Patologie

Depressione e cure alternative

munchMi chiedo il motivo di tanta e crescente tristezza. Non abbiamo forse costruito il mondo che volevamo? Lontano dalle insicurezze e dalle incertezze del mondo arcaico? Come mai tutta la nostra scienza, la tecnologia e il benessere non ci bastano? Cosa ci manca?  Cosa abbiamo perso?
Gli antidepressivi funzionano?
Come avrete appreso in questi giorni dai media, una ricerca inglese ha messo in serio dubbio l’utilità e l’efficacia dei farmaci antidepressivi. Sono stati esaminati una cinquantina di studi clinici e si è giunti alla conclusione che questi  farmaci hanno un effetto paragonabile al placebo (1). Anche quegli studi che hanno preso in considerazione le forme di depressione più grave non hanno convinto gli autori della ricerca. Il Professore Irving Kirsch del Dipartimento di Studi Psicologici dell’Università di Hull (UK) afferma: “A livello di miglioramento dei sintomi, tra i depressi che assumono un placebo e quelli che assumono farmaci antidepressivi non c’è quasi differenza. Questo significa che le persone depresse possono migliorare senza l’impiego di questi farmaci. Sulla base dell’evidenza scientifica, quindi, non c’è ragione di prescrivere antidepressivi alla maggioranza dei depressi, ma solo in alcuni casi gravi e molto selezionati”. I ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione su alcuni farmaci molto prescritti dai medici, tra cui soprattutto la fluoxetina (Prozac®), la venlafaxina (Efexor® ) e la paroxetina (Seroxat®). Questi farmaci appartengono alla classe degli Inibitori della ricaptazione della Serotonina (SSRIs). Considerato il dilagare nelle società moderne dei fenomeni depressivi, si tratta di farmaci che hanno un mercato miliardario. Solo in Inghilterra nel 2006 le prescrizioni sono state pari a 31 milioni, il 27% in più rispetto al 2001.

In Italia si stima che i depressi siano oltre 5 milioni. La fascia di età più colpita è tra i 45 e i 64 anni, ma sempre più giovani ne sono interessati. Le donne sono le più colpite rispetto agli uomini. Nel 2002 sono state vendute 27 milioni di confezioni di antidepressivi (2), per una spesa globale di 350 milioni di euro. Nel mondo, secondo i dati OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il fatturato annuale degli antidepressivi è pari a 7 miliardi di dollari, con un incremento del 50% ogni 5 anni.

Gli studi che hanno portato alla conclusione da parte dei ricercatori che gli antidepressivi sono paragonabili al placebo, o quasi, sono gli stessi che le aziende produttrici dei farmaci hanno presentato alla Food and Drug Administration americana (FDA) per avere il nulla osta alla commercializzazione. Nulla osta che poi, come al solito, ha influenzato non poco le decisioni di altri Paesi, tra cui soprattutto il nostro. L’intera faccenda getta ombra sulla obiettività della FDA nel vagliare i farmaci e confermerebbe come questo organismo sia fortemente influenzato dalle multinazionali del farmaco. Inoltre, la FDA è stata accusata di favorire spudoratamente i farmaci SSRIs: anni, prima dell’uscita del Prozac, la FDA ha pensato bene di eliminare dal mercato prodotti a base di erbe ricche di triptofano  e il 5-HTP, una forma farmeceutica di triptofano particolarmente efficace. Il mercato libero degli integratori avrebbe disturbato il lancio di una molecola farmaceutica che invece ha l’esclusiva.
Personalmente credo che i farmaci possano essere utili nei depressi più gravi, che sono una minoranza rispetto a tutti gli altri depressi o presunti tali che vengono impropriamente e inutilmente trattati.  La facilità con cui i pazienti volentieri assumono questi farmaci è dovuta all’assoluta convinzione, inculcata in anni di lavaggio del cervello, che i farmaci chimici abbiano un effetto più veloce e siano sempre più efficaci, il che spesso non è vero, rispetto alle medicine naturali, e che non esistano alternative. La leggerezza con cui questi farmaci vengono prescritti si deve al fatto che nella depressione, ma anche nelle altre turbe dell’umore, come l’ansia, la medicina predilige di gran lunga l’approccio farmacologico rispetto ad altri presidi terapeutici. Per esempio, recenti studi hanno messo in evidenza come l’attività fisica, soprattutto condotta all’esterno, possa essere di grande aiuto a molti depressi. Inoltre, secondo alcune voci critiche, non poche sono le pressioni da parte delle aziende produttrici di antidepressivi sulla classe medica.


