Fitoterapia

Procurarsi le piante

Le nostre pianteLa raccolta in natura – A prescindere da un impiego professionale della fitoterapia che necessita il ricorso a droghe e preparazioni commerciali, è possibile per un uso personale e domestico sfruttare vantaggiosamente la generosa abbondanza di piante medicinali messa a disposizione dalla natura. Cercare erbe medicinali, pur nel rispetto dell’ambiente e delle leggi che regolano la conservazione della flora, è un’attività che può appassionare ed è un’occasione per passare piacevoli giornate in campagna o in montagna. Inoltre, la raccolta e la preparazione delle erbe spontanee pongono la persona in diretto rapporto con la propria medicina, rendendo l’effetto terapeutico indubbiamente maggiorato. La raccolta delle piante medicinali in natura, tuttavia, presuppone la conoscenza esatta delle specie che si intendono raccogliere, dei loro tempi balsamici, delle parti impiegate in terapia e di alcune altre importanti nozioni pratiche. Se la raccolta è impraticabile o alcune piante sono difficili da reperire o addirittura sono protette, ci si deve rivolgere al commercio e acquistare le droghe già pronte (taglio tisana) per l’uso in farmacia o in erboristeria

Il riconoscimento – La capacità di riconoscere le piante medicinali nelle miriadi di erbe, arbusti e alberi che fanno parte della flora italiana non è semplice. Le piante, rispetto alle specie animali hanno caratteristiche molto simili tra loro e non sempre la raccolta deve essere fatta quando la pianta è in fiore. E’ bene, allora, come prima cosa procurarsi un apposito manuale di riconoscimento e iniziare sempre dalle specie più comuni. Come l’ortica, il tarassaco, la parietaria, la piantaggine, che sono erbe importanti dal punto di vista medicinale. Nel dubbio, è preferibile astenersi dalla raccolta per evitare di incappare in qualche erba velenosa. La cosa ottimale, almeno inizialmente, sarebbe accompagnarsi ad una persona più esperta.

Cosa e quando raccogliere – Dopo la determinazione precisa della pianta medicinale, il passo successivo è sapere quale parti della pianta si devono raccogliere. Di norma, solo le radici, le foglie, i fiori, ecc. sono impiegate per scopi terapeutici. Delle piante erbacee, può spesso accadere che si debba prendere tutta la parte aerea. Ogni parte della pianta, inoltre, ha un suo momento ideale in cui deve essere raccolta affinché contenga il massimo dei principi attivi. Questo momento ideale si chiama tempo balsamico, ve ne è uno generale riferito alle parti della pianta (Tab. 1) e uno particolare che riguarda le singole specie medicinali (Tab. 2). Tuttavia, alcune variabili, come le condizioni meteorologiche e l’altitudine, possono sensibilmente ritardare o accelerare lo sviluppo normale di una data specie. Inoltre, vi sono piante la cui raccolta è possibile durante tutto l’anno, come ad esempio l’edera. La raccolta va effettuata la mattina di una giornata soleggiata, dopo due ore il sorgere del sole e quando la rugiada è completamente evaporata. Eventualmente, se la giornata non si guasta è possibile raccogliere anche nel tardo pomeriggio. Le piante ricche di oli essenziali devono essere raccolte durante un periodo secco, ma mai in pieno sole. La pioggia le impoverisce di essenze.

RADICI E RIZOMI Autunno e inverno. Secondo alcuni, anche in primavera prima del risveglio della pianta.
BULBI Autunno
CORTECCE All’inizio del periodo vegetativo della pianta, che coincide con la montata della linfa.
PIANTA INTERA All’epoca della fioritura.
FOGLIE In generale, quando hanno raggiunto il massimo sviluppo. Di solito, poco prima della fioritura. Nel caso della labiate (es. timo), all’epoca della fioritura.
STELI Dopo lo sviluppo, ma poco prima della fioritura.
FIORI Prima che sboccino (antesi).
FRUTTI Al massimo dello sviluppo e alla perfetta maturità, ma prima che si stacchino da soli.
SEMI In estate-autunno, quando sono ben maturi, ma prima che si stacchino da soli; se sono contenuti in un frutto, raccogliere prima che questo marcisca.

Tab.1 Tempo balsamico delle parti della pianta.

