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Il caffè fa bene al fegato

coffee-and-liver-cancerDopo l’acqua, il caffè è la bevanda più apprezzata e si stima che nel mondo ogni anno ne vengano consumate circa 500 miliardi di tazzine. Inoltre, il commercio del caffè è uno dei più redditizi dal punto di vista economico. Per molti anni, bere il caffè è stata considerata un’abitudine poco salutare e si raccomandava di non consumarne troppo. Più di recente, numerosi studi hanno mostrato che bere regolarmente il caffè può avere diversi effetti benefici sul nostro organismo, principalmente grazie ai componenti polifenolici presenti in questa bevanda, che hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Coloro che bevono regolarmente caffè, decaffeinato e non, vivono più a lungo e sono meno colpiti da malattie respiratorie, cardiovascolari, diabete e infezioni (1).

Il caffè è una miscela molto complessa composta da almeno 1500 sostanze chimiche. La percentuale di queste sostanze può variare a seconda delle caratteritische climatiche dove il caffè è stato coltivato e per come è stato tostato. I principali costituenti idrosolubili comprendono polimeri fenolici (8%), polisaccaridi (6%), acidi clorogenici (4%), minerali (3%), acqua (2%), caffeina (1%), acidi organici (0,5%), zuccheri (0,3%), grassi (0,2%) e aromi (1%). La frazione lipidica è composta principalmente da triacilgliceroli, tocofeoli ed esteri degli alcoli diterpeni e degli acidi grassi (soprattutto cafastelo, kawelolo e 16-0-metilcafesolo). Nonostante la caffeina sia considerata il componente più attivo del caffè, diversi altri componenti (per esempio gli acidi clorogenici, acido caffeico, cafasteolo e kawelolo) pissiedono potenti potenti effetti antiossidanti, che rimangono attivi anche dopo la tostatura.

Ai benefici del caffè scoperti negli ultimi anni, una recente metanailisi ne ha aggiunto uno nuovo, quello nei confronti del fegato grasso non alcolico (2).

Il fegato grasso non alcolico è una delle possibili cause di steatosi. In questo caso si verifica in soggetti che non fanno consumo abituale di alcol o sono addirittura astemi. Questo tipo di steatosi può evolvere in una forma più grave la steatopatite non alcolica (NASH), in cui si verificano processi infiammatori. Nel 10-20% dei casi la NASH può progredire in fibrosi epatica, cioè il tessuto sano lascia il posto ad un tessuto cicatriziale non funzionale. La maggior parte dei pazienti affetti da fegato grasso non alcolico non presenta sintomi e quindi non sa di avere un potenziale problema al fegato.

Le cause del fegato grasso non alcolico non sono chiare. Potrebbe essere la conseguenza dell’uso di alcuni farmaci, delle bevande ricche di fruttosio, del sovrappeso, dell’insulinoresistenza o di una predisposizione genetica.

Il consumo regolare di caffè sembra possa anche ridurre il rischio del temibile tumore del fegato del 40%, secondo una recentissima metanalisi condotta dal Mario Negri e pubblicata su Clinical Gastroenterology and Hepatology (3).

Francesco Perugini Billi©


Bibliografia

1) Freedman ND, et. al. The Association of Coffee Drinking with Total and Cause-Specific Mortality, NEJM, May 17, 2012.

2) Coffee Consumption, the Metabolic Syndrome and Non-alcoholic Fatty Liver. Alimentary Pharmacology & Therapeutics. Review Article. medscape.com

3) Coffee Consumption Reduces Risk of Liver Cancer. Bethesda, MD (Oct. 22, 2013) www.gastro.org