Fitoterapia

Introduzione all’Aromaterapia

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Un po’ di storia

Con il termine  “aromaterapia” si intende  l’impiego terapeutico di oli essenziali derivati dal mondo vegetale. Fin da tempi remotissimi, l’uomo ha utilizzato le piante e i loro estratti per curare le malattie che lo affliggevano e per mantenersi in salute. Per millenni, estratti aromatici di piante sono stati impiegati nei riti religiosi, nella profumeria e nell’igiene del corpo. Un estratto oleoso di cedro, usato dagli antichi egizi per le pratiche di imbalsamazione circa 5000 anni fa, pare sia stato il primo olio nella storia ad essere “distillato”, sebbene vi siano ancora incertezze sul metodo usato per produrlo.
Agli inizi del XII secolo, Hildegarda di Bingen utilizzava nella sua pratica l’olio essenziale di lavanda, mentre già nel XV secolo si crede che oli essenziali come quello di trementina, cannella, incenso, ginepro, rosa e salvia fossero ben noti. Si ritiene che nel XVII secolo fossero conosciuti circa sessanta oli, impiegati prevalentemente nella cosmetica e nella medicina.

Con l’opera  “Aromatherapie: Les Huiles essenziales, hormones végétales” pubblicata nel 1937, Réné-Maurice Gattefossé conia il termine ”aromaterapia” e crea ufficialmente  una nuova disciplina terapeutica basata sull’uso degli oli essenziali. Secondo Gattefossé, l’aromaterapia doveva trovare il suo posto nell’ambito della moderna scienza sperimentale e, pertanto, svilupparsi sulla base delle conoscenze degli effetti farmacologici degli oli stessi. Gattefossé proponeva un’applicazione terapeutica  degli oli essenziali simile a quella dei farmaci sintomatici della moderna medicina. L’indicazione dei singoli oli doveva essere determinato dalle proprietà dei loro principi attivi e null’altro. Gattefossé, pertanto, considerava l’aromaterapia parte integrante della medicina ufficiale. Tuttavia, questi non escludeva che gli oli essenziali potessero avere anche effetti più sottili a livello neurologico e psicologico.
La successiva tappa nello sviluppo della moderna aromaterapia è segnata dalla pubblicazione del libro del famoso Dr Jean Valnet “La pratica dell’Aromaterapia”, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1964. Con la sua opera non indirizzata esclusivamente al medico, Valnet catalizza l’attenzione della gente comune sull’impiego degli oli essenziali.
Circa dodici anni dopo la pubblicazione del Dr Valnet, l’inglese  Robert Tisserand dà alle stampe il suo “The Art of Aromatherapy”. Questo fu il primo libro a trattare l’argomento sia da un punto di vista medico-scientifico, sia da quello esoterico.
Con le opere di Valnet e Tisserand, l’Aromaterapia esce dalla ristretta cerchia dei  ricercatori e dei medici e inizia a diffondersi tra la gente. Tuttavia, la volgarizzazione dell’aromaterapia, fa sbiadire l’iniziale impostazione di seria  terapia medica data dai primi autori. Come per altre terapie di origine naturali (per non usare il pessimo termine “alternative”), anche l’aromaterapia entra nel novero delle terapie pseudo-mediche, non chiare nei principi, né nelle applicazioni e praticate spesso da figure non professionali o offerte ai più come mezzo di automedicazione per numerose malattie. Tuttavia, fu proprio l’interesse e la diffusione tra il largo pubblico che fece da traino per un ulteriore e rinnovato interesse scientifico per questa preziosa e valida terapia.

Aromaterapia medica
Verso la fine del XIX secolo furono intrapresi una serie di studi sulle proprietà antisettiche degli oli essenziali. Il campo dell’antisepsi sembrava quello più promettente agli occhi della nascente moderna medicina. Il primo sperimentatore fu Chamberland nel 1887, seguito, agli inizi del ‘900, da Cavel, che studiò le proprietà antimicrobiche di 35 oli su culture di germi. L’olio essenziale di timo si dimostrò particolarmente efficace. L’azione antisettica dei numerosi oli testati fu superiore a quella del fenolo.
L’impiego degli oli essenziali nella cure delle infezioni è stato successivamente  ripreso e ampiamente indagato da Paul Belaiche. Nel suo “Traite de phytotherapie et d’aromatherapie”, pubblicato nel 1979, l’autore espone il frutto di estese ricerche sulle proprietà microbicide e sulle applicazioni cliniche degli oli essenziali.  Nel 1990 la tradizione aromaterapica francese si arricchisce del contributo di Pierre Franchomme e Daniel Pénoël che  pubblicano un testo di aromaterapia medica dal titolo “L’aromathérapie exactement”. Il testo combina egregiamente le conoscenze scientifiche moderne con un’impostazione volutamente olistica. L’effetto dell’olio essenziale è visto come la somma complessa dei vari costituenti, più che l’azione di un singolo principio attivo.
Attualmente,  numerosi sono gli studi condotti in tutto il mondo sulle proprietà degli oli essenziali.