Turbe dell’umore e intestino
Certamente la depressione è un disturbo complesso che va valutato e classificato adeguatamente, secondo le linee guida attuali e qualsiasi semplificazione può essere dannosa. Tuttavia, diversi studi indicano che il nostro intestino può influenzare il nostro umore e quindi anche un eventuale problema di depressione. L’intestino alberga miliardi di batteri, non tutti innocui, e i residui della nostra alimentazione. Nell’intestino finiscono anche molte sostanze chimiche, che abbiamo assunto con l’acqua, il cibo e i farmaci. Attraverso una barriera intestinale permeabile, cioè non più in grado di selezionare attentamente quello che deve entrare e quello che invece deve rimanere nell’intestino o addirittura essere espulso, filtrano indebitamente sostanze nocive che raggiungono il cervello. A livello cerebrale queste sostanze possono mimare la funzione dei neurotrasmettitori e condizionare il nostro modo di essere o sentire, cioè il nostro comportamento e il nostro umore. Ecco come l’ecologia intestinale e di conseguenza l’alimentazione possono influenzare la nostra mente. Anche gli stessi attacchi di panico, oggi così diffusi, hanno spesso una genesi nelle condizioni ecologiche del nostro intestino.

Un recente studio ha mostrato come alcune forme gravi di depressione siano la conseguenza all’entrata nel corpo,  attraverso un intestino permeabile, di sostanze immunogene (lipopolisaccaridi) provenienti dai microbi intestinali. Ne consegue un’attivazione immunitaria di tipo infiammatorio che causa sintomi di profondo malessere psico-fisico (3). Alcune ricerche, invece, suggeriscono che la flora buona, lattobacilli e bifidobatteri, comunica direttamente con il sistema nervoso centrale influenzandone il benessere (4) e che la terapia probiotica unitamente ad una corretta alimentazione possa influenzare la depressione.
Che la causa di molte nostre malattie, comprese quelle mentali, possa essere l’intestino lo aveva già affermato Ippocrate di Cos (460-370 AC). Anche lo stesso padre della moderna psichiatria Philippe Pinel (1745-1828), dopo aver lavorato una vita con i pazienti mentali, giunse alle stesse conclusioni: “La principale sede di queste malattie si trova nello stomaco e nell’intestino”.
Inoltre, è nota l’associazione tra immunità intestinale e disturbi cognitivi nei bambini: in particolare, il legame tra gluteomorfine (presenti nei cereali con glutine) e caseomorfine (presenti nei latticini) e disturbi come la Sindrome da deficit attentivo, l’autismo, la dislessia ecc. (5, 6).
Interessantissime connessioni tra intestino e mente sono state anche fatte nell’ambito del concetto di “intestino come secondo cervello”, da parte del Dr M D Gershon, del dipartimento di anatomia e biologia cellulare della Columbia University (USA) (7).

Possibili cure alternative o integrate per la depressione
Qui di seguito elenco alcune informazioni su possibili cure alternative. Premetto però che la depressione è un problema dove è meglio evitare le “cure fai da te” o quelle consigliate da personale non qualificato. La migliore cura, anche se naturale, è quella prescritta da un medico esperto in medicine integrate e deve essere molto personalizzata. In questo articolo, mi limito a considerare i soli interventi farmacologici e nutrizionali e non quelli psicologici (psicoterapia, counseling, ecc), spirituali (meditazione, pratiche spirituali, yoga, mantra, ecc.), fisici (terapie fisiche ayurvediche – massaggi, marmaterapia, shirodara, basti – agopuntura, cromoterapia, ecc.)  e altro come l’arteterapia,  tutte metodiche che meritano una trattazione a parte. E’ ovvio, che l’approccio terapeutico alla depressione deve essere multidisciplinare e allo stesso tempo orientato sul “fisico” e sul “mentale”. Prescrivere solo farmaci e null’altro mi sembra triste come la malattia che si vorrebbe guarire.

Fitoterapia – esistono diverse piante che vengono utilizzate tradizionalmente per la depressione. L’effetto di alcune di queste è stato anche abbondantemente confermato dalla scienza moderna, come per esempio nel caso dell’Iperico, la cui efficacia è paragonabile a quella della Sertralina (Zoloft®) e della Fluoxetina (Prozac®) e senza gli effetti collaterali che questi farmaci causano.  Non posso elencarle tutte. Tra le più importanti e davvero efficaci, voglio segnalare, oltre all’Iperico già citato, la Scutellaria, la Griffonia, la Rhodiola, il Ginseng, la Melissa, l’Avena, il Ginkgo e per quanto riguarda le piante della tradizione ayurvedica, segnalo la Mucuna, la Centella, lo Zenzero, il Calamo, il Convolvolo e la Withania somnifera. In particolare, siccome nelle donne il fattore ormonale gioca un ruolo non indifferente, possono essere utili, tra le altre, l’Agno casto, lo Shatavari e la Cimicifuga. La scelta si basa sull’attenta valutazione del paziente. Alcune di queste piante possono potenziare l’effetto dei farmaci inibitori del ricaptazione della serotonina (SSRIs). Nella scelta, importanti possono anche essere la forma farmaceutica della pianta, la titolazione e il dosaggio.  Per esempio, non tutte le capsule di Iperico in commercio hanno uguale effetto antidepressivo.

