Fitoterapia

La Madre di tutte le terapie

 

Il prorompente e rigoglioso mondo vegetale che dominava il paesaggio primitivo della Terra è stato senza dubbio la fonte da cui l’uomo dei primordi ha tratto le sue prime rudimentali medicine.

 

Il prorompente e rigoglioso mondo vegetale che dominava il paesaggio primitivo della Terra è stato senza dubbio la fonte da cui l’uomo dei primordi ha tratto le sue prime rudimentali medicine. In una tomba di un uomo di Neanderthal vissuto 60.000 anni fa, scoperta in Iraq, sono stati rinvenuti pollini appartenenti a diverse piante che ancora oggi crescono attorno al sito sepolcrale. Tra queste specie sono state identificate piante del genere Althaea (che contengono mucillagini dalle proprietà lenitive sulle mucose respiratorie), Muscari (ad azione diuretica), Achillea (azione tonica, digestiva, insetto-repellente) ed Ephedra (azione antiasmatica e cardiostimolante). E’ possibile che queste piante floreali fossero state utilizzate come abbellimento della tomba o come omaggio al defunto, ma, considerata anche la valenza medicinale delle specie in questione, non è da escludersi un significato legato a pratiche di guarigione.
Il ricorso alle erbe come fonte di medicine è pertanto antico quanto l’uomo. In mancanza di testimonianze storiche, è difficile dire come tutto sia iniziato. Secondo la visione più razionale, pare che l’uomo sia giunto ad individuare le proprietà delle piante attraverso un lungo percorso di esperienze, all’inizio dettate più dall’istinto che dalla ragione. Da un punto di vista più esoterico invece, l’uomo avrebbe avuto capacità, ora del tutto sopite, di individuare attraverso una visione spirituale diretta della pianta le sue virtù terapeutiche nascoste. E’ sorprendente come popoli che non sono mai venuti a contatto tra loro impiegavano le piante con gli stessi criteri terapeutici. Ad esempio, un infuso di ibisco è stato utilizzato per i disturbi del ciclo mestruale e per promuovere la fertilità della donna da popoli primitivi molto distanti tra loro, come quelli che vivevano nelle Fiji, nella Papua Nuova Guinea, nelle Samoa, in India, in Indonesia, in Kuwait, in Gran Bretagna, nella Nuova Caledonia, a Trinidad e in Vietnam.
Tra gli antichi popoli la pratica della medicina era strettamente associata a quella religiosa. I medici erano allo stesso tempo anche sacerdoti. Le terapie erano prevalentemente vegetali e alle piante si attribuivano al contempo qualità terapeutiche fisiche e spirituali. Anzi, le cure erano soprattutto indirizzate alla parte spirituale del malato, dato che le antiche medicine ponevano molta enfasi nell’origine animica delle malattie e agli influssi degli spiriti e degli astri. Sciamani  boreali, Druidi europei, sacerdoti Egizi, uomini medicina delle Americhe, erano tutti accomunati dalla stessa visione di una medicina sacrale e tutti facevano abbondante uso di erbe, variamente preparate, che somministravano ai malati sempre attraverso riti religiosi e divinazioni.