Perché le piante contengono gli oli essenziali ?
Questo argomento è stato a lungo dibattuto, ma gli esperti non sono ancora giunti ad una conclusione definitiva. Le ricerche hanno riguardato soprattutto le proprietà farmacologiche degli oli — per ovvi tornaconti commerciali — e meno il motivo per cui le piante li producono. Comunque, secondo gli esperti è possibile azzardare una serie di plausibili ipotesi:

  • per difendersi dai batteri, funghi e altri microrganismi infestanti;
  • per difendersi dalle aggressioni da parte di  insetti e animali erbivori;
  • per favorire la pollinazione, attirando le api  e altri insetti, ma anche i pipistrelli;
  • per riuscire a sopravvivere in ambienti difficili (alcuni oli sono riversati sul suolo circostante e impediscono la crescita di altre piante);
  • per prevenire la disidratazione in ambienti molto secchi (gli oli circondano con un alone di vapore le parti della pianta e impediscono alla pianta di perdere troppa acqua).

Come vengono prodotti gli oli essenziali.
Paragonare gli oli essenziali che noi oggi utilizziamo con quelli del passato, per esempio quelli degli antichi Egizi, non è del tutto corretto. Migliaia di anni fa, infatti, il processo di estrazione degli oli volatili dalle piante era diverso. Per ottenere un olio essenziale di cedro, gli Egizi immergevano i rami e le foglie di questo albero nell’acqua all’interno di un contenitore di creta il cui coperchio era costituito da fibre di lana. Scaldando il contenitore sul fuoco, le parti volatili del cedro evaporavano e andavano a condensarsi sulle fibre. Successivamente, le fibre venivano torchiate. L’acqua aromatica e l’olio essenziale, avendo diversa densità, si separavano e così potevano essere raccolte singolarmente. Nei secoli i metodi di distillazione vennero sempre più perfezionati. Nel IV secolo, cinesi e arabi svilupparono due validi metodi distillazione  che rimasero pressoché invariati nel tempo.
La disponibilità di materiali e tecnologie moderne ha notevolmente migliorato la qualità degli oli essenziali. Sotto questo aspetto, gli oli oggi prodotti non sono neanche paragonabili a quelli prodotti solo 70 anni fa!
Vediamo, brevemente, quali sono i principali metodi utilizzati oggi:

Distillazione a vapore
E’ certamente il metodo più antico. Messo a punto  soprattutto dagli arabi, ha subito successivi perfezionamenti nel tempo. Attualmente si impiega la distillazione a vapore a più recipienti (fig.1). Nel primo si mette l’acqua da scaldare il cui vapore prodotto viene convogliato al di sotto di  in un secondo recipiente in cui  sono contenute le parti della pianta da distillare. In questo, oltre all’acqua, si liberano gli oli essenziali. Vapore acqueo carico di oli entra in un terzo recipiente e attraversa una serpentina raffreddata ad acqua. I vapori condensano e sono raccolti in un quarto recipiente dove avviene la separazione tra acqua e olio. Alcuni oli devono subire più processi di distillazione per essere purificati dalle impurità. Per altre piante, il processo di distillazione può protrarsi in fasi successive, così da ottenere vari gradi, ma anche diversa qualità, di oli essenziali.
Alcuni distillano mettendo fin dall’inizio le parti delle piante direttamente a contatto con l’acqua in unico recipiente. Purtroppo questo metodo può “bruciare” i gli oli, compromettendone l’efficacia.

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Fig.1 Distillazione a vapore.

Idrodiffusione e percolazione
E’ un metodo introdotto più di recente e molto simile alla distillazione a vapore. In questo caso però il vapore viene diffuso dall’alto e percola alla base del recipiente, dopo aver  attraversato il materiale vegetale (fig.2). Il vantaggio della idrodiffusione rispetto alla distillazione a vapore è dato dal minor tempo impiegato per la distillazione, soprattutto per le parti legnose e fibrose (legno, corteccia). Gli oli così prodotti pare abbiano un aroma superiore e un colore più intenso rispetto a quelli ottenuti con la distillazione a vapore. Tuttavia, non sono ancora facilmente reperibili in commercio.