Omeopatia/Sali Biochimici/Omotossicologia/Organoterapia – sono di grande aiuto, ma devono essere personalizzate, soprattutto l’omeopatia, e prescritte da un medico esperto. L’omotossicologia offre anche la possibilità di farmaci iniettabili, con cui si possono fare dei cocktail o iniezioni mesoterapiche sui punti di agopuntura.

Integratori:
1) Amminoacidi – sono importantissimi. Una dieta ricca di proteine ha dimostrato d’essere molto utile nella depressione, aumentando i livelli di certi ormoni e neurotrasmettitori cerebrali. L’equilibrio amminoacidico è fondamentale per la regolazione del sistema nervoso autonomo che influenza l’umore, l’energia, il sonno e la soglia del dolore. Per esempio, bassi livelli di tirosina  e fenilalanina alterano i livelli di alcuni sostanze chimiche del cervello che regolano l’umore, come la dopamina. Bassi livelli di tirosina causano anche anomalie nella produzione degli ormoni tiroide: è stato dimostrato che una scarsa produzione di Triiodotironina (T3) causa cambiamenti di umore, tra cui la depressione. E ancora, bassi livelli di triptofano, che il nostro corpo utilizza per produrre la serotonina, possono causare stati depressivi. Ricordo che le migliori fonti di proteine sono quelle animali, dove gli amminoacidi essenziali sono tutti presenti e ben bilanciati.

2) Vitamine – il complesso delle vitamine B è molto importante. In particolare, la B1 viene usata dal cervello per convertire il glucosio in energia. Senza, i nostri neuroni non hanno più carburante e questo può portare ad affaticamento, scarsa memoria, perdita d’appetito, insonnia, disturbi gastrointestinali, depressione, irritabilità, ansietà e perfino al suicidio. Il consumo eccessivo di zuccheri e farine raffinate, tipico dell’alimentazione moderna, impoverisce il corpo di questa vitamina. La B6 è necessaria per produrre la melatonina, la dopamina e la serotonina. L’Acido folico, è necessario per la produzione di SAMe (S-adenosyl methionine), la cui carenza è associata alla depressione. Comunque, anche la carenza delle altre “B” è importante: B3, agitazione e ansia; B5, stress, depressione e fatica. La B12, confusione, demenza, umore mutevole, ecc; E’ sempre bene non assumere mai le “B” da sole, ma sempre tutte insieme in un complesso, possibilmente di estrazione naturale. La carenza o l’aumentato fabbisogno di molte altre vitamine possono generare sintomi simili alla depressione. Anche la carenza di vitamina C può essere considerata in questo senso. Per esempio, stress, gravidanza e allattamento sono condizioni in cui il corpo ha bisogno di quantità maggiori di vitamina C, mentre l’uso di alcuni farmaci come l’aspirina, le tetracicline e la pillola anticoncezionale la consumano in eccesso.
3) Minerali – numerosi sono i minerali ed elementi traccia la cui carenza può influenzare l’umore. Negli ultimi cinquant’anni i nostri cibi si sono notevolmente impoveriti di minerali, grazie ad un’agricoltura intensiva (fertilizzanti chimici) poco rispettosa della Terra. Nelle zone maggiormente sfruttate si registrano riduzioni importanti che coinvolgono almeno 50 minerali, tra cui zinco, selenio, vanadio, magnesio, manganese, a vario titolo necessari alla vita di uomini e animali. Solo per dare alcune cifre, tra il 1930 e il 1987, le patate si sono impoverite del 40% del loro contenuto di potassio, le carote del 50% del loro calcio e del 70% del loro magnesio. Nel 1948, 100g di spinaci contenevano 158 mg di ferro. Attualmente ne contengono meno di 1mg. Braccio di Ferro dovrebbe adesso consumare quasi 200 barattoli di spinaci per avere lo stesso effetto rivitalizzante che aveva 50 anni fa con uno solo! Anche molti alimenti derivati dagli animali si sono impoveriti: l’attuale Parmigiano contiene il 70% in meno di magnesio di 60 anni fa. Secondo alcuni, la carenza di minerali nei nostri cibi sarebbe molto più determinante nelle malattie mentali e cognitive dei bambini e degli adulti rispetto alla carenza di vitamine. Tra i minerali più importanti per la depressione, segnalo: magnesio, ferro, manganese, zinco e potassio. Importanti carenze di minerali sono state riscontrate anche tra i vegetariani e i vegani.
4) Melatonina – ha un ruolo primario nel regolare il ciclo sonno/veglia. Può essere utile nel ridurre i problemi di insonnia che possono accompagnarsi alla depressione.
5) DHEA – è stato dimostrato che un’eccessiva attivazione dell’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrenale, che regola lo stress nel corpo, può influenzare l’inizio e lo sviluppo di una depressione grazie ad un aumento della secrezione di cortisolo, questo è vero soprattutto nel caso di pazienti stressati e obesi. L’ormone DHEA, precursore del testosterone, i cui livelli si riducono con l’età, contrasta gli effetti del cortisolo e migliora il tono dell’umore.6) Omega 3 – l’equilibrio nel rapporto tra omega-6 e omega-3 può influenzare l’umore. Il rapporto ottimale è circa 4-2:1. Molti dei nostri alimenti contengono un rapporto gravemente sbilanciato a favore degli omega-6: 15-20:1. Si deve aumentare l’introito di omega-3, ma secondo me si deve soprattutto ridurre quello degli omega-6. Troppi cereali, farine, prodotti commerciali, latte, formaggio, carni e uova di animali allevati in modo “industriale” strabordano di omega-6. Un uovo di gallina ruspante ha un rapporto ottimale (2-4:1), mentre quello di gallina stabulata ne ha uno davvero terribile (19:1),  gravemente sbilanciato verso gli omega-6. A questo proposito, non fatevi fregare, “allevate a terra” non significa nulla, sono comunque galline tenute in capannoni sovraffollati, nutrite con pastoni (ricchi di omega-6) e spesso pesantemente trattate con antibiotici per contenere l’alta mortalità che si verifica in queste condizioni innaturali. Per altro, l’uovo è davvero un ottimo alimento per i depressi, in quanto contiene buone concentrazioni di colina, precursore dell’acetilcolina, sostanza molto importante per le cellule nervose e per gli impulsi che queste trasmettono. Inoltre, la colina influenza lo sviluppo del cervello e della memoria.

