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Riscaldamento globale "abbiamo superato il punto di non ritorno" 
 
Di Steve Connor, Science Editor 
Published 16 September 2005 
 
(traduzione di Francesco Perugini Billi) 
 
 
 
Una perdita di ghiaccio record verificatasi questa estate ha convinto gli scienziati che l’emisfero settentrionale possa aver superato il punto critico oltre il quale il clima non tornerà più quello di prima. Gli scienziati temono che l’Artico sia ora entrato in una fase irreversibile di riscaldamento che accelererà la perdita del ghiaccio polare, che  per migliaia di anni ha mantenuto in equilibrio il clima. 
Sono convinti che il riscaldamento globale stia velocemente sciogliendo il ghiaccio artico e che questo porterà ad un maggiore accumulo di calore solare, che a sua volta accelererà ulteriormente lo scioglimento del ghiaccio, creando così un circolo vizioso.  
 
La più grande paura è che l’Artico abbia raggiunto un limite oltre il quale nulla potrà invertire la continua perdita del ghiaccio marino (così come la scomparsa dei grandi ghiacciai della Groenlandia) e che questo alzerà drammaticamente i livelli del mare. 
 
I satelliti che stanno monitorando l’Artico hanno scoperto che l’estensione del ghiaccio marino in agosto ha raggiunto i livelli più bassi mai registrati prima. Gli esperti credono che una tale perdita estiva di ghiaccio non si sia mai verificata in centinaia e probabilmente in migliaia di anni. E’ il quarto anno consecutivo che in agosto la riduzione del ghiaccio scende sotto i valori medi. Un chiaro segno che lo scioglimento ha avuto una accelerazione. 
 
Adesso, gli scienziati temono che anche nel mese di settembre, che coincide con la fine dell’estate artica in cui normalmente i ghiacci raggiungono l’estensione annuale minima, si registreranno riduzioni allarmanti. 
 
Il ghiaccio marino normalmente si scioglie in estate e si riforma in inverno, ma lo scorso inverno per la prima volta questo ciclo annuale non si è verificato e il ghiaccio artico non si è riformato in modo significativo.  
 
Gli specialisti del US National Snow and Ice Data Centre dell’Università del Colorado, che hanno documentato la graduale perdita del ghiaccio polare fin dal 1978, credono che lo scioglimento più drammatico sia iniziato circa quattro anni fa.  
 
Nel settembre 2002 la copertura del ghiaccio artico raggiunse i livelli più bassi mai registrati. Quelle perdite sono state poi recuperate nell’anno successivo, cosa che non si è verificata nell’estate 2003 e 2004. La superficie coperta dal ghiaccio è stata più bassa rispetto alla media, nei mesi di giugno, luglio e agosto di entrambi gli anni. Questa estate (2005) la situazione è ancora peggiore. 
 
Analizzando gli ultimi rilevamenti satellitari di settembre — periodo in cui il ghiaccio naturalmente raggiunge la minima estensione annuale — gli scienziati temono che saranno costretti ad annunciare che è in atto un significativo cambiamento nella stabilità del ghiaccio artico, il più grande “accumulatore di calore” dell’emisfero settentrionale capace di moderare gli eccessi climatici. 
 
“I cambiamenti che abbiamo verificato nel ghiaccio artico negli ultimi decenni non avevano nulla di significativo” dice Mark Serreze, uno degli scienziati del Snow and Ice Data Centre che monitora il ghiaccio dell’artico. 
 
Gli scienziati del Snow and Ice Data Centre ora valuteranno la situazione dei ghiacci durante il periodo annuale di minore estensione, che dovrebbe coincidere con la metà di settembre. Prevedono il peggio. Ulteriori informazioni saranno disponibili verso fine settembre. “Sembra che ci sarà un’ulteriore riduzione o ci andremo molto vicini. Probabilmente, sarà almeno come nel settembre 2002”, ha dichiarato il Dr Serreze. 
 
“Questo è il quarto settembre consecutivo in cui registriamo un trend negativo. La sensazione è che stiamo raggiungendo un limite oltre il quale il ghiaccio non si formerà più”. 
 
L’estensione del ghiaccio in settembre è l’indicatore più preciso della salute dell’Artico. Lo scioglimento record di quest’anno significa che il ghiaccio formato durante numerosi inverni -  chiamato ghiaccio multistrato - è scomparso come non è mai successo prima.  
 
Il ghiaccio marino galleggia sulla superficie dell’oceano artico e sui mari vicini e normalmente ricopre un’area di circa 7 milioni di chilometri quadrati durante settembre - circa le dimensioni dell’Australia. Tuttavia, nel settembre 2002, quest’area  si è ridotta del 16% al di sotto della media annuale.  
 
Le dimensioni del ghiaccio in agosto sono molto simili a quelle di settembre e i dati dello scorso mese erano già il 18,2% sotto la media mensile. Questo fa presagire che in settembre si verificherà il più grande restringimento della superficie ghiacciata artica mai registrata prima nella storia. 
 
Maggiore è il ghiaccio perso durante l’estate e maggiore è la superficie dell’oceano  esposta al sole. La conseguenza è un aumento del calore assorbito nelle regioni artiche.  
 
Il ghiaccio riflette fino all’80% della luce solare, ma questo effetto viene perduto se il mare non è ricoperto dal ghiaccio. “Una vasta area dell’oceano (il mare è più scuro del ghiaccio) è esposta all’irradiazione solare e questo aumenta l’accumulo generale di calore”  , Serreze spiega.  
 
Gli attuali modelli computerizzati suggeriscono che il ghiaccio scomparirà dall’Artico nell’estate del 2070, ma alcuni scienziati credono che questa disastrosa previsione sia anche troppo ottimistica, come afferma il Professor Peter Wadhams, un esperto di Artico della Università di Cambridge. “Quando il ghiaccio diventa molto sottile si rompe meccanicamente piuttosto che termicamente. Pertanto questa previsione potrebbe benissimo essere troppo ottimistica” ha detto il professore. 
 
“Mentre si scioglie il ghiaccio e aumenta l’energia assorbita dall’oceano, si crea un effetto a catena che porta il ghiaccio a sciogliersi ulteriormente”, aggiunge il professore. 
 
Il ghiaccio forma un mantello sull’acqua, mantenendola fredda e proteggendola dal riscaldamento. Se si perde il ghiaccio marino dell’Artico, probabilmente si  avranno ripercussioni  climatiche su larga scala. “Potranno verificarsi drammatici cambiamenti del clima delle regioni del nord in seguito alla creazione di vaste superficie di mare dove un tempo c’era la terra ferma”, dice il professor Wadhams. “Stiamo sostanzialmente sostituendo la terra ferma con l’oceano e creando una vasta superficie di mare aperto. Questo avrà un notevole impatto sui parametri climatici”, conclude. 
 
 
da: Independent News & Media (UK) Ltd.  
 
 
 
 
 
 
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