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Fig.2 — Distillazione per idrodiffusione e percolazione.

Estrazione con solventi volatili
Si utilizzano solventi come l’etere del petrolio, l’esano e il benzene per estrarre le essenze dalle piante. E’ un metodo utilizzato soprattutto dalla industria cosmetica in quanto produce oli molto profumati. Tuttavia, questi oli potrebbero non essere l’ideale per l’aromaterapia perché contengono residui dei solventi e altre sostanze non-volatili, che possono risultare irritanti per la cute. Per altro, sono anche frequentemente soggetti ad essere adulterati.
Dopo esposizione al solvente, dalla pianta si produce una sostanza chiamata concreta. Sebbene sia impiegata in profumeria, la concreta contiene una quantità apprezzabile di sostanze non volatili e di residui dei solventi. Per ottenere un liquido aromatico, la concreta viene sottoposta a successivi trattamenti con alcol. Alla fine, il residuo vischioso che si ottiene è noto con il termine di “assoluta”.

Genuinità degli oli
Purtroppo la qualità degli oli essenziali che si trovano in commercio può variare di molto. Vi sono oli purissimi, ma anche oli contraffatti in vario modo: diluiti, “tagliati” con essenze simili, ma di diversa efficacia e addirittura sintetiche. E’ chiaro che per scopi terapeutici gli oli essenziali impiegati devono avere il massimo grado di qualità. L’esatta definizione del chemiotipo, la naturalità, il metodo di distillazione e la purezza sono tra i fattori più importanti che caratterizzano un olio essenziale. Gli oli veramente puri hanno anche un costo decisamente più alto.

I principali componenti chimici degli oli essenziali
Da un punto di vista chimico-farmacologico gli oli vengono spesso studiati isolando i singoli principi attivi. Tuttavia, non dobbiamo dimenticarci che l’olio essenziale ha una composizione complessa i cui vari componenti agiscono in sinergia. Vediamo ora, in sintesi, le principali categorie in cui sono raggruppate le sostanze contenute negli oli essenziali:

Terpeni
Sono una vasta classe di sostanze chimiche prodotte dalle piante. Semplificando al massimo il discorso, i terpeni prendono diversi nomi a seconda della loro configurazione molecolare : monoterpeni, diterpeni, sesquiterpeni. Sono noti altre 1000 diversi tipi di terpeni. Essendo così numerosi e diffusi nel mondo vegetale, è difficile generalizzare sulle loro proprietà. Cito solo ad  esempio, il limonene (ad azione antivirale e presente nel 90% degli oli del genere citrus), il pinene (ad azione antisettica e presente in alte concentreazioni negli oli di conifere). Altri come il camazulene e il farnesolo (che si trovano nella camomilla) possiedono una notevole azione antinfiammatoria  e battericida.

Esteri
E’ il gruppo di sostanze più diffuso negli oli essenziali. In questo gruppo, troviamo, tra l’altro, l’acetato di linalile (presente nella salvia sclarea) e l’acetato di geranile (presente nella maggiorana). Gli esteri sono fungicidi e sedativi ed hanno di norma un odore fruttato.

Aldeidi
Si trovano soprattutto nelle essenze limonose, come la citronella e il lemongrass. Di norma hanno un’azione sedativa, ma allo stesso tempo tonica.

Chetoni
Alcuni chetoni sono tossici, ma non bisogna generalizzare. Ad esempio, il tossico tujone è in effetti presente nella artemisia, nel tanaceto, nell’assenzio e nella comune salvia. Chetoni non tossici sono invece ad esempio il jasmone, presente nel gelsomino, e il fencone che si trova nel finocchio. I chetoni sono decongestionanti e fluidificanti il muco. Questo è il motivo per cui sono contenuti nelle piante e negli oli essenziali impiegati nelle affezioni delle vie respiratorie.

Alcoli
Tra i più comuni, abbiamo il linalolo (abbondante nella lavanda), il citronellolo (rosa, limone, eucalipto e geranio) e il geraniolo (geranio e palmarosa). Sono sostanze che tendono ad avere una buona azione antivirale  e antisettica generale.

