| |
Libreria online
 Manuale di Fitoterapia
 Aromi & Psiche
Ashwagandha
monografia
Il mio ultimo libro

Gli altri


_____________

JoomlaStats Activation
|
|
Bassi livelli di LDL sono predittivi per il tumore |
|
|
|
|
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
|
|
Lunedì 30 Aprile 2012 13:20 |
|
L’associazione bassi livelli di colesterolo e aumento del rischio di tumore è nota fin dagli anni ’70. La scienza ufficiale non ne ha mai tenuto conto perché già dagli anni sessanta si era imbarcata nella santissima guerra contro i grassi e non poteva certo fare marcia indietro e mettersi in discussione. Il colesterolo del sangue, fonte di ogni possibile malattia, doveva essere abbassato e a questo avrebbero provveduto le industrie alimentari con oli di semi e margarine e le industrie del farmaco con le loro medicine abbassa colesterolo. Il presunto (sì perché rimane ancora oggi una fragile teoria) legame colesterolo alto-rischio cardiovascolare è diventato un dogma, invece il legame colesterolo basso-rischio di tumore non se l’ è filato nessuno. Il colesterolo alto nel sangue dovrebbe causare l’infarto (non importa poi se oltre la metà degli infartuati ha la colesterolemia normale!), mentre il colesterolo basso non avrebbe nessun significato e nel caso di tumori, secondo alcuni, sarebbe una conseguenza e non una causa. Poveri noi se questa è scienza!
|
|
 |
Recentemente nuovi dati dal famoso Framingham Heart Study (FHS) fanno ulteriore luce su questo spinoso argomento. I ricercatori con sicurezza affermano che il colesterolo basso, segnatamente le LDL, non è un effetto del tumore, perché lo precede di molti anni (circa 18). Alla constatazione però non segue una spiegazione ragionevole. Neanche uno straccio di teoria? Ma come, per spiegare l’aumento delle malattie cardiovascolari non si è perso tempo e si è puntato il dito contro il colesterolo senza indugio, spesso manipolando gli studi scientifici?
I ricercatori di quest’ultimo studio, tuttavia, si affrettano a ribadire che non c’è nessun nesso causale tra bassi livelli di colesterolemia e rischio di tumore. Inoltre, ben allineati (anche perché in questi casi si rischia la carriera e si perdono i fondi), ci tengono a ribadire che abbassare il colesterolo con le statine è sacrosanto e privo di rischi. Insomma, il colesterolo fa male solo quando è alto, quando è basso…boh!
Bibliografia
- C. T. Beh, C. R. McMaster, K. G. Kozminski, A. K. Menon. A Detour for Yeast Oxysterol Binding Proteins. Journal of Biological Chemistry, 2012; 287 (14): 11481 DOI: 10.1074/jbc.R111.338400 |
|
Osteoporosi: i bifosfonati provocano uveiti e scleriti |
|
|
|
|
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
|
|
Lunedì 30 Aprile 2012 13:11 |
|
I bifosfonati sono i farmaci più frequentemente prescritti nella prevenzione dell’osteoporosi. La letteratura scientifica ci dice che alla lunga possono aumentare il rischio di necrosi della mandibola, fratture atipiche, fibrillazione striale e cancro dell’esofago. Più di recente sono stati riportati anche casi di uveite e sclerite, soprattutto con l’uso di alendronato e risedronato.
|
|
 |
Per la prima volta uno studio canadese ha quantificato e confermato il rischio di uveite e sclerite dovuto ai bifosfonati. Queste patologie, se non riconosciute e curate, portano a cataratta, glaucoma, edema maculare e perforazione della sclera. Nella maggioranza dei casi i sintomi avversi si sono manifestati dopo alcuni giorni dall’assunzione dei farmaci.
I bifosfonati sono farmaci concepiti per rallentare o bloccare la perdita di massa ossea. Le molecole di questi farmaci si attaccano alla componente minerale del versante corticale e trabecolare dell’osso e danno un’apparente aumento della massa ossea ed un effetto di rinforzo dello scheletro. Questo effetto si ottiene principalmente con l’inibizione del riassorbimento dell’osso. Dopo un anno però non solo il processo di riassorbimento viene bloccato, ma anche quello di costruzione. Il normale turnover dell’osso si ferma. Sebbene nelle persone che assumono i bifosfonati le ossa appaiano più dense, questo non vuol dire che le ossa siano anche più forti. Infatti, noi sappiamo che con l’età le ossa diventano meno dense, ma quello che le protegge dalle fratture è la capacità dell’osso di ripararsi, cioè distruggere il vecchio osso e formarne di nuovo. Questo processo viene bloccato dai fosfonati e alla lunga, quindi, l’osso invece di rafforzarsi potrebbe diventare più debole. Nel 2010 la FDA ha emanato una nota in cui si segnalava il possibile rischio di un raro tipo di frattura del femore derivante dall’uso di questi farmaci.
