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I Miti della Dietologia Moderna PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr Francesco Perugini Billi   
Giovedì 16 Dicembre 2010 09:29

La Dieta Mediterranea finalmente ce l’ha fatta, ha ricevuto il riconoscimento dell’UNESCO ed è stata dichiarata patrimonio dell’umanità. Davvero un premio alla più fervida fantasia, tutta mediterranea. Sì, perché, la Dieta Mediterranea è davvero una favola. In questa storica occasione in cui la dieta più inesistente della storia alimentare fa la sua ascesa nell’Olimpo dei patrimoni dell’umanità, non riesco a trattenere alcune considerazioni. Già che c’ero, ho ritenuto opportuno spendere due parole anche su altri gettonatissimi miti della moderna dietologia.    

La Dieta Mediterranea - nonostante sia stata una benedizione per la vendita dei nostri prodotti alimentari, una manna per la nostra gastronomia, un grosso aiuto per la nostra bilancia dei pagamenti e sicura fama per più di un professore universitario, la Dieta Mediterranea rimane una dieta completamente inventata.

Tutto merito, o colpa, dipende dai punti di vista, di un fisiologo americano, Ancel Keys, che nel 1954 si trovava a visitare Rofrano (Salerno), un piccolo paese del Cilento. Keys costatò che nella popolazione locale l’incidenza delle malattie cardiovascolari era nettamente inferiore a quella americana. Secondo lui, la causa era la loro dieta: pasta a go-go, tanti legumi, insalate “spruzzate” con olio di oliva, tanti tipi di ortaggi di stagione, frutta, vino, pochi formaggi e magri, pesce, pochissima carne, soprattutto bianca, pochissimi grassi animali. Nasce la Dieta Mediterranea e le abitudini alimentari di una ristretta zona d’Italia diventa il paradigma alimentare di tutto il Bacino del Mediterraneo, poco importa poi se nelle altre regioni e Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum le abitudini sono molto differenti. In effetti si dovrebbe più correttamente parlare di “diete mediterranee”.

Al Dottor Keys, innamorato di quei luoghi assolati e ancora genuini, sfuggirono però alcuni aspetti, perché “questo tipo di alimentazione (Dieta Mediterranea) era piuttosto considerato in quell'epoca un motivo di preoccupazioni perché era associato agli effetti sulla salute determinati dalle misere condizioni di vita in cui vivevano le popolazioni cilentane. In particolare, un accrescimento ritardato dei bambini in età evolutiva, lo stereotipo di un italiano meridionale basso (ma muscoloso) che emigrava, una forte diffusione della patologia dentaria, una quasi generalizzazione del parassitismo intestinale nella popolazione scolastica (1)” Inoltre, era vero che la gente del Cilento era meno colpita dalle patologie cardiovascolari, ma era anche vero che a quel tempo la vita media degli americani era più lunga.

Ma con il tempo le cose cambiarono. Il boom economico arricchì gli Italiani che sfogarono la loro fame atavica in tutto quello che gli era prima precluso: carne, salumi, formaggi grassi, latte e quant’altro la provvida Natura può di meglio offrire agli esseri umani. Altro che virtù, altro che alimentazione esemplare, cari fautori della Dieta Mediterranea, era solo miseria, solo necessità!!

Il povero Keys, di fronte a costumi alimentari così paurosamente degenerati rimase sgomento ed ebbe a dire: "I ristoranti (di Napoli N.d.T.) sono sempre più frequentati, ma i piatti che servono in genere si discostano parecchio dalla tradizione mediterranea... Ogni pietanza è appesantita da burro, margarina o carne trita. È raro che come dessert venga servita solo frutta: di solito si consumano torte o gelati. Anche se i ristoranti italiani si vantano della salubrità della loro cucina tipica mediterranea, in realtà ne servono una pessima imitazione (1)."

Il benessere, per fortuna, toccò anche il Cilento. A partire dalla fine degli anni ’60 anche in questa regione i cereali i legumi non sono più i leader incontrastati della dieta abituale, i prodotti di origine animale (carne, pesce, uova, latte e formaggi) rappresentano ora il 20% circa dell'energia totale, attestandosi quasi alle stesse quote che nel resto dell'Italia, ed anche il consumo di grassi è quasi raddoppiato rispetto agli anni '50. Nonostante tutto, le patologie cardiovascolari, nel Cilento, rimangono le più basse d’Italia.

