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Grassi saturi: la fine di un inganno?

heart problems_thumb[5]Le linee guida alimentari emanate dal 1960 consigliavano una riduzione sensibile del consumo di grassi saturi, considerandoli, insieme al colesterolo alimentare, una delle cause principali del rischio cardiovascolare. Ma negli ultimi tempi questa granitica convinzione sta iniziando velocemente a sgretolarsi. I ricercatori sono sempre più confusi e in disaccordo.

Oltre agli studi già citati in altri articoli che ho scritto su questo sito, ecco ulteriori e interessanti informazioni che mettono in evidenza come la teoria “grassi saturi = malattie cardiovascolari” sia stata concepita e imposta in assoluta mancanza di prove:

  • l’affermazione “i grassi saturi fanno male” è davvero semplicistica, come per altro molte delle conclusioni cui giunge la scienza medica in vari campi della salute. Infatti, gli effetti di questi grassi sui lipidi ematici variano secondo il tipo di grasso saturo e il tipo di alimento che li contiene. Inoltre, le cose nella realtà sono ancora più complicate, perché in ogni cibo i grassi saturi sono sempre associati a quelli polinsaturi e monoinsaturi, che a loro volta esplicano la loro propria azione, buona o cattiva che sia. I grassi saturi sono biologicamente molto complessi e così lo è il loro effetto. Per esempio, i grassi saturi non influenzano solo le LDL (considerato colesterolo “cattivo”) , ma anche le HDL (considerato “buono”) e i trigliceridi e alla fine non si sa se l’effetto finale è negativo o positivo. In una meta-analisi di 60 studi scientifici, un consumo eccessivo di grassi saturi era associato ad un aumento dei valori sia delle LDL che delle HDL e ad una riduzione dei trigliceridi. Alla fine il rischio cardiovascolare è stato valutato neutro, cioè indifferente. Inoltre, nonostante i grassi saturi aumentino le LDL, allo stesso tempo ne riducono però anche il numero totale delle particelle. Il numero totale delle particelle qualifica la concentrazione delle particelle di LDL nelle varie sotto-frazioni di lipidi ed è considerato un forte indicatore di rischio cardiovascolare (ovvero, minor numero di particelle, minor rischio, pur con un elevato LDL).
  • tanto per avere un’idea della confusione e contraddizione i cui versa la scienza alimentare dei grassi prendiamo ad esempio i latticini. Una delle raccomandazioni dei medici in caso di rischio cardiovascolare è quella di ridurre o eliminare dalla dieta formaggi e burro. Invece, i più recenti studi mostrano che i grassi dei latticini non aumentano per nulla il rischio cardiovascolare e addirittura possono migliorare il profilo metabolico. Lo studio MESA ha seguito, per 10 anni, le abitudini alimentari di 5000 adulti di età compresa tra i 45 e gli 89 anni. Le conclusioni sono state che il più alto consumo di grassi saturi da latticini era associato con il minor rischio di patologie cardiologiche. Inoltre, i grassi saturi sono stati sempre considerati dannosi per i diabetici, ed invece in uno studio che ha coinvolto 12.000 casi di diabete senile (tipo II) si è dimostrata una relazione inversa tra la presenza di grassi saturi nel plasma e rischio di diabete.

Altri dati significativi:

  • Il Women’s Health Initiative (WHI) è stato un colossale fallimento. Doveva dimostrare che la riduzione dell’incidenza dell’infarto e dell’ictus in 20.000 donne in menopausa cui era stata assegnata una dieta con pochi grassi (Low-fat) e invece non emerse nessuna relazione. Fu un durissimo colpo per i proponenti della Teoria Lipidica (grassi animali= infarto). Per altro, la sostituzione dei grassi saturi con calorie dai carboidrati fu davvero deleteria (aumento del rischio)… quello che in sostanza ha fatto la popolazione negli ultimi 50 anni per seguire le varie piramidi alimentari e le idiozie della dietologia moderna.
  • Nello studio EPIC che ha coinvolto circa mezzo milione di adulti di mezza età e appartenenti a 10 Paesi diversi si è visto che le carni processate e non la carne fresca sono associate al rischio cardiovascolare. Le carni processate sono quelle in scatola, i salumi, le salsicce, gli hotdog, i wurstel, ecc. Quindi, almeno per quanto riguarda la salute del cuore, la carne rossa fresca è innocua, chiaro? Poi, se le carni provengono da bestiame allevato brado o semibrado è ancora meglio. Per altro negli studi, il consumo di carni processate era associato anche ad un cattivo stile di vita: fumo, sedentarietà, consumo di poche verdure fresche e frutta.
  • Gli inglesi adesso ammettono che nel 1977, quando sono state emanate le linee guida alimentari che consigliavano limitazione dei grassi saturi, non esisteva uno straccio di studio scientifico a supporto di questa scelta. Ancora oggi non c’è ragione di raccomandare un consumo massimo di grassi saturi pari al 5%-6% delle calorie giornaliere.
  • La riduzione della colesterolemia e la sostituzione dei grassi saturi con quelli vegetali non riduce la mortalità. Forse potete abbassare la vostra colesterolemia con i tanto pubblicizzati prodotti a base di fitosteroli o soia, ma nessuno vi garantisce un minor rischio di infarto!
  • Finalmente molti ricercatori ammettono che continuare a ragionare i termini di macronutrienti (grassi, proteine e carboidrati) è del tutto errato e sarebbe meglio considerare il cibo nella sua interezza, ma quello vero.

Conclusioni Le cause delle patologie cardiovascolari sono verosimilmente multifattoriali, attribuire ad un singolo elemento la causa di un infarto o di un ictus è semplicistico se non ridicolo e comunque smentito dai fatti. Le cause delle malattie cardiovascolari possono essere assai diverse nelle diverse persone e magari più cause possono sinergizzare nella stessa persona: ereditarietà, dieta inadeguata, inquinamento, sedentarietà, utilizzo di farmaci, patologie croniche concomitanti, abuso di farmaci, intenso stress e dispiaceri, status socioeconomico, ecc. ecc.

Negli anni ’60 la criminalizzazione dei grassi animali, come sappiamo e che descrivo ampiamente nel mio libro “Mangia grasso e vivi bene” , è stato funzionale agli interessi delle industrie farmaceutiche e quelle degli alimenti light e sgrassati che ancora su questa bufala fanno lauti guadagni.


Bibliografia

– O’Riordan M,  No Evidence to Support Dietary Fat Recommendations, Meta-Analysis Finds, February 12, 2015 medscape.com – Stiles S. CV,  Risk and Saturated Fats: The Debate Roils On. March 17, 2014 medscape.com


Francesco Perugini Billi©copyright – divieto di riproduzione