyright©,2004-2006 - Dr Francesco Perugini Billi: nessun testo originale e documentazione fotografica presenti nel sito possono essere utilizzati senza esplicito permesso dell’autore. Tutti i diritti riservati.