Questi farmaci dovrebbero essere assunti per brevi periodi, ma sempre di più è invalsa l’abitudine di prolungare per mesi e mesi la terapia. Spesso, volendoli smettere, si va incontro ad un drammatico effetto rimbalzo, cioè lo stomaco riprende a bruciare più di prima. Allora, la dipendenza è assicurata. Questo è uno dei motivi del successo di questi farmaci, che fanno guadagnare milioni di dollari ogni anno alle industrie del farmaco.
L’assunzione prolungata degli antiacidi non solo porta alla dipendenza, ma anche a conseguenze per la salute. Forse non avremo più i fastidiosi disturbi di acidità, bruciori e dolori, ma nel tempo rischiamo di avere delle sorprese. Perché? Perché l’acidità dello stomaco non è un optional. L’acidità è necessaria per la digestione del cibo e l’assimilazione dei nutrienti in esso contenuti e, più in generale, condiziona la funzionalità di tutto l’intestino, flora compresa. L’acidità dello stomaco, che può raggiungere anche un valore di pH pari a 1.5, è anche necessaria per sterilizzare gli alimenti, che potrebbero nascondere microbi offensivi.
Recenti studi hanno dimostrato che negli ultracinquantenni l’assunzione per oltre un anno di farmaci antiacidi aumenta il pericolo di frattura del femore del 44%. Il rischio aumenta ulteriormente prolungando la terapia e se i dosaggi sono alti (1). I ricercatori credono che gli antiacidi possano interferire con l’assorbimento di calcio da parte dell’intestino. I farmaci che causano i maggiori problemi sono gli inibitori della “pompa protonica”, a cui appartengono molecole come l’esomeprazolo, lansoprazolo e omeprazolo. Minori rischi darebbero gli inibitori H2, come la cimetidina e la famotidina. Notare che l’esomeprazolo è il terzo farmaco più venduto al mondo, con guadagni che raggiungono i 6 miliardi di dollari all’anno!
Ma non si tratta solo di calcio. E’ noto che gli antiacidi interferiscono sull’assorbimento di altri minerali: magnesio, rame, ferro, zinco, cromo, selenio, manganese, vanadio, molibdeno, cobalto e molti altri numerosi elementi traccia. Inoltre, senza una sufficiente produzione di acido clorodrico, che a sua volta attiva la pepsina, le proteine non possono essere adeguatamente digerite e alcuni aminoacidi potrebbero diventare carenti. Dimentichiamo troppo spesso che le ossa sono fatte anche di proteine! Una ridotta acidità gastrica influenza anche l’assorbimento dell’acido folico.
Secondo un altro studio, l’assunzione di antiacidi da parte degli anziani ha fatto registrare un raddoppio dei casi di polmonite tra questa categoria di pazienti (2). Come ho già detto, la normale acidità dello stomaco è un potente meccanismo di difesa verso microbi patogeni. Gli antiacidi, riducendola, permettono la risalita dall’intestino di microbi che attraverso l’esofago raggiungono i polmoni.
Che poi funzionino così bene, ci sono dei dubbi. In un’indagine commissionata da un gruppo di produttori farmaceutici che doveva valutare il grado di soddisfazione tra i consumatori (un campione di 4.200 persone) di inibitori della pompa protonica (omeprazolo e lansoprazolo) è emerso che il 35-41% continuava ad avere disturbi tutti i giorni, mentre il 60% per almeno due o tre volte la settimana (3).
Negli ultimi tempi, gli antiacidi sono stati proposti ampiamente anche nei bambini. Molte tossi croniche sono state, a volte con troppa leggerezza, associate a problemi di reflusso esofageo. Oserei dire una vera moda che ha attraversato la nostra medicina. Prima di mettere in cura piccoli bambini con questi farmaci, ci sono molte altre cose da fare. Per esempio mettere mani alla loro alimentazione e usare in prima battuta farmaci naturali, che secondo la mia esperienza sono più che sufficienti.
Riassumendo, gli antiacidi sulle lunghe danno dipendenza, sono pericolosi e non fanno che mascherare i veri problemi senza mai risolverli. La medicina naturale offre valide alternative, soprattutto affrontando il problema alle radici e non a livello degli effetti…, ma questo sarà oggetto di un altro articolo. Rimanete collegati.
Bibliografia
1) Yu-Xiao Yang, MD, MSCE; James D. Lewis, MD, MSCE; Solomon Epstein, MD; David C. Metz, MD Long-term Proton Pump Inhibitor Therapy and Risk of Hip Fracture JAMA. 2006;296:2947-2953.
2) Robert J. F. Laheij, PhD; Miriam C. J. M. Sturkenboom, PhD; Robert-Jan Hassing, MSc; Jeanne Dieleman, PhD; Bruno H. C. Stricker, MD, PhD; Jan B. M. J. Jansen, MD, PhD Risk of Community-Acquired Pneumonia and Use of Gastric Acid–Suppressive Drugs. JAMA 2004;292:1955-1960.
3)Dissatisfaction with Heartburn Drugs Common. 31/12/2000. www.mercola.com.