Ayurveda

Amavata

Con questo termine, l’ayurveda definisce un quadro reumatologico caratterizzato da edema delle articolazioni, infiammazioni delle sinovie e dolore articolare. Altri sintomi che si accompagnano sono perdita del senso del gusto, sete, difficoltà digestive, mancanza di entusiasmo, sensazione di pesantezza, stipsi e febbre. Se questo quadro peggiora, il dolore inizia a migrare da articolazione ad articolazione.

Come si vede, Amavata presenta molti sintomi tipici dell’Artrite Reumatoide (AR), patologia le cui cause sono ancora incerte, sebbene si ipotizzino cause ambientali, autoimmuni e infettive. In Italia ne soffrono circa 400.000 persone.

Nonostante le similitudini con l’AR, il concetto di Amavata è tuttavia qualcosa di diverso, essendo basato su un modello eziologico e patologico che tiene in considerazione l’interazione dei tre Dosha. Anche il trattamento terapeutico muove da presupposti diversi rispetto a quelli allopatici, indubbiamente efficaci, ma largamente sintomatici. Inoltre, Amavata comprende anche tutte le altre forme infiammatorie articolari, dalle forme aspecifiche fino alla spondiloatrite anchilosante.

Le prime descrizioni di Amavata sono contenute nei testi più antichi di ayurveda, il Sushruta Samitha (XI sec. a.C.) e il Charaka Samhita (VIII sec. a.C.).

Eziologia
Per la medicina occidentale le cause delle malattie sono quasi sempre da ricercare nei microbi o in alterazioni metaboliche, enzimatiche e immunitarie. La visione è ormai ridotta ad un orizzonte biochimico-cellulare in cui la persona nella unicità e unità psico-fisica tende a scomparire. Nella medicina Ayuvedica i piani fisici, mentali e spirituali sono sempre tenuti considerazione allo stesso tempo e questi sono valutati nella loro interazione costante con gli influssi dell’ambiente circostante, delle stagioni e dell’alimentazione.

Secondo l’Ayurveda, le cause principali di Amavata sono:

  • debolezza di Agni: se il fuoco digestivo non è efficiente il cibo, non adeguatamente digerito, indugia nel corpo come tossina (ama), i Dosha si squilibrano e Ojas si riduce;
  • errori alimentari: associazione di alimenti incompatibili; consumo di alimenti non conformi alla propria costituzione, alla stagione o a fattori bioclimatici locali; consumo di alimenti non tradizionali (quindi non riconosciuti dal nostro sistema immunitario); inquinati, devitalizzati; troppo raffinati;
  • mancanza di regolare attività fisica: il sangue non circola e non porta via le tossine dalla periferia.

Patogenesi
Un fuoco digestivo indebolito e un’ alimentazione inadeguata portano alla produzione di ama (tossine), che possiede ha qualità pesanti, fredde ed umide e che tende ad accumularsi nelle articolazioni. Anche i canali che portano nutrimento alle articolazioni si addensano e questo può alla fine coinvolgere il cuore.

E’ soprattutto Vata, il Dosha mobile, che spinge e trasporta le tossine nelle articolazioni. Tuttavia, essendo il colon la principale sede di Vata, secondo l’ayurveda, tutto parte da questo tratto dell’intestino. E’ per questo che il trattamento ayurvedico prevede sempre la pulizia del colon. Ecco perché il tradizionale preparato Triphala è quasi sempre indicato.

A seconda del Dosha coinvolto, Amavata può essere dei seguenti tipi:

  • Tipo Vata: in questo caso il dolore è molto intenso, tagliente, pulsante e tende a spostarsi da una articolazione all’altra. Il dolore peggiora soprattutto col movimento. Le articolazioni sono in genere fredde e, nel tempo, le deformazioni sono la norma. Altri sintomi sono la stitichezza, il meteorismo, il nervosismo e l’insonnia.
  • Tipo Pitta: le articolazioni appaiono calde, arrossate e gonfie. Il dolore è bruciante ed è presente anche durante l’immobilità. I movimenti moderati lo migliorano. Possono esserci febbre, sete e irritabilità.
  • Tipo Kapha: il dolore è avvertito di meno, ma l’edema è più importante e ci sono rigidità e immobilità, oltre che sensazioni di prurito. Il movimento migliora la sintomatologia. Il dolore peggiora la mattina e migliora durante la giornata.
  • Tipo VPK: caratterizzato dalla combinazione dei sintomi di tutti i Dosha.

Secondo l’Ayurveda, se un solo Dosha è coinvolto, la malattia è più facile da curare, se due sono coinvolti la guarigione sarà più difficile, se tre sono coinvolti la situazione è piuttosto problematica e una vera guarigione impossibile.

Terapia
L’approccio terapeutico comprende l’impiego di preparati erboristici (in India anche a base di minerali e metalli), dieta, pratiche di purificazione (tra cui il Panchakarma), cambiamenti nello stile di vita e terapie fisiche (massaggi con oli medicati, snehana, svedana) e, considerati molto importanti ed efficaci, clisteri medicati (basti). In India, molto utilizzato negli ospedali e nella pratica ambulatoriale è il preparato Yogaraj guggul, composto da diverse erbe ad azione antinfiammatoria, depurativa e rigenerante, che si è dimostrato efficace nel caso di artriti e di mialgie (Antarkar DS et al. Phase I tolerability study of Yogaraj-guggulu–a popular ayurvedic drug. J Postgrad Med 1984;30:111).

In generale, gli obiettivi della terapia ayurvedica non sono limitati ad una mera azione antinfiammatoria, ma si prefiggono i seguenti scopi:

  • migliorare le funzioni di Agni;
  • promuovere l’eliminazione di ama;
  • riparare i tessuti danneggiati e restaurare la vitalità di Ojas.

Purtroppo, non sempre è possibile realizzare tutti questi interventi.

Per quanto riguarda le piante medicinali, l’ayurveda offre un ricco repertorio di piante utilizzate e sperimentate ormai da millenni. Molte di queste vengono studiate dalla scienza moderna per valutarne l’efficacia e il possibile impiego in terapia. Tra queste, voglio solo citare lo zenzero, la curcuma, la Withania somnifera, la Tinospora cordifolia e la Boswellia serrata. Nella tradizione erboristica ayurvedica questa piante sono utilizzate per lo più in preparati complessi.

L’approccio più olistico della medicina ayurvedica può esser vantaggiosamente affiancato a quello convenzionale. Molti medici e strutture ospedaliere, sbagliando,  si oppongono strenuamente all’impiego di terapie che non siano quelle puramente farmacologiche della medicina convenzionale. Il bagaglio spesso millenario delle medicine non convenzionali e tradizionali può essere affiancato a quello della medicina accademica con grande vantaggio per la salute dei pazienti e per le conoscenze dei medici.

Francesco Perugini Billi©copyright – vietata la riproduzione senza l’esplicito consenso dell’Autore.