Omeopatia Patologie

Formica e acido formico in reumatologia

formicarufa02Molte specie di formiche possiedono vari tipi di veleno e di sostanze repellenti che sono utilizzati contro altri insetti o per difendersi da predatori terrestri e uccelli. Alcune hanno addirittura dei pungiglioni molto simili a quelli della vespa.

Le specie del genere Pseudomyrmex, appartengono ad una subfamiglia molto primitiva. Si tratta di formiche arboree, presenti nella fascia tropicale e subtropicale del continente americano. Costruiscono il loro nido nei tronchi d’albero, soprattutto delle specie Triplaris americana e T. surinamensis, definiti dai nativi “palo santo” o “palo diableo”

Nel 1653 il missionario gesuita Bernabe Cobo scrisse: “Questo albero è cavo per tutto il tronco ed è pieno di certe grosse formiche giallognole, così virulente che la loro puntura è molto dolorosa e può causare anche la febbre. Dato che queste formiche sono nascoste nel tronco, non ci si accorge affatto di loro. Questo è il motivo per cui chi si avvicina all’albero non presta attenzione al potenziale pericolo. Ma basta che una solo foglia venga toccata ed ecco che una quantità incredibile di formiche si precipita all’esterno da ogni parte decisa ad assalire la persona che ha toccato l’ albero”.

Nel 1968, il dissidente tedesco Gunter Holzmann, che negli anni trenta si era trasferito dalla Germania Nazista nel Sud America, provò a farsi pungere da queste formiche per vedere se la sua artrite reumatoide (AR) ne potesse trarre qualche giovamento. Le punture di formica fecero l’effetto sperato tanto che Holzmann coinvolse un reumatologo. Fu quindi avviato uno studio clinico che prese in considerazione 30 pazienti affetti da AR, divisi in due gruppi: uno placebo e uno con veleno di formica. Tre pazienti per ogni gruppo fuoriuscirono prima del tempo dal trial. Il veleno fu somministrato per iniezione, una volta a settimana. Le risposte positive si ebbero dopo circa due settimane. Nove pazienti sui dodici trattati con il veleno migliorarono del 50%. Nel gruppo placebo lo stesso risultato fu ottenuto da un solo paziente (1).

Gli studi hanno dimostrato che il veleno di varie specie di formica possiedono numerose proprietà farmacologiche: antinfiammatoria, epatoprotettive, antalgica e di inibizione della crescita tumorale (2).

Acido formico
Intorno all’anno 1500, il botanico e teologo tedesco Otto Brunfels fece questa osservazione: i petali color blu di un fiore erano diventati rossi dopo che alcune formiche vi si erano arrampicate sopra. Brunfels fu testimone della stessa reazione chimica che l’acido formico produce sulla carta tornasole. Il veleno fu isolato nel 1671 da Samuel Fisher tramite distillazione delle formiche morte, ma fu nel 1822 che Franz Doeberein scoprì che il veleno conteneva acido formico. Il nome di questo acido prende il nome dalla specie Formica rufa, il cui veleno è particolarmente ricco di acido formico. E’ una formica piuttosto comune nei nostri boschi e viene utilizzata nella gestione forestale per contrastare i parassiti degli alberi.

Acervo di formica rossa
Acervo di formica rossa

E’ un liquido incolore e ha un odore denso e pungente. Fare esperienza dell’odore dell’ acido formico è assai interessante. In una foresta trovate un acervo (nido) di Formica rufa e gettatevi sopra un fazzoletto di stoffa. Dopo qualche minuto, il fazzoletto sarà pieno di formiche, che visto l’intruso lo hanno attaccato e ripetutamente morso. A questo punto, senza timore, riprendete il fazzoletto, scuotetelo per eliminare le formiche e subito portatelo al naso per annusarlo. L’acido formico è servito!

Omeopatia
L’utilizzo della formica e del suo veleno hanno avuto un certo sviluppo nella pratica omeopatica. L’azione di questi farmaci si esercita su cinque settori (3):

  1. apparato locomotore (affezioni infiammatorie dei muscoli e delle articolazioni)
  2. apparato renale (nefrite, albuminuria)
  3. apparato digerente (infiammazione del colon)
  4. apparato cutaneo (irritazione pruriginosa)
  5. apparato mucoso (formazioni polipoidi)

In campo reumatico, le indicazioni più frequenti sono:

  • Artrite cronica
  • Sindrome di Dupuytren
  • Rigidità articolari
  • Noduli artrosici alle dita
  • Artrosi deformante

Si tratta soprattutto di soggetti artritici, con iperuricemia, sensibili al freddo e all’umido. Alla base dei vari disturbi reumatici ci sono spesso problematiche legate al metabolismo. Le sostanze metaboliche non vengono adeguatamente degradate, tendono al ristagno e generano infiammazione.

Posologia
I due farmaci possono essere utilizzati per bocca (gocce o granuli), ma nella pratica clinica la forma iniettabile è quella di gran lunga preferita. Le diluizioni possono variare, dalla D3 alla D30. Particolarmente vantaggioso è l’impiego in mesoterapia.

Bibliografia
1) Altman RD et al. The effects of a partially purified fraction of an ant venom in rheumatoid arthritis. Arthritis Rheum. 1984 Mar;27(3):277-84.

2) M. A. Dkhil et al. Anti-inflammatory activity of the venom from samsum ants Pachycondyla sennaarensis, African Journal of Pharmacy and Pharmacology Vol. 4(3), pp. 115-118, March 2010

3) Zissu R, Guillame M, Materia Medica Omeopatica Ed Marrapese, 1988, Roma