Febbraio Farfara, vischio.
Marzo Aglio orsino, biancospino farfara, farfaraccio, frangola, fumaria, genziana, ononide, quercia salice, saponaria, viola, vischio.
Aprile Aglio orsino, bardana, biancospino, betonica, betulla , crescione, fragola, frangola, frassino, fumaria, imperatoria, ortica, piantaggine, primula, rosa canina, rovo, salice bianco, sambuco, tarassaco, valeriana, viola.
Maggio Aglio orsino, aparine, bardana, betulla, camomilla, crescione, dulcamara, edera terrestre, erba roberta, erba ruggine, galega, meliloto, papavero, piantaggine, polmonaria, rosa canina, sambuco, timo, tormentilla.
Giugno Achillea, aglio orsino, acrimonia, aparine, artemisia, betonica, betulla, borragine, camomilla, centaurea minore, borsa pastore, elicriso, equiseto, erba roberta, eupatoria, farfara, fragola, frassino, galega, iperico, lampone, lycopus, malva, meliloto, olmaria, ortica bianca, paritaria, pilosella, salicaria, timo, trifoglio dei prati, verbasco, vulneraria.
Luglio Achillea, acrimonia, alchemilla, arnica, artemisia, bardana, betonica, borsa pastore, cardo mariano, centaurea monire, cicoria, edera, elicriso, erba roberta, erba ruggine, equiseto, Eufrasia, eupatoria, farfara, farfaraccio, frassino, iperico, malva, meliloto, olmaria, origano, ortica, pilosella, salicaria, timo, trifoglio dei prati, uva ursina, verbena, verga d’oro.
Agosto Achillea, alchemilla, acrimonia, artemisia, betonica, borsa pastore, cardo mariano, carlina, centaurea minore, cumino dei prati, equiseto, edera, erba ruggine, eufrasia, eupatoria, farfara, farfaraccio, ginepro, luppolo, malva, olmaria, ortica, pilsella, uva ursina, verbena, verga d’oro.
Settembre Achillea, agrimonia, angelica selvatica, biancospino, calcatreppolo, carlina, cicoria, cumino dei prati, ginepro, luppolo, ononide, ortica, pilosella, potentilla, primula, pungitopo, quercia, rosa canina, sambuco, saponaria, tarassaco, valeriana, vischio.
Ottobre Bardana, acrimonia, angelica selvatica, cicoria, consolida, frangola, genziana, ginepro, imperatoria, ononide, ortica, pilosella, potentilla, quercia, rosa canina, sambuco, tarassaco.
Novembre Ginepro, ortica, potentilla.
Dicembre Frangola, vischio.

Tab.2 Tempo balsamico delle specie.

Dove raccogliere – Molte specie di piante medicinali abbondano ovunque vi sia un po’ di natura. Un cumulo di terra di riporto o un incolto possono ospitare diverse specie medicinali. Tuttavia, è bene scegliere con oculatezza le zone dove intraprendere le ricerche. Molti ambienti, che appaiono naturali, possono invece nascondere inquinanti di ogni tipo. Bisogna evitare, allora, di raccogliere piante medicinali vicino alle zone industriali, alle strade, ai corsi e specchi d’acqua inquinati o utilizzati dal bestiame. Non fidarsi neanche delle vicinanze di invitanti campi coltivati, dove purtroppo vengono usati, spesso pesantemente, i pesticidi. Per stare sul sicuro, bisogna allontanarsi il più possibile dagli insediamenti umani, dalle zone trafficate e dalle aree intensamente coltivate. Cercare gli ultimi lembi di campagna ancora non eccessivamente sfruttata e le zone di collina e di montagna ancora intatte. Prima di intraprendere la raccolta, informarsi sulle leggi che tutelano la flora spontanea e soprattutto procurarsi un elenco delle specie protette. Evitare in modo assoluto di raccogliere anche un semplice filo d’erba nelle aree protette, come parchi e riserve naturali.

Come raccogliere – L’attrezzatura per raccogliere al meglio le piante medicinali è molto semplice. Sono sufficienti un paio di forbici, un coltellino e una piccola zappa. Solo nel caso di radici tenaci, come quelle della bardana, bisognerà ricorrere ad attrezzi più pesanti. Il materiale raccolto va posto, senza pigiarlo, in sacchetti di tela o di carta oppure in cesti leggeri di vimini. Dopo la raccolta, senza perdere tempo, mondare il materiale e porlo a seccare o impiegarlo per le preparazioni.

