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Ma che bella frittata!

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frittata_300Le pentole antiaderenti saranno sicuramente comode, ma dietro la loro praticità si nasconde il rischio di tumore. Finalmente qualcosa si muove. Le pentole antiaderenti al Teflon, che hanno imperversato nelle nostre cucine per 50 anni sono sotto accusa. Che il teflon fosse tossico, già lo si sapeva….anzi lo sapevano quelli della Dupont, noi no.

In ogni casa c’è una bella pentola antiaderente che sicuramente ha qualche graffietto. Alcuni, veramente, hanno delle padelle ormai.. direi… scorticate ! Ma dove è andata a finire quella bella copertura antiaderente che sulla padella non c’è più ? Forse, ve la siete…mangiata!
L’EPA accusa la DuPont di aver tenuto nascosti i rischi comportati dal teflon
di Michael Hawthorne, Chicago Tribune, 18 gennaio 2005 – tratto da NEXUS edizione italina n°55 aprile-maggio 2005
Più di 50 anni dopo che la DuPont ha iniziato a produrre il Teflon, funzionari federali statunitensi accusano tale società di aver tenuto nascoste informazioni indicanti che una sostanza chimica impiegata per produrre il popolare rivestimento antiaderente poteva provocare cancro, difetti di nascita ed altre patologie.
I regolatori ambientali sono particolarmente allarmati in quanto gli scienziati stanno rilevando la presenza di acido perfluoroctanico, o PFOA, nel sangue di persone di ogni parte del mondo, e si tratta di una sostanza che l’organismo impiega anni ad eliminare. Agli inizi di gennaio l’EPA (Ente statunitense preposto alla tutela ambientale, ndt) ha riferito che anche un’esposizione a bassi livelli di PFOA potrebbe rivelarsi nociva.
Il POFA si impiega sin dai primi anni ’50 del secolo scorso nella fabbricazione di pentole e tegami antiaderenti, in indumenti idrorepellenti e in centinaia di altri prodotti, il tutto nella virtuale assenza di supervisione governativa; l’EPA sta richiedendo una commissione esterna di esperti per la valutazione dei rischi.
Charles Auer, direttore dell’Ufficio Sostanze Tossiche e Prevenzione dell’Inquinamento dell’EPA, ha affermato: “Il fatto che una sostanza chimica con quelle proprietà antiaderenti si accumuli comunque nelle persone non era previsto.”
I critici sostengono che la mancanza di conoscenze sul PFOA e relative sostanze chimiche  — denominate composti perfluorinati — denuncia un sistema in cui, per far scattare l’allarme sulla sicurezza delle sostanze chimiche, i regolatori ambientali fanno ampiamente affidamento sulle aziende che traggono profitto dalle sostanze chimiche in questione.
Speso non si sollevano interrogativi sui potenziali effetti sulla salute umana e sull’ambiente se non dopo anni che una determinata sostanza chimica è stata immessa sul mercato.
Sono stati trovati documenti che riportano nel dettaglio come già nel 1961 gli scienziati della DuPont avessero iniziato ad avvertire i dirigenti dell’azienda di evitare il contatto umano con il PFOA. In seguito test industriali determinarono che tale sostanza chimica si accumula nell’organismo, non è biodegradabile e provoca negli animali varie patologie, fra cui cancro, danni epatici e malformazioni congenite.
Corriere della sera 27 gennaio 2006
L’agenzia per l’ambiente: le padelle antiaderenti possono essere nocive. Teflon bandito entro il 2015 negli Usa. La DuPont, la 3M e altre sei grandi industrie dovranno ridurre la produzione del 95% entro il 2010. Poi eliminarla del tutto.
NEW YORK – Le padelle di teflon possono essere pericolose per la salute. Lo ha stabilito l’Agenzia per la protezione ambientale statunitense (Epa) che ha chiesto alla DuPont, alla 3M e ad altre sei compagnie di eliminare un composto potenzialmente pericoloso dalla produzione di padelle da cucina antiaderenti. L’Environmental Protection Agency ha chiesto ai produttori di acido perfluoroctanoico (Pfoa) – sostanza utilizzata nella fabbricazione di utensili da cucina antiaderenti e di prodotti come il Teflon – di ridurne del 95% entro il 2010 emissioni e livelli; e di procedere alla loro eliminazione entro il 2015.
RIMBORSO DELLA DUPONT – Il composto è stato per molto tempo oggetto di controversia. Lo scorso anno, la DuPont ha accettato di pagare 85 milioni di dollari ad abitanti dell’Ohio e della West Virginia che le avevano fatto causa perché residui di Pfoa erano stati trovati nell’approvvigionamento idrico di un impianto della West Virginia. L’Epa ha detto che continuerà a studiare l’impatto della sostanza sulla salute dell’uomo per vedere se saranno necessarie ulteriori decisioni sul composto. «La scienza ancora sta valutando il Pfoa, ma la preoccupazione c’è. Ridurre al minimo i residui del composto è la cosa giusta da fare per il nostro ambiente e la nostra salute», ha detto Susan Hazen, viceresponsabile dell’ ufficio pesticidi e sostanze tossiche dell’Agenzia per la protezione ambientale Usa.