Con l’arrivo del benessere, gli Italiani si ingozzarono, tra le altre cose, anche di carne. Gli anni ’80 furono caratterizzati da un elevato consumo di carni bovine (manzo e vitello) (2), oltre che di carni suine. Poveri Italiani, rimpinzati di pericolosi grassi animali e ormai lontani dalla salutare e mitologica Dieta Mediterranea dei loro saggi avi sarebbero dovuti morire come mosche e invece, statistiche alla mano, in Italia in quel periodo le morti per accidenti cardiovascolari si ridussero, così come l’ipertensione e il peso corporeo delle donne, e i valori di colesterolo si stabilizzarono. In generale, il rischio cardiovascolare crollò del 10.5% (3). (vedi Tabella 1).


Tab. 1 - Variazioni dei consumi alimentari in Italia, tra il 1964 e il 1978-80 (1)

    Grammi pro capite  
Nutrienti      1964-1966          1978-1980     variazione %   
       
Proteine vegetali  54.9  48.1  - 12.4
Prodotti animali  33.6  52.3   +55
Proteine totali  88.5  100.4   +13
Grassi vegetali  52.1  65.7  +26
Grassi animali  37.2  52.1  +40
Grassi totali  89.3  117.8     +31.9
Carboidrati  451.5  431.0     - 4.5
Calorie Totali  2851  3251  +14


La Dieta Mediterranea non solo non è mai esistita, ma ha esaltato pericolosamente il consumo di carboidrati e criminalizzato i prodotti di origine animale, contribuendo non poco all’aumento dell’obesità e alla pericolosa sindrome metabolica.

Cinque porzioni di frutta e verdura per prevenire il cancro – dietologi e oncologi, tra cui uno illustre che ci vorrebbe tutti vegetariani, ci hanno ripetuto fino alla nausea che per stare bene e prevenire molte malattie, soprattutto i tumori, si devono consumare almeno cinque porzioni tra frutta e verdura. Un recente studio arriva come una doccia fredda su questi entusiasti fruttovegetarianofili: “uno studio della Oxford University, pubblicato sulla rivista British Journal of Cancer, suggerisce che le persone devono essere avvertite sul fatto che il rischio di sviluppare il cancro è associato più a quanto si mangia o beve, piuttosto che a ciò che si mangia. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno effettuato una revisione di precedenti ricerche, analizzando almeno un decennio di legami tra frutta e verdura e lo sviluppo del cancro. Dalle loro conclusioni è emerso che non ci sono evidenze scientifiche convincenti che dimostrano l'esistenza di questo legame” ovvero “ I dati finora non dimostrano che mangiare maggiori quantità di frutta e verdura offre molta protezione contro il cancro” (4). Frutta e verdura sono state sempre mangiate fin dai tempi del Paleolitico e continueremo volentieri a mangiarle, ma non è necessario utilizzare questa normale abitudine alimentare ai fini ideologici, criminalizzando in modo irrazionale altri alimenti. Poi, vorrei aggiungere, le associazioni per la lotta contro il cancro, gli istituti dei tumori e oncologi di chiara fama nel proporre frutta e verdura raramente, se non mai, fanno la distinzione tra quella biologica e non. Per me, questo è davvero incomprensibile, oltre che inaccettabile.