Fenoli
Sono battericidi e hanno una forte azione stimolante sul sistema nervoso centrale. Gli oli che hanno una presenza relativamente importante di questi composti sono potenzialmente irritanti per la cute e le mucose. Tra i fenoli caustici abbiamo l’eugenolo (chiodi di garofani), il timolo (timo) e carvacrolo (origano, timo).Tuttavia, l’anetone (finocchio) e l’estragone (dragoncello), pur essendo fenoli, non sono però caustici.

Ossidi
Si trovano in moltissime essenze, soprattutto quelle di natura canforacea, come l’essenza di rosmarino,  di eucalipto, di albero del tè e del cajeput. Gli ossidi tendono ad avere un’azione espettorante.

Il chemiotipo
Sebbene due individui della stessa specie di pianta, come per esempio il timo, possano sembrare del tutto uguali, da un punto di vista della loro composizione chimica, e quindi dei loro effetti terapeutici, potrebbero invece essere molto diversi. Il termine “chemiotipo” (ct) definisce proprio questa diversità intraspecifica.  I chemiotipi sono il prodotto dell’adattamento a varie condizioni ambientali in cui la stessa specie può trovarsi a crescere: la specifica produzione chimica permette alla pianta di sfruttare meglio il terreno, difendersi da parassiti e resistere a malattie.
Consideriamo brevemente il timo. Questa specie è particolarmente prolifica di chemiotipi. Vediamone alcuni:

  • Thymus vulgaris ct. timolo — questa varietà per la presenza di timolo ha una forte azione antisettica.
  • Thynus vulgaris ct. carvacrolo — ha un effetto simile al tipo precedente, ma il principio coinvolto in questo caso è il carvacrolo.
  • Thymus vulgaris ct. linalolo — ha un’azione meno aggressiva, rispetto ai precedenti. Questo chemiotipo è antibatterico, fungicida (contro C. albicans), viricida, parassiticida, vermifugo, ma anche neurotonico e uterotonico.
  • Thymus vulgaris ct. thuyanol-4 — ha un’azione antimicrobica, soprattutto contro i virus. Stimola il sistema immunitario (aumento delle IgA) e la circolazione.  E’ anche cosiderato un tonico nervino e sembra possieda attività ormome-simile e antidiabetica. Secondo alcuni autori, quest’olio avrebbe un’azione rigenerante sul fegato.

I tipi di  timo a timolo e a carvacrolo crescono nei fondovalle e spesso sono, sebbene in modo non proprio esatto, entrambi definiti “timo rosso”. Sono considerati ottimi agenti antinfettivi. Tuttavia, il timolo e il carvacrolo, che  appartengono ai fenoli, sono sostanze potenzialmente tossiche per il fegato e irritanti per la cute.
I componenti  linalolo e thuyanolo appartengono invece agli alcoli e sono decisamente meno aggressivi. Le varietà di timo che li contengono sono definite “timo giallo o dolce”.

Proprietà terapeutiche
Da un punto di vista strettamente terapeutico, gli oli essenziali possiedono un vasto ambito di applicazione.  A questo proposito il Dr J. Valnet dice:
“Il medico che ha dimestichezza con l’uso degli oli, può utilizzarli in moltissime infezioni:  polmonari, rinofaringee, cutanee, epatiche, intestinali, urinarie. L’impiego di questi oli di norma produce risultati soddisfacenti, a patto che siano stati prescritti con le dovute conoscenze. L’aromaterapia può neutralizzare problematiche come enteriti, coliti, fermentazioni intestinali e migliorare le bronchiti croniche e la tubercolosi”.
Ma non si tratta solo di patologie organiche. Già nel 1777, un medico francese, Dufresnoy,  fece una osservazione del tutto casuale. Una sua giovane paziente soggetta a crisi convulsive giornaliere  riuscì finalmente a trovare un po’ di  calma una notte in cui furono lasciati nella sua camera moltissimi fiori di narciso, che dovevano servire il giorno dopo per una processione. Sorpreso da questo inaspettato effetto, il dottor Dufresnoy compì numerosi esperimenti servendosi di un placebo, confermando a pieno la validità dell’effetto terapeutico del profumo dei fiori di narciso.
Nel 1920 due medici italiani, Gatti e Cajola dimostrarono l’effetto psicoterapeutico degli oli essenziali. Negli anni ’70, anche il Professor Paolo Rovesti, dell’università di Milano, condusse seri studi in questo senso. Faceva annusare ai suoi pazienti batuffoli di cotone imbevuti di oli essenziali. I vari aromi liberavano emozioni e ricordi repressi e avevano spettacolari effetti sulla psiche. Il Professor Rovesti individuò una serie di oli con effetti ansiolitici, tra cui la maggiorana, il cipresso, la rosa e la lavanda.
In sintesi, agli oli essenziali si riconoscono le seguenti proprietà: antisettiche, antibatteriche, antifungine, antivirali, analgesiche, antinfiammatorie, antitossiche, digestive, diuretiche, tonificanti, cicatrizzanti, ormonali, iperemizzanti,
immunostimolanti, mucolitiche, espettoranti, sedative, spasmolitiche.