7) Inositolo – interviene in molte funzioni biologiche ed è considerato un metabolita essenziale. Inizialmente è stato classificato come una vitamina, ma ora si sa che, sotto forma di mioinositolo, è un precursore dei fosfolipidi che sono utilizzati come regolatori metabolici e come punti di ancoraggio per certe proteine. E’ necessario per la corretta funzione dei neurotrasmettitori, quali la serotonina e l’acetilcolina e trova impiego nelle sindromi depressive.
8) S – Adenosil-metionina  (SAMe) – è una forma attivata dell’amminoacido essenziale metionina. Rafforza le funzioni epatiche  e cerebrali, ma gioca un ruolo importante anche nel metabolismo delle articolazioni e delle ossa. Numerosi studi hanno mostrato la sua efficacia nelle sindromi depressive.

Probiotici – ho già accennato all’importanza di una buona ecologia intestinale. La terapia probiotica, nelle sue varie forme, può essere un valido complemento alle terapie menzionate.

Enzimi e digestivi – questi presidi terapeutici comprendono enzimi animali e vegetali, erbe amare e che aumentano il flusso biliare. Sono prescritti nell’ottica di potenziare la digestione degli alimenti. Una incompleta digestione può, infatti, influire non poco sul nostro umore e spesso anche viceversa. Alimenti indigeriti sono poi preda di microbi intestinali e causano proliferazioni anomale di batteri e funghi. Per esempio, una bassa acidità gastrica (ipoclorodria), che si verifica spesso nelle persone anziane, può portare a crescite microbiche anomali nell’intestino tenue. Questo a sua volta interferisce con la digestione delle proteine e l’assimilazione e degli amminoacidi, che come ho già detto sono cruciali per la produzione di neurotrasmettitori.

Francesco Perugini Billi©copyright – vietata la riproduzione senza esplicito consenso dell’Autore.


 

Bibliografia

1) Salamander Davoudi.  Study casts doubt on anti-depressants. February 25 2008 19:25 www.ft.com/cms/s/0/6fce3400-e3d5-11dc-8799-0000779fd2ac.html
2) Dati Eurispes.
3) Maes M, Kubera M, Leunis JC. The gut-brain barrier in major depression: Intestinal mucosal dysfunction with an increased translocation of LPS from gram negative enterobacteria (leaky gut) plays a role in the inflammatory pathophysiology of depression. Neuro Endocrinol Lett 2008 Feb 24;29(1):117-124 PMID:
4) Logan AC, Katzman M Major depressive disorder: probiotics may be an adjuvant therapy. Med Hypotheses. 2005;64(3):533-8.
5) Campbell-Mc Bride N. Gut and psychology syndrome. 2005, Medinform pubblishing (UK)
6) Brundak M The probiotic solution. Nature’s best kept secret for radiant health. 2003, Dragon Door Pubblications, Inc., St Paul MN /USA.
7) Gershon M D The second brain . Your gut has a mind of its own. 1999, Harper Perennial, NY/USA.