Patologie

Osteoporosi: i bifosfonati provocano uveiti e scleriti

aldreonateI bifosfonati sono i farmaci più frequentemente prescritti nella prevenzione dell’osteoporosi. La letteratura scientifica ci dice che alla lunga possono aumentare il rischio di necrosi della mandibola, fratture atipiche, fibrillazione striale e cancro dell’esofago. Più di recente sono stati riportati anche casi di uveite e sclerite, soprattutto con l’uso di alendronato e risedronato.

Per la prima volta uno studio canadese ha quantificato e confermato il rischio di uveite e sclerite dovuto ai bifosfonati. Queste patologie, se non riconosciute e curate, portano a cataratta, glaucoma, edema maculare e perforazione della sclera. Nella maggioranza dei casi i sintomi avversi si sono manifestati dopo alcuni giorni dall’assunzione dei farmaci.

I bifosfonati sono farmaci concepiti per rallentare o bloccare la perdita di massa ossea. Le molecole di questi farmaci si attaccano alla componente minerale del versante corticale e trabecolare dell’osso e danno un’apparente aumento della massa ossea ed un effetto di rinforzo dello scheletro. Questo effetto si ottiene principalmente con l’inibizione del riassorbimento dell’osso. Dopo un anno però non solo il processo di riassorbimento viene bloccato, ma anche quello di costruzione. Il normale turnover dell’osso si ferma. Sebbene nelle persone che assumono i bifosfonati le ossa appaiano più dense, questo non vuol dire che le ossa siano anche più forti. Infatti, noi sappiamo che con l’età le ossa diventano meno dense, ma quello che le protegge dalle fratture è la capacità dell’osso di ripararsi, cioè distruggere il vecchio osso e formarne di nuovo. Questo processo viene bloccato dai fosfonati e alla lunga, quindi, l’osso invece di rafforzarsi potrebbe diventare più debole. Nel 2010 la FDA ha emanato una nota in cui si segnalava il possibile rischio di un raro tipo di frattura del femore derivante dall’uso di questi farmaci.

Per chi non vuole correre rischi, esistono altri metodi per conservare le proprie ossa. Primo fra tutti, non smettere mai di fare attività fisica. Poi, esporsi al sole, seguire un’alimentazione ricca di alimenti “nutrient dense” ed eventualmente ricorrere a farmaci più sicuri come quelli omeopatici, fitoterapici e gli integratori. Per esempio, un’adeguata integrazione di vitamina D3 può ridurre del 25% il rischio di fratture. Questa vitamina, di cui molti anziani sono carenti, aumenta l’assorbimento intestinale, la mineralizzazione delle ossa e gioca un ruolo chiave nelle funzioni neuromuscolari.

Francesco Perugini Billi©