Come agiscono
Per il momento non conosciamo il meccanismo di azione che sta alla base degli effetti benefici degli oli, che pur sono reali. Molti studi farmacologici sono condotti sui singoli componenti isolati e non sugli oli interi, con tutta la loro complessità. Il potere microbicida (antibatterico, antifungino, antivirale), è stato certamente quello più ampiamente indagato.

Come si usano
Rispetto al rimedio fitoterapico, l’olio essenziale ha la prerogativa di essere facilmente assorbito dalla pelle. Pertanto, oltre alla somministrazione orale, gli oli hanno un notevole campo di impiego a livello delle applicazioni cutanee (unzioni, massaggi, frizioni, etc.). L’olio penetra attraverso la pelle e si immette nel torrente circolatorio, andando ad influenzare direttamente organi ed apparati. Vi sono alcune aree del corpo relativamente permeabili: fronte, mucose, palmo delle mani, pianta dei piedi, cuoio capelluto, spalle.
A livello cutaneo, per potenziarne l’effetto degli oli, alcuni terapeuti sfruttano anche i punti energetici dei Chakra.
Gli oli essenziali agiscono ottimamente anche per via olfattiva, attraverso la quale possono raggiungere i centri nervosi e avere effetti sulla mente del paziente.
Si impiegano  anche la via rettale (supposte) e le inalazioni per il trattamento delle vie respiratorie.
Gli oli possono essere applicati o assunti puri, ma più frequentemente vengono variamente diluiti con oli vegetali “veicolanti” (carrier oils).

Precauzioni
Tra tutte le medicine naturali, l’aromaterapia è certamente quella meno “dolce”. Non dobbiamo dimenticare che gli oli sono sostanze molto concentrate e, come abbiamo visto, possono contenere composti potenzialmente tossici. Bisogna essere molto cauti nell’impiegare gli oli essenziali negli allergici, nelle gravide, nei bambini e durante l’allattamento. Questo vale anche per la semplice, ma molto diffusa applicazione cutanea. Gli oli diffondono dal piano cutaneo e si riversano nel circolo. Alcuni oli essenziali, soprattutto ricavati da piante del genere citrus, attraversano la barriera placentare!
I chetoni sono le sostanze tossiche più comunemente presenti negli oli essenziali. Secondo alcuni autorevoli autori, i chetoni possono attraversare la barriera emato-encefalica  più facilmente di altre molecole e provocare neurotossicità. I chetoni danneggiano anche il fegato, in modo irreversibile. Ma non tutti i chetoni sono tossici, come ad esempio il fencone del finocchio. Tuttavia, gli oli con chetoni tossici sono molto utili in aromaterapia, a patto che vengano utilizzati nel modo appropriato.
Altre sostanze potenzialmente tossiche sono i fenoli, che possono danneggiare il fegato, i reni ed essere carcinogeni.

Chi pratica l’aromaterapia…e chi dovrebbe praticarla
Il fatto che in Francia l’aromaterapia sia stata all’inizio divulgata da autori medici ha portato ad una certa integrazione di questa disciplina nella pratica convenzionale. In altri Paesi, dove è prevalsa una maggiore volgarizzazione, questo non è avvenuto. Nel nostro Paese,  sebbene certi oli essenziali siano presenti in alcune specialità farmaceutiche, l’aromaterapia non è riconosciuta come branca della medicina ufficiale. Pertanto, come per altre cosi dette “medicine naturali”, l’aromaterapia è uno strumento terapeutico che è a disposizione oltre che del medico anche di una variegata popolazione di figure più o meno professionali, ma certamente non mediche. Sebbene anche la via cutanea non ponga al riparo da effetti indesiderati dovuti a sostanze aggressive presenti negli oli, almeno la prescrizione per via interna (orale) degli oli, dovrebbe essere esclusivo atto medico.

Bibliografia consultata

Price S, Price L 1999 – Aromatherapy for health professionals. Churchill Livingstone. London.
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Worwood V A 1990 – The complete book of essential olis & aromatherapy. New World Library. California.