Bisogna mangiare più pesce !! – gli Italiani, in generale, non hanno mai consumato molto pesce. Per motivi difensivi, i principali insediamenti umani sono stati posizionati lontano dalle coste e spesso su alture. Il pesce, si sa, è un alimento altamente deperibile e se non hai la tecnologia necessaria, buone vie di comunicazione e mezzi di trasporto adatti non puoi permetterti di trasportarlo in giro. Quindi, fino al boom economico la gente che viveva nell’entroterra, per la gran parte montuoso, di pesce ne vedeva ben poco. In Sicilia, per esempio, Regione interessata dalla fantomatica Dieta Mediterranea, le popolazioni dell’entroterra forse vedevano il pesce una volta a settimana, il venerdì, e spesso si trattava di pesce essiccato o in qualche modo conservato. Quindi, anche al momento in cui è nata la favola della Dieta Mediterranea e dei suoi presunti benefici sulla salute delle popolazioni che l’avrebbero praticata, di pesce se ne consumava poco. Che il pesce non sia così fondamentale per stare bene e vivere a lungo lo dimostrano i dati. Nel Mondo esistono popoli che sono vissuti per secoli nell’entroterra, magari in zone montuose, hanno mangiato poco o per nulla il pesce è sono state e stanno benissimo lo stesso. Guardando i tassi di longevità del nostro Paese si scopre che le Regioni piu' longeve nel 2007 sono state, per gli uomini, l'Umbria (79,6 anni), le Marche (79,5), la Provincia autonoma di Bolzano (79,4) e la Toscana (79,3). Per le donne le Marche (85,2 anni), le Province autonome di Trento (85,1) e Bolzano (80,0), e l'Umbria (84,8). Su livelli minimi si trova, per gli uomini, la Campania (77,4 anni) (5). Cosa? Aspettate un attimo, le regioni più montuose sono quelle dove si vive più a lungo ? E la Campania, non era la culla della Dieta Mediterranea? Io sono marchigiano e anche se la mia regione è bagnata dal mare so perfettamente che basta spostarsi di 5 chilometri verso l’interno e già, nei ristoranti e in famiglia, quello che va alla grande sono le grigliate di agnello, braciole, salsicce, tagliatelle all’uovo con sugo di lepre, oca in porchetta e tanti buoni salumi. E questo vale anche per la Toscana. Conclusione: una dieta a base di pesce non è necessariamente più sana di una in cui il pesce è marginale. Quindi, per la nostra salute, il pesce ha valore come mille altri alimenti naturali! Per altro, scegliere di mangiare il pesce non è più ecologista di scegliere di mangiare la carne. Fino a prova contraria, sfruttare animali d’allevamento è da un punto conservazionistico molto meglio di fare prelievi su stock di animali selvatici di cui non si conosce perfettamente lo status (vedi ad esempio tonno, capasanta, cernia, merluzzo bianco, nasello, pesce spada, solo per citare alcune specie in pericolo). Infine, il pesce spesso è molto più inquinato di una buona carne.

Pochi grassi animali ! - in tutti i tempi l’uomo ha sempre cercato avidamente il grasso perché sapeva istintivamente che la sua sopravvivenza e la sua salute dipendevano anche da questo prezioso elemento. Ad un certo punto, oltre 50 anni fa, i grassi sono stati messi all’indice. E’ seguito il tripudio degli oli di semi (grassi vegetali e quindi buoni) e dei carboidrati in tutte le forme. La condanna del mondo alimentare animale (non etico, violento, insalubre, materialista e non ecologista) a favore di quello vegetale (sempre buono, sano, etico, spirituale ed ecologista). La conseguenza? L’obesità è alle stelle, con tutti i problemi di salute che questo comporta. Che i grassi animali e la carne rossa siano così deleteri per la salute non ci sono sufficienti prove. Per quanto riguarda i grassi saturi, cito solo questo recente studio: il Women’s Health Initiative (WHI) Dietary Modification Trial (pubblicato su Journal of the American Medical Association) è uno degli studi più ampi, lunghi e costosi mai realizzati. Ha coinvolto ben 40 centri medici sparsi su tutto il territorio americano ed è costato 415 milioni di dollari. I ricercatori erano sicuri che questo studio avrebbe dimostrato la bontà della dieta basata su pochi grassi e tante verdure e cereali. Per la precisione, la dieta “sana” era caratterizzata dal 20% di grassi, era ricca di fibre, perché prevedeva ogni giorno cinque porzioni di frutta e ortaggi e sei porzioni di cereali. Quella “sbagliata” invece era “piena” di grassi, il 38% in totale, di cui il 12% di saturi e prevedeva il 25% in meno di frutta. Per otto anni le donne sono state seguite dal team di ricercatori, che annotavano minuziosamente eventuali casi di tumori al colon e alla mammella, infarti e ictus. Dai risultati è emerso che non c’è nessuna relazione tra dieta grassa e incidenza dei tumori e patologie cardiovascolari (6). Su questo argomento, altre notizie le trovate nel mio libro "Mangia Grasso e Vivi Bene".


Bibliografia

1) www.frecagnola.it/dieta_mediterranea.html

2) De Roest K et al, Perché si acquista carne bovina? Agricoltura , maggio 2000.

3) Ferrario M. et al.  Lessons from the MONICA study in Northen Italy. J of Hyp. 1991, 9 (suppl 3): S7-S14.

4) http://news.paginemediche.it/

5) Dati ISTAT http://www.personaedanno.it/cms/data/articoli/009661.aspx

6) Lavoro citato da F. Perugini Billi Una dieta povera di grassi non vi salva dai tumori e dal rischio cardiovascolare.

7) Menotti A et al. trends in CHD in Italy. 1989, Inter J Epid Vol.18, No3 (Suppl 1).


 

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