Nel raccogliere le varie parti delle piante, si seguiranno alcuni semplici accorgimenti. Le foglie devono essere intatte, ben formate e senza macchie. In un secondo tempo si liberano dai pezzi di rami e dal gambo. I fiori si raccolgono con estrema attenzione, senza bistrattarli. Poi, si privano del gambo e talvolta del calice e del ricettacolo. Le sommità fiorite (fiori e foglie apicali), si recidono poco sotto i primi fiori e si riuniscono in mazzetti di non eccessivo spessore. Le cortecce sono un po’ più difficili da raccogliere. Si sceglie un ramo non troppo vecchio e con un coltello affilato si praticano due incisioni circolari distanti qualche centimetro. Poi si pratica un’incisione longitudinale tra le due precedenti e si solleva la corteccia. Si deve evitare di accanirsi su di una sola pianta, per non scorticarla troppo e farla morire. Le specie di cui si raccoglie tutta la parte aerea devono essere liberate dalle parti ingiallite, deteriorate, rosicchiate, forate e malate. Per quanto riguarda le radici e i rizomi, questi non devono essere marci o contenere qualche indesiderato ospite. Si mondano dalle radichette laterali, si puliscono preferibilmente con uno spazzolino rigido, si lavano velocemente con acqua e poi si tagliano in rondelle. I frutti sono raccolti a piena maturazione, direttamente dalla pianta e mai quando sono spontaneamente caduti a terra. Il trasporto dei frutti succulenti va fatto con estrema attenzione. I semi si raccolgono recidendo il fiore ormai secco e successivamente si estraggono per battitura. Nel “come” raccogliere le piante medicinali rientra a buon diritto anche il comportamento rispettoso nei confronti della natura, che ognuno deve tenere. Innanzi tutto, si deve prendere solo lo stretto necessario all’uso che realmente si prevede di fare. Seguire il più possibile la regola di “uno su quattro” o meglio, secondo alcuni, quella di “uno su dieci”. Ciò vuol dire di non fare piazza pulita di tutto quello che si incontra. In autunno si avrà l’accortezza di favorire la diffusione dei semi che ancora indugiano sui fiori secchi.

Essiccazione e conservazione – Una volta raccolte le piante, si decide se impiegarle subito per la preparazione di tinture, succhi o altro oppure seccarle per essere conservate.L’essiccazione priva la pianta dell’acqua ed evita così il procedere dei fenomeni enzimatici di distruzione dei tessuti cellulari, conservando intatti molti dei principi attivi. Il metodo più semplice e naturale è l’essiccazione a temperatura ambiente in un luogo aerato, asciutto e senza troppa luce. Il materiale da essiccare si stende su telai che hanno un fondo con rete metallica zincata, tondini di ferro opportunamente separati, una trama di spago o un intreccio di vimini. I fiori saranno disposti in spessore di 2-3 cm, mentre le piante intere di 12-15 cm. Questi telai possono essere acquistati o costruiti personalmente. Per piccoli quantitativi, vanno benissimo anche dei vassoi di legno e delle cassette purché lo strato del materiale da seccare non superi lo spessore di 1-2 cm. I telai si coprono con teli di juta, ma non così serrati da impedire all’aria di circolare. Le maggiori difficoltà si incontrano con le parti ipogee, radici, rizomi e bulbi. Senza una fonte di calore costante, che tuttavia non deve superare i 40° C, l’essiccazione richiede tempi molto lunghi e bisogna fare estrema attenzione che il materiale non marcisca. Allo scopo, si può ricorrere ad una breve esposizione al sole, ma non nelle ore centrali del giorno, e continuare l’essiccazione in ambienti caldi e aerati. Alcune erbe si prestano ad essere seccate riunite in mazzetti, appesi a “testa in giù” in un locale idoneo. E’ bene proteggere i mazzetti con della carta leggera avvolta a cono, come fa il fiorista con i mazzi di fiori da regalo. In generale, il tempo di essiccazione dipende dalla succolenza delle singole parti della pianta, ma soprattutto dalla temperatura, dall’umidità e dalla circolazione dell’aria. Può variare dagli otto ai venti giorni. I segni di un’essiccazione riuscita sono il crepitio delle foglie tra le dita, la consistenza cartacea dei fiori, la facile rottura degli steli, la durezza delle radici, la fuoriuscita spontanea dei semi dai loro involucri e la gommosità delle bacche. Per la conservazione delle droghe, si impiegano contenitori di vetro scuro a chiusura ermetica, scatole di latta o sacchetti di carta. Le droghe vanno rinnovate ogni anno. E’ bene ogni tanto fare qualche piccola ispezione nei contenitori per valutarne lo stato di conservazione.

Tratto dal libro “Le nostre Piante Medicinali” di Francesco Perugini Billi. Edizioni Junior.