LA SOSTANZA INCRIMINATA – Secondo l’Agenzia, la sostanza può rimanere nel corpo umano fino a quattro anni, e piccole percentuali ne sono state trovate in un gran numero di persone. La DuPont ha fatto sapere che i suoi studi e quelli di ricercatori indipendenti mostrano come le pentole e altri prodotti fatti con suoi materiali sono sicuri. Inoltre – ha detto la multinazionale – fino ad adesso, non si conoscono effetti del Pfoa sulla salute umana. Tuttavia, test realizzati dalla 3M, il produttore originale della sostanza, hanno mostrato che elevati livelli di esposizione al composto possono causare, nei topi, danni al fegato e agli organi riproduttivi.
Repubblica 26 gennaio 2006
NEW YORK – Attenzione al Teflon: potrebbe essere cancerogeno. L’accusa viene mossa da tempo all’acido perfluorottanoico, il composto chimico usato nella produzione del rivestimento delle comuni padelle antiaderenti. Ora, però, l’Enviromental Protection Agency (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente) ha chiesto alla aziende produttrici della sostanza incriminata di ridurre le emissioni del 95 per cento entro il 2010. In prima fila, la storica DuPont, responsabile dell’invezione e commercializzazione del Teflon, la 3M, fabbricante originale del PFOA, insieme ad altre sei compagnie. L’obiettivo è quello di arrivare alla completa eliminazione delle emissioni di PFOA nel 2015. “La prudenza non è mai troppa”, affermano dall’EPA, ” vogliamo sollecitare le aziende ad essere più attente”. Anche perché l’uso del PFOA, composto del fluoro, è assai diffuso: è utilizzato nel processo di produzione del Teflon, e viene subito da pensare alle padelle antiaderenti presenti in ogni casa. La possibile pericolosità dell’acido perflourottanoico è stata denunciata in più occasioni: gli studi sono stati effettuati sempre su animali, ma nessuna ricerca ha mai dimostrato la minaccia per l’uomo. La stessa 3M ha riscontrato danni al fegato e problemi riproduttivi nei topi esposti ad alti livelli di PFOA. Sotto accusa erano finite le esalazioni chimiche. Già lo scorso anno la DuPont ha dovuto risarcire di 85 milioni di dollari i residenti delle zone vicine ai suoi stabilimenti in Ohio e West Virginia per inquinamento ambientale. La causa, indetta dall’EPA a tutela dei cittadini, riguardava l’utilizzo dell’acido perfluorottanoico nei processi di produzione del Teflon, e non i rischi legati al suo uso. Nell’ultimo mese, inoltre, la DuPont ha versato altri 16,5 milioni di dollari all’EPA per i dati di una ricerca sul citato composto.
Ora l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente vuole andare fino in fondo, e si dice intenzionata studiare gli effetti del PFOA sull’uomo. Secondo i dati ufficiali, la sostanza incriminata può rimanere nel corpo umano per circa quattro anni, ed è stata trovata in piccole quantità nella grande maggioranza delle persone. Dal canto suo, la DuPont si difende, citando i propri studi e quelli di ricercatori indipendenti, che dimostrerebbero che le padelle antiaderenti e gli altri prodotti di consumo fabbricati con materiali DuPont sono sicuri. E che il temuto acido perfluorottanoico non ha effetti conosciuti sulla salute umana. Ma i problemi legali per la DuPont non sono finiti: deve affrontare un’azione di categoria perchè accusata di nascondere i dati della potenziale pericolosità del PFOA. L’azienda dovrebbe pagare i danni, finanziare un fondo per il controllo medico dei consumatori che acquistano prodotti contenti la sostanza chimica, e applicare sulle padelle antiaderenti etichette di avvertimento. L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente ha già dettato i tempi della sua azione di prevenzione: le aziende dovranno ridurre le emissioni dal 31 ottobre prossimo, sotto i rigidi controlli dell’EPA. Un duro colpo per i produttori chimici: la DuPont fa sapere che, dall’entrata in vigore del provvedimento, le vendite dei suoi prodotti potrebbero subire perdite di circa 1miliardo di dollari l’anno.
Corriere della sera 15 luglio 2005
WASHINGTON – Ben 287 composti cancerogeni o tossici sono stati rinvenuti in un’indagine effettuata su dieci campioni di sangue prelevati da cordoni ombellicali negli Stati Uniti. Ora membri del Congresso Usa chiedono leggi più restrittive sui prodotti chimici diffusi nell’ambiente. La ricerca è stata realizzata da un gruppo di lavoro sull’ambiente, i campioni di sangue di cordone ombelicale sono stati forniti dalla Croce Rossa americana. INQUIETANTE – I prodotti chimici rinvenuti sono tra i più pericolosi: tra questi mercurio, sottoprodotti della benzina, sostanze ignifughe, pesticidi, antiparassitari e un componente del teflon, il Pfoa. Gli effetti sui nascituri di questi prodotti trovati in traccia però non sono chiari, ammette l’indagine. «Questi dieci neonati sono nati ‘inquinati’», ha detto la deputata democratica di New York Louise Slaughter. «Se volessimo avere la prova che le leggi sull’inquinamento della nostra nazione non stanno funzionando, basterà leggere la lista dei prodotti chimici industriali nei corpi dei bambini che ancora non hanno vissuto fuori del grembo. «Dei 287 prodotti chimici che abbiamo rilevato nel sangue del cordone ombelicale», si legge nella ricerca, «sappiamo che 180 causano il cancro in esseri umani o animali, 217 sono tossici per il cervello e il sistema nervoso e 208 causano i difetti di nascita o lo sviluppo anormale nei test sugli animali».