Per chi non vuole correre rischi, esistono altri metodi per conservare le proprie ossa. Primo fra tutti, non smettere mai di fare attività fisica. Poi, esporsi al sole, seguire un’alimentazione ricca di alimenti “nutrient dense” ed eventualmente ricorrere a farmaci più sicuri come quelli omeopatici, fitoterapici e gli integratori. Per esempio, un’adeguata integrazione di vitamina D3 può ridurre del 25% il rischio di fratture. Questa vitamina, di cui molti anziani sono carenti, aumenta l’assorbimento intestinale, la mineralizzazione delle ossa e gioca un ruolo chiave nelle funzioni neuromuscolari.
|
|
Effetto antistaminico della vitamina C |
|
|
|
|
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
|
|
Lunedì 30 Aprile 2012 12:53 |
|
Le allergie sono in continuo aumento, soprattutto tra le nuove generazioni. In Italia gli allergici sono il 35% della popolazione: il 20% dei bambini e il 15% degli adulti. Le allergie sono largamente il risultato del rilascio di istamina nel nostro organismo. La vitamina C possiede una documentata azione antistaminica e, se regolarmente assunta in quantità adeguate, può essere di grande aiuto nei fastidiosi disturbi allergici.
|
|
 |
Uno studio del 1980 aveva messo in evidenza che livelli di acido ascorbico nel sangue sotto i 7mg/100ml erano associati con livelli di istamina circolante significativamente più alti della norma. Successivamente altri studi hanno mostrato che 2g di vitamina C abbassavano i livelli di istamina tra il 38 e il 40% per circa 4 ore.
Sembra che la vitamina C agisca distruggendo la struttura molecolare dell’anello imidolico della molecola di istamina e allo stesso tempo attivando i meccanismi di disintossicazione. In questo modo i livelli circolanti nel sangue si riducono e i sintomi allergici migliorano.
Il nostro corpo non è in grado di produrre vitamina C e quindi dipende totalmente da quella ingerita con gli alimenti. Ma per una efficace terapia “antistaminica” la quota alimentare non è sufficiente, anzi, spesso alcuni alimenti che la contengono potrebbero essere controindicati nelle allergie (per esempio gli agrumi). E’ quindi necessaria una integrazione a dosaggi non inferiori a 2g al giorno. In commercio esistono varie forme di vitamina C. Per una corretta scelta della forma e del dosaggio è meglio consultare un medico.
Bibliografia
- Alana C Clementson B, Histamine and Ascorbic Acid in Human Blood J. Nutr. 110: 662-668, 1980.) - Johnston CS, Martin LJ, Cai X. Antihistamine effect of supplemental ascorbic acid and neutrophil chemotaxis. J Am Coll Nutr. 1992 Apr;11(2):172-6. - Johnston CS, Retrum KR, Srilakshmi JC. Antihistamine effects and complications of supplemental vitamin C. J Am Diet Assoc. 1992 Aug;92(8):988-9. - Schlueter AK, Johnston C S Vitamin C: Overview and Update Journal of Evidence-Based Complementary & Alternative Medicine January 2011 vol. 16 no. 1 49-57.
|
|
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
|
|
Lunedì 30 Aprile 2012 12:46 |
|
Le ciliege (Prunus spp.) sono ricche di nutrienti e contengono numerosi BAFC (Bioactive Food Components), tra cui antocianine, quercitina, idrossicinnamati, potassio, fibre, vitamina C, carotenoidi e melatonina. Molti di questi sono stati studiati per i loro potenziali benefici nel caso di tumori, patologie cardiovascolari, malattie infiammatorie e Morbo di Alzheimer.
|
|
 |
Le due principali specie consumate sono: la ciliegia dolce (P. avium) e quella acida (P. cerasus). Fino a non molto tempo fa gli Usa erano il primo Paese esportatore di ciliegie, ma attualmente è al secondo posto dopo la Turchia.
Lo stato di maturazione influenza molto la presenza quantitativa di alcune sostanze nelle ciliegie. Il contenuto di antocianina aumenta con il grado di maturazione. Anche il clima e le temperature della primavera possono essere determinanti. I livelli più alti si riscontrano nelle annate più calde e più assolate. Le ricerche hanno mostrato che anche minime quantità di raggi UV influenzano in modo significativo l’accumulo di antocianine nel frutto. I processi di conservazione in barattoli di vetro e in lattina hanno invece l’effetto opposto e portano a progressiva perdita di antocianine e fenoli. In generale, la specie P. avium è più ricca di antocianine e di quercitina rispetto alla P cerasus.
Le ciliegie dolci (P. avium), quelle che abitualmente consumiamo come frutta fresca, sono un’ottima fonte di fibre (2.1g/100g oppure 15 ciliegie), importanti per le funzioni intestinali, la prevenzione delle patologie cardiovascolari e del sovrappeso, e hanno un buon contenuto di potassio (222mg/100g), che previene l’ipertensione e il rischio di ictus. Sono anche ricche di polifenoli, dalle proprietà antiossidanti.
Studi con alcuni componenti:
- quercitina: è il più potente tra i BAFC e possiede proprietà antiossidanti, antiaggreganti piastriniche e, nei topi da laboratorio, ha mostrato anche proprietà d’inibizione sulla ciclossigenasi 2 (COX-2);
- cianidina e cianidina-3-0-beta-D-glucoside: la cianidina è il responsabile del pigmento rosso-porpora delle ciliegie. Nei topi è stata in grado di ridurre i tumori intestinali. In uno studio su colture di cellule, la cianidina e la cianidina-3-0-beta-D-glucoside hanno mostrato un effetto di protezione del DNA, antiradicali liberi e di inibizione della xantina-ossidasi;
- cianidina-3-glicoside: su culture cellulari stimola in modo significativo la produzione di monossido di azoto (NO), importante sostanza coinvolta in numerosi processi patologici e fisiologici. I suoi aspetti benefici sono stati dimostrati soprattutto a livello cardiovascolare: azione antipertensiva, antiaterosclerogena, antiaggreggante piastrinica;
- antocianine: in un modello animale di artrite queste sostanze sono state in grado di ridurre una serie di mediatori dell’infiammazione. Tuttavia le dosi usate nei topi equivalgono a 35 tazze di ciliegie se rapportate all’uomo;
- fenoli: recenti studi in vitro mostrano che questi componenti proteggono i neuroni dallo stress ossidativo;
- melatonina: le ciliegie sono una fonte naturale di melatonina. Il tipo acido ne contiene 1,35ug/100g.
Studi con il frutto:
- non esistono studi clinici sugli effetti del consumo di ciliege nel diabete, ma studi in vitro hanno mostrato che questo frutto aumenta la produzione e la secrezione di insulina e riduce i livelli ematici di glucosio, leptina e trigliceridi. Le ciliegie hanno un bassissimo indice glicemico, pari a 22, di molto inferiore alla maggioranza dei frutti;
- in culture di cellule le ciliegie mostrano una inibizione degli enzimi COX-1 e COX-2, che modulano la risposta infiammatoria. In particolare, in uno studio in vitro l’effetto antinfiammatorio delle ciliegie dolci è stato pari al 60% di quello della molecola ibuprofene;
- in uno studio pilota l’assunzione di 2,5 tazze di ciliegie al giorno da parte di 18 adulti sani ha prodotto una riduzione dei marcatori dell’infiammazione dopo 28 giorni;
- in un altro studio pilota l’assunzione di 280g di ciliegie dolci denocciolate da parte di 10 donne sane ha ridotto i livelli di acido urico dopo 5 giorni dal consumo – effetto che non si è avuto con l’uva, le fragole o i kiwi;
- nei maratoneti l’assunzione di 480ml di succo di P. cerasus diversi giorni prima e dopo la gara, riduce l’infiammazione e l’ossidazione prodotta dall’esercizio fisico e riduce i tempi di recupero dopo i traumi. Secondo gli autori di questo studio, il succo di ciliege ha un effetto protettivo nei riguardi dei muscoli e accelera il recupero fisico.
Bibliografia
- McCune LM, Kubota C, Stendell-Hollis NR, Thomson CA. Cherries and health: a review. Crit Rev Food Sci Nutr. 2011 Jan;51(1):1-12. - McHugh M. The health benefits of cherries and potential applications in sports. Scand J Med Sci Sports. 2011 Oct;21(5):615-616. |
|
|
Newsletter
Vuoi essere informato sulle novità del sito? Iscriviti alla Newsletter
|
|