Patologie

Le illusioni della terapia ormonale sostitutiva

hormonesPer oltre dieci anni i medici, ed in particolare i ginecologi, hanno spinto le donne prossime alla menopausa ad assumere la terapia ormonale sostitutiva (Hormonal Replacement Therapy = HRT). Da fenomeno assolutamente naturale, la menopausa è stata sempre più presentata come una malattia che espone la donna a tutta una serie di sventure tra cui infarti, ictus, fratture da osteoporosi e tumori. A detta degli entusiasti della cura ormonale, la terapia sostitutiva avrebbe con certezza messo al riparo la donna in menopausa da queste possibili gravi patologie. Preoccupate da questi scenari drammatici, milioni di donne in tutto il mondo sono ricorse a questo tipo di farmaci. E’ chiaro che le case farmaceutiche non si sono fatte sfuggire il grande business che ne sarebbe derivato, investendo enormi somme di denaro in meeting, convegni, articoli, gruppi di studio sulla menopausa e campagne propagandistiche al fine di convincere le donne sulla bontà della terapia. Tanto è stato fatto, che la HRT  è al primo posto nella “Hit Parade” dei farmaci più venduti nel mondo (BMJ 2003; 327:340).

Negli ultimi anni, sono stati pubblicati alcuni importanti studi scientifici che hanno messo in serio dubbio la validità di questa terapia, che addirittura sarebbe pericolosa (….molti di noi questo già lo sapevano). Ma vediamo alcuni dati:

I primi scossoni alla tanto strombazzata capacità dell’HRT di proteggere le donne in menopausa dalle patologie cardiovascolari sono venuti dal Heart and Estrogen/Progestin Replacement Study (HERS). In questo studio, gli ormoni non hanno mostrato alcun vantaggio rispetto al placebo nel prevenire patologie coronariche in donne cardiopatiche. Addirittura, l’incidenza di infarti è aumentata leggermente tra le donne che assumevano i farmaci. In conclusione, chi assumeva la terapia sostitutiva aveva il 50% in più di attacchi cardiaci rispetto al placebo nel primo dei quattro anni di studio. Altre sorprendenti scoperte di questo studio includono un aumento di tre volte del rischio di trombosi, un 38% in più di disturbi della vescicola biliare e un 24% in più di morti per patologie cardiache tra le donne che assumevano l’HRT.

Poi venne lo studio  Estrogen Replacement and Atherosclerosis (ERA) che non rilevò nessuna differenza nella progressione della patologia coronarica in tre gruppi di donne cardiopatiche in menopausa che usavano rispettivamente un estrogeno da solo,  un  estrogeno-progestinico (HRT)  o un placebo (N Engl J Med, 2000; 343:522-9).

Nel 2002, lo studio della Women’s Health Initiative che valutava gli effetti della HRT è stato prematuramente sospeso, perché tra i partecipanti il rischio di ictus, infarto cardiaco e cancro aveva raggiunto dei livelli tali che superavano i presunti benefici della terapia (JAMA, 2002;288:321-33).

Sempre nel 2002, quattro studi clinici che hanno coinvolto un totale di 20.000 donne, hanno mostrato che le persone che assumevano l’HRT avevano un’incidenza grandemente significativa di tumori alla mammella, di ictus ed di embolia polmonare (Lancet, 2002;360:942-4).

Secondo il Million Woman Study, negli ultimi 10 anni, solo nella Gran Bretagna, 20.000 casi di tumori alla mammella, molti dei quali mortali, sono stati causati dalla HRT (Lancet, 2003; 362:419-27). Lo studio ha dimostrato che la HRT raddoppia il rischio di tumore alla mammella e aumenta il rischio di infarti cardiaci, trombosi e ictus. Per anni, la medicina ha creduto che i due ormoni della HRT, progestinici ed estrogeni, dati in combinazioni fossero più sicuri che dati singolarmente, per quanto riguardava il rischio di tumore dell’utero. Questo studio ha invece dimostrato esattamente il contrario. Dopo 5 anni, la HRT può causare 1 tumore su 166 donne, mentre dopo 10 anni ne causa 1 su 50. E attenzione, le cose non cambiano se si usano pillole piuttosto che cerotti.

L’aumento del rischio di trombosi e di ictus nelle donne che assumono HRT è stato drammaticamente confermato anche da altri studi (N Engl J Med, 2001; 345:1243-9; Ann Inter Med, 2000;132:689-96; Lancet, 1996;348:977-80).

Per quanto riguarda la prevenzione dell’osteoporosi, altro forte argomento per convincere le donne all’uso della HRT, i risultati del Heart and Estrogen/Progestin Replacement Study (HERS) dimostrano che la terapia sostitutiva ormonale potrebbe essere meno efficace nel proteggere dalle fratture del femore di quello creduto fino ad ora (JAMA, 1998; 280:605-13). In fatti la HRT non protegge le ossa (Am J Med, 1988;85:847-50). Secondo le attuali vedute, per prevenire l’osteoporosi una donna dovrebbe assumere la terapia ormonale per 5-10 anni (esponendosi a tutti i rischi che abbiamo visto). Tuttavia, gli studi hanno mostrato che anche questa indicazione non è in grado di prevenire l’osteoporosi (e le fratture) negli anni successivi (N engl J Med, 1993;329:1141-6).

La dottoressa  Ellen Grant, che si è sempre opposta alle terapie ormonali, fa notare che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 l’incidenza del tumore alle mammelle diminuì drammaticamente in seguito all’allarme che si era diffuso sul rischio di trombosi e cancro che dovuti agli ormoni (Lancet, 1996;348:682).

Il professor Bruno Muller-Orlinghausen, direttore della Commissione Tedesca Sulla Sicurezza dei Farmaci, ha dichiarato che la terapia ormonale sostitutiva “è una tragedia nazionale e internazionale”, associandola allo scandalo del Talidomide di 40 anni fa (BMJ, 2003; 327:767).

Che la terapia ormonale, combinata estro-progestinica o non,  aumenti il rischio di tumore è già abbondantemente noto da tempo (Cancer, 1971;28:1395; Lancet, 1983; ii;926-30; Lancet, 1989; i:973-82; Lancet, 1997; 350:1047-59; Clin Obstet Gynecol, 1984;ii:769-86; JAMA 2000; 283:485-91, 534-5; JAMA, 1999; 281:2091-7; ).

Un effetto collaterale poco pubblicizzato,  legato all’assunzione della terapia ormonale sostitutiva, è la depressione, spesso tanto grave da portare alla morte. In uno studio condotto dal Royal College of General Practitioners, che ha seguito 46.000 donne che hanno usato contraccettivi orali per 25 anni, ha mostrato, tra le altre cose, un significativo aumento della depressione, dei tentativi di suicidio e di morti dovute ad incidenti e violenza (BMJ, 1999; 318:96-100). Che l’uso di ormoni portava ad un aumento dei suicidi era già noto in passato. In uno studio di Oxford, le donne che assumevano la Pillola venivano ricoverate in ospedale per tentato suicidio quattro volte di più rispetto a quelle che usavano il diaframma (J Biosocial Sci, 1976; 8:373-424). In un altro studio inglese, donne che assumevano estrogeni commettevano suicidio due volte e mezzo più di quelle che non li assumevano (Br J Obstet Gynecol, 1987; 94:620-35). Quando questi dati furono analizzati alcuni anni più tardi, altre 112 donne erano morte. I ricercatori conclusero che il rischio di suicidio, o di tentato suicidio, tra le donne (e non tutte avevano problemi emozionali) che usavano la terapia ormonale sostitutiva era ancora di due volte e mezzo superiore alla popolazione generale (Br J Obstet Gynecol, 1990; 97:1080-6). Per quanto riguarda l’associazione HRT e turbe dell’umore possono essere citati ancora molti altri studi (J Clin Psychiatry, 1996; 57:152-7; J Clin Psychiatry, 1994; 55:478-80; J Women’s Health Gend Based Med, 1999; 8:637-46).

Francesco